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Lost in African Space

Uncategorized di Fabrizio Montini Trotti

4 gennaio 2013

LOST IN AFRICAN SPACE 2

(costa) vs. Khalab, vale a dire le due anime sonore di Raffaele Costantino, dj, produttore, conduttore radiofonico, giornalista musicale.

Il suo nuovo mixtape, dal titolo Lost in African Space 2, assorbe e condensa in 32 minuti di musica l’abstract hip-hop e gli algoritmi space-funk caratteristici delle produzioni del progetto (costa) con l’afro-futurismo visionario di Khalab.

Il risultato di questo scontro tra titani è una riuscita sintesi acustico-digitale   di urban african musicLost in African Space 2 contiene una selezione accurata di tracce che recuperano la parte autentica delle melodie tradizionali africane: i ritmi lenti, dalla battuta ipnotica, le voci profonde, le suggestioni animiste, trovano un’alveo quasi naturale nel minimalismo elettronico e nelle basse frequenze del footwork, del dubstep.

Protagoniste della waveform sono le formazioni shangaan, il kwaito e le contaminazioni afro hip-house che provengono da Soweto, periferia urbana di Johannesburg, captate e re-interpretate dai dj e dai producer della scena underground inglese.

Il mixtape si apre con Virginia (feat. Magakala Virginia Yollande e Yowa Hollande) estratta da Kinshasa One-Two, progetto realizzato da Damon Albarn per la sua etichetta Honest Jon’s e devia lungo la strada della digital dancehall firmata Hyperdub Records con Spitting Cobra di LV, crew di talenti vocali sudafricani composta da Spoek Mathambo, Okmalumkoolkat e il duo Ruffest.

Le bassline e le melodie hammond del berlinese Shackleton da Music For The Quiet Hour si fondono con la psichedelia dub, risultato della collaborazione tra Cameron Stallones (Sun Araw), M Geddas Gengras e la leggendaria raggae band giamaicana The Congos.

Complesse strutture ritmiche introducono Anyi, traccia estratta dall’EP Wireless di Thorsten Profock aka TT+, caratterizzata dalle note di ndingidi (strumento tradizionale africano) di Ssekinomu, recuperate da antiche registrazioni degli anni ’30 e ’40.
Un altro ispirato passaggio apre agli afrocentrismi jazz e al makossa style di Karl Hector & The Malcouns (da Sahara Swing), brano che anticipa i due remix conclusivi: l’incontro di Burnt Friedman con la voce di Zinja Huingwani (dalla raccolta Shangaan Shake) e il versus tra la batteria di Glenn Kotche, drummer dei Wilco, e likembè elettrici dei congolesi Konono N.1.

Fabrizio Montini Trotti | Bake Agency

Fabrizio Montini Trotti

Classe ’75, appassionato di musica con il vizio della scrittura, Fabrizio è un inguaribile collezionista di vinile, da sempre alla ricerca di nuovi generi e talenti da ascoltare e da proporre. Non a caso la radio e la consolle sono stati, per un po’ di tempo, il suo habitat naturale.
Pur avendo appeso le puntine al chiodo, continua ad applicare i precetti del jazz, la sua prima passione, al lavoro e alla vita quotidiana, convinto che improvvisazione e ispirazione derivino dalla convergenza di vari elementi, proprio come predicava il suo “mentore” Sun Ra.
Al profeta dell’Alabama deve anche la sua devozione per l’afrocentrismo, che studia e declina nelle sue diverse forme musicali, dalla riscoperta dei suoni tradizionali fino all’elettronica.
Fabrizio Montini Trotti