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LA BICICLETTA DEL PENSIERO – Intervista a Giovanni E. Corazza

Uncategorized di Muriel de Meo

18 Aprile 2014

Il pensiero creativo è un’attività necessaria per la dignità dell’essere umano.

Un’affermazione forte: la creatività insieme alla dignità.

Eppure la capacità di usare la propria creatività per generare idee -piccole o grandi che esse siano- può essere fondamentale non solo per il proprio percorso di vita, ma in alcuni casi risolutivo per tutti gli ambiti della nostra esistenza.

E’ questa non solo un’affermazione, ma la missione nella quale si identifica il Marconi Institute for Creativity. Nato nel 2011 da un’iniziativa congiunta tra l’Università di Bologna e la Fondazione Guglielmo Marconi, da cui prende il nome, è un’entità la cui finalità di ricerca non ha un oggetto specifico quanto la ricerca e sviluppo di un metodo per il raggiungimento di prodotti finali , in particolare sulla generazione di idee.

Spiega Giovanni E. Corazza, Presidente e Fondatore del MIC (http://mic.fgm.it/) :  quello di cui trattiamo ha bisogno non solo di input che siano multidisciplinari, ma anche di output, cioè di un impatto che si spande in maniera trasversale su tanti domini. La generazione di idee è rilevante su tanti settori della società e non solo su uno in particolare. A partire dalla formazione universitaria, ma in realtà già dalla formazione scolastica ma poi anche nei settori produttivi, nella scienza e nell’arte.

L’iniziativa sta raccogliendo moto e la sua rilevanza si sostanzia nei progetti che ne derivano : un progetto europeo (Cream), basato su un approccio neuro-scientifico alla creatività, attività di formazione, un corso di creativity and innovation, formazione in aziende . A Maggio un’appuntamento all’ESA (European Space Agency).

Dalla conoscenza passiva alla creazione attiva.

Senza conoscenza non possiamo capire nulla di quello che ci circonda, continua Corazza. Abitiamo nella società delle informazioni, dove siamo investiti da una quantità enorme di conoscenza e abbiamo accesso ad internet che è un enorme database distribuito, che di fatto è una specie di bene comune, una commodity. Il rischio però è che alla fine di una giornata possiamo aver gestito una grande quantità di informazioni ma non aver prodotto nulla. Si può immaginare che un’intera vita si possa vivere in maniera passiva, come se fossimo un nodo della rete e ricevere richieste e rispondere semplicemente in modo reattivo.

Le informazioni e la conoscenza possono essere la base  dalla quale attingere per elaborarle e attivare un meccanismo generativo, un ciclo che diviene di arricchimento, nel momento in cui le re-immettiamo nel circuito della conoscenza e della produttività. Allora l’interconnessione che abbiamo con il mondo può diventare uno dei luoghi nel quale generare un impatto significativo, di sorpresa.

Insegnare il processo creativo annulla il colpo di genio? 

Questa è una delle principali barriere da sfatare, ovvero se la creatività viene in qualche maniera insegnata questa possa essere di valore minore. Se volessimo usare una  metafora sarebbe come dire che uno può correre, può correre a piedi, oppure usare una bicicletta. Anche se non sei un ciclista esperto andrai più veloce che non correndo a piedi, quindi il nostro obiettivo è quello di fornire gli strumenti, l’equivalente della bicicletta al pensiero. Con questi strumenti tutti possono migliorarsi nelle proprie capacità . Questo non annulla le differenze tra il talento e non impedisce l’ispirazione che può cogliere ciascuno di noi ma  aumenta la capacità per ognuno. Questa disciplina, che è come tutte le altre ,  consente di ottenere di più dalle proprie capacità a parità di condizioni, quindi non c’è una diminuzione di opportunità delle nostre capacità quanto un aumento della nostra efficacia.

Tutti nasciamo con un patrimonio di creatività.  Si tratta di mantenerla nel tempo.

Il bambino sorprende spesso per la sua capacità di guardare la realtà con un punto di vista completamente nuovo e spesso molto lontano da quello degli adulti. E’ dovuto alla sua enorme capacità di stupirsi, di interpretare in maniera fresca le situazioni e sensazioni che si pongono davanti a lui.

Quella è una capacità da conservare per integrarla nel tempo con la conoscenza, senza la quale sarebbe impossibile creare qualcosa che abbia un impatto sulla società. Questo atteggiamento di sorpresa, divertimento, stupore è esattamente quello di cui abbiamo bisogno nel momento in cui cerchiamo alternative. Le alternative sono necessarie per generare un punto di vista diverso, capace di trasformarsi in un’idea.

Gli attuali processi di apprendimento e il processo di crescita spesso sembrano man mano far diminuire la nostra capacità di generare idee. Perché? Quando si impara qualcosa spesso ciò che viene proposto, ovvero l’esperianza vicaria, è presentata come l’unica cosa possibile.

Il punto fondamentale è l’insegnamento, la formazione, la scuola , poi l’università che è da una parte assolutamente necessaria per formare la struttura della conoscenza,  dall’altra il modo in cui viene presentata. Il bambino e poi l’adulto impara da quello che è avvenuto ad altri, da quello che è successo ad altri, non è qualcosa che qualcuno ha provato sulla propria pelle e quindi sulla base della propria esperienza.Dunque ogni volta che si ascolta, si guarda , si apprende un fatto, un evento è lecito domandarsi : “Cosa avrei fatto io in quella situazione”. Anche sbagliando, proponendo una risposta alternativa a quella generalmente riconosciuta come valida applichiamo un processo importante, il pensiero critico. E’ da qui che nascono le idee.

Proponendo la realtà  come  lo stato dell’arte, questo è dove siamo arrivati,  c’è sempre la possibilità di cercare un’alternativa. “Se fossi tu, come l’affronteresti?  E se fossi tu come avresti proceduto? Cercando di stimolare in modo attivo la mente partendo dal presupposto che il mondo va bene ma esiste sempre un’alternativa.

Anche l’esperienza è un catalizzatore per la generazione di idee.

Le idee che possono avere un impatto sulla società, sull’imprenditoria sociale non sono solo di pertinenza dei giovani. Il MIC sta lavorando ad un ulteriore progetto : coinvolgere nuclei di persone anziane, che la società considera probabilmente come i meno creativi di tutti e portarli a generare idee che possano avere un impatto sulla società che li circonda. Da quel gruppo di persone dal quale la società non si aspetta più nulla quindi potrebbero nascere idee per il futuro.

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Muriel de Meo
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