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Ordinary Man

Uncategorized di Fabrizio Montini Trotti

8 Novembre 2012

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ORDINARY MAN

Il 27 ottobre scorso se ne è andato all’età di 67 anni Terry Callier, musicista, poeta, songwriter, originario di Chicago, città dove negli anni ’60 ha mosso i primi passi come soulsinger.

Terry ha vissuto per molto tempo lontano dallo showbiz e dopo il successo iniziale nei primi anni ’70 è stato a lungo dimenticato per poi essere riscoperto solo vent’anni dopo, in Inghilterra, grazie al movimento dell’acid jazz.

La testimonianza che Terry Callier lascia nella musica di oggi, soprattutto quella di  matrice afro-americana, è fondamentale: il suo stile abbraccia il folk, il jazz, il soul e il funky fino alle tante collaborazioni, anche insolite, sviluppate nella seconda parte della sua carriera, con artisti della scena pop, dance ed elettronica, tra i  quali Beth Orton, Paul Weller, i 4 Hero, Koop, Kyoto Jazz Massive e Massive Attack.

Influenzato dalla musica di Curtis Mayfield, suo amico di infanzia, e, soprattutto, da John Coltrane, Terry Callier esordisce nel 1964 con l’album acustico The New Folk Sound of Terry Callier, molto apprezzato dalla critica ma che, per varie vicissitudini, non viene pubblicato fino al 1968Tra il 1972 e il 1974 Terry realizza 3 album fondamentali per la sua carriera e per la definizione del suo stile: Occasional Rain, What Color Is Love e I Just Can’t Help Myself. Alla scrittura e agli arrangiamenti dei brani più significativi partecipa Charles Stepney, leggendario tastierista e autore dell’epoca. Dopo il successo di alcuni singoli “disco”, Terry decide improvvisamente di ritarsi dalle scene per motivi personali.

Nel 1990, grazie all’intervento dei produttori inglesi Eddie Piller e Gilles Peterson, la musica di Terry Callier viene riscoperta, i suoi vecchi album ripubblicati e l’artista decide di tornare sulle scene. Un nuovo impulso viene poi da una label indipendente, la Mr. Bongo: l’etichetta, specializzata in jazz, musica brasiliana e ritmi africani, produce i successivi 5 album dell’artista di Chicago, tra i quali l’ultimo, dal titolo Hidden Conversation.

Fabrizio Montini Trotti | Bake Agency

Fabrizio Montini Trotti