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WARP x TATE (Londra, Tate Britain, 6 dicembre 2013)

Arte, Uncategorized di Chiara Ribaldo

30 dicembre 2013

Nell’ambito delle iniziative per la riapertura della Tate Britain, l’artista britannico Jeremy Deller, vincitore del Turner Prize, ha curato un evento per la rassegna Late at Tate in collaborazione con l’etichetta Warp Records, specializzata in musica elettronica, che ha stravolto, per una notte, gli spazi della celebre galleria d’arte londinese.

Il team della Warp, responsabile della direzione artistica della serata chiamata Warp X Tate, ha selezionato alcune performance musicali e installazioni tematiche ispirate all’opera visiva The History Of The World firmata dal visionario artista inglese. L’evento è stata aperto dallo stesso Deller che ha tenuto con il pubblico una conversazione introduttiva per spiegare la chiave di lettura che ha ispirato la collaborazione con la Warp.

The History Of The World rappresenta il razionale visivo della performance musicale al centro del programma della serata, intitolata Acid Brass – un progetto nato nel 1996, nel quale alcuni tra i brani più rappresentativi del fenomeno acid-house vengono riarrangiati secondo i canoni e lo stile di una banda di ottoni, la storica Fairey Brass Band. In particolare, i tratti bianchi su fondo nero dell’opera grafica delineano la relazione e i nessi di causa-effetto tra il suono sintetico acid-house e l’approccio orchestrale della brass band, suggerendo gli echi sociali e politici di queste due realtà musicali, le quali risalgono a epoche diverse anche se, nell’idea dell’autore, paragonabili: le bande di ottoni sono state a lungo utilizzate per simboleggiare il forte senso di orgoglio e la solidarietà sindacale della classe operaia; con analoga valenza politica, secondo Jeremy Deller, la scena musicale acid-house ha guidato in Inghilterra un movimento di opposizione culturale underground, favorendo attraverso il collante aggregativo dei rave parties illegali, lo sviluppo di un senso di comunità tra le nuove generazioni di giovani disillusi e alla ricerca di nuovi punti di riferimento.

Non poteva restare insensibile al fascino di un’opera di rilettura particolarmente originale del fenomeno “acid” la Warp, che deve la sua rapida ascesa tra gli appassionati e i cultori di elettronica proprio all’epidemia dei rave parties e della DJ culture nei primi anni ’90, concepiti all’inizio come manifestazione di protesta e di dissenso nei confronti dell’establishment, parallela allo storico sciopero dei minatori inglesi che rappresentò negli stessi anni uno dei momenti di conflitto politico-sociale più importanti nella storia inglese del dopoguerra.

The History Of The World tesse questi due eventi insieme attraverso due forme apparentemente divergenti, ma che rappresentano nell’opinione dell’autore voci dissonanti del confronto violento tra le istanze della società civile e il conservatorismo dell’ordine politico e sociale prevalente. Per questa suggestiva esposizione temporanea la Warp ha ingaggiato alcuni tra gli artisti   e produttori più interessanti del suo roster: RustieHudson MohawkeClaude Speeed e Oneohtrix Point Never.  I performer intervenuti all’evento hanno creato per l’occasione 4 video installazioni originali, che hanno preso vita sulle pareti e sugli elementi architettonici dalle sale espositive della Tate, tra le statue e i dipinti della scuola inglese della collezione permanente. Le performance, accompagnate da soundtrack appositamente concepiti per l’evento, erano ispirate al movimento acid-house e al suo immaginario artistico e lisergico, dai colori fluo alla cultura dello sballo, fino al racconto sotto forma di sound footage dell’estate della rave culture che ha cambiato il Regno Unito. Particolarmente suggestivo ed evocativo, infine, è risultato il lavoro incentrato sulla decadenza moderna ed il rapporto inscindibile tra uomo e macchina, firmato e sonorizzato da Daniel Lopatin aka Oneothrix Point Never.

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Jeremy Deller è uno degli artisti più interessanti della nuova scena creativa britannica: l’artista è stato selezionato per rappresentare il Regno Unito alla 55esima Biennale di Venezia, dove ha presentato English Magic, un’opera visiva che riflette le radici di gran parte del lavoro di Deller, sin dall’inizio centrato sulla società inglese, sulla sua storia culturale e politica, sui miti, le icone e il folkore, ma soprattutto sulla sua visione, attenta e pragmatica, dei conflitti sociali e dei correlati mutamenti che hanno attraversato la storia del Paese dalla rivoluzione industriale ad oggi. Grazie al suo approccio visionario, l’artista londinese mescola elementi della cultura popolare, per evocare, con il progetto English Magic, eventi del passato, del presente e di un futuro solo immaginato, inquadrandoli in una visione contemporanea ma allo stesso tempo fedele allo spirito originale. Una narrazione psichedelica in bilico tra verità ed immaginazione.

Nel percorso artistico che ha condotto Jeremy Deller a definire la sua personale estetica relazionale c’è anche la mostra-installazione dal titolo All That Is Solid Melts Into Air, attualmente in esposizione alla Manchester Art Gallery: uno sguardo personale sull’impatto della rivoluzione industriale sulla cultura popolare britannica, e la sua influenza fino ai nostri giorni, raccontato attraverso la musica, il cinema, la fotografia ed una serie di oggetti e immagini vittoriane del XIX secolo, degni del lavoro di ricerca di un “cartografo sociale”.  Elementi che evocano una trasformazione radicale dei rapporti sociali e un’evoluzione caotica del paesaggio urbano, per effetto del modello industriale del quale il Regno Unito è stato locomotore della seconda metà dell’800, e che avrebbe portato inevitabili traumi e contraccolpi indelebili sulla vita di generazioni di lavoratori, minatori e operai inglesi e, di conseguenza, sull’intera società britannica. Riverberandosi ancora nel presente, il contesto post-industriale britannico ha creato il substrato per la nascita e lo sviluppo di una contro-cultura urbana dai connotati tipicamente british, che dalla fine degli anni’80 ad oggi ha trovato nella musica elettronica, nella diffusione delle droghe sintetiche, e nei parties illegali della generazione ballo-sballo una dimensione espressiva nuova e alternativa, rappresentata al meglio della principale label sperimentale inglese, la Warp Records.

 Fabrizio Montini Trotti | Bake Agency

Chiara Ribaldo

Chiara Ribaldo

Frammenti, sequenze, insoliti movimenti di macchina, dialoghi serrati, volti sacri e bellissimi, il grande schermo e i tanti molteplici schermi virtuali della Rete. Questo è il mondo di Chiara praticamente da sempre – , un dottorato e una laurea in Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma e tanti, tantissimi lavori dentro e fuori il mondo accademico. Scrive di cinema per la rivista Quaderni d’Altri Tempi. Si interessa di web cinema, industria culturale e sociologia dell’audiovisivo. Per sopravvivere a questo tempo così cupo fa più lavori e usa scomodare il vecchio Tolstoj “Il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa”.
Chiara Ribaldo