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The Congress – Un futuro senza attori

Film di Giacomo Cannelli

6 Giugno 2014

Quando ho letto la notizia che la Marvel avrebbe già previsto “installazioni” degli Avengers per i prossimi 15 anni mi sono detto: e come diavolo fanno con gli attori?. Voglio dire, Robert Downey Jr. avrà 63 anni nel 2028, di sicuro il trucco e qualche aiutino in CGI può risolvere il problema, ma poi? Gli X-Men per ora stanno risolvendo spostando il fulcro dell’azione indietro nel tempo (e Wolverine che in teoria non può invecchiare?) ma anche per loro il dilemma è solo rimandato. E se nei film del futuro gli attori altro non fossero che delle scansioni perfette della loro controparte reale, preferibilmente nell’età migliore? Un primo assaggio di questa possibilità lo si è visto nel film Tron Legacy dove il buon vecchio Drugo, Jeff Bridges, si è sdoppiato interpretando una sua versione “anziana” (in carne ed ossa) e una giovane (in CGI, incredibilmente riuscita).

Proprio da questo spunto parte il nuovo film The Congress, del regista israeliano Ari Folman (Valtzer con Bashir). Meta-protagonista della pellicola è la bella Robin Wright (che potete vedere in tv con House of Cards) che all’età di 43 anni si trova davanti a un bivio nella sua carriera: accettare di essere scansionata e conservata per i successivi vent’anni a patto di sparire dalla circolazione, oppure rimanere disoccupata e perdere tutto. La casa di produzione Miramont si occuperà della sua digitalizzazione e la manterrà per sempre nel fiore degli anni. La sua immagine non sarà solo usata per produrre film, ma anche per spot pubblicitari e interviste televisive, insomma, virtualmente ogni apparizione pubblica dell’attrice diventerà artificiale. Un avvocato si occupa di mettere i vari cavilli (nessun porno, o fantasy, questa la richiesta della Wright) per cercare di arginare il possibile sfruttamento della sua immagine.

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Il film è caratterizzato da una commistione tra live-action e animation. A differenza di un film come “Chi ha incastrato Roger Rabbit?” i due linguaggi non coesistono (se non per alcuni secondi) ma rimangono separati nei loro rispettivi mondi. La parte animata (seconda parte del film) ci racconta il futuro remoto in cui, scaduto il contratto di 20 anni, la Miramont si sta per trasformare in una sorta di rivenditore di coscienze artificiali attraverso la sintetizzazione di una droga sintetica in grado di far vivere alle persone qualsiasi tipo di esperienza vogliano vivere. In pratica una volta entrati nel mondo Miramont (cartoon) è impossibile comprendere cosa sia reale e cosa finzione. Gli attori sono venduti come piccole fiale, chiunque può diventare Clint Eastwood o Robin Wright con una sola “tirata”. Il mondo reale continua ad esistere, ma le persone sono corpi vuoti, con gli occhi persi nell’allucinazione globale che la Miramont ha creato.

Lo so, non è facile da comprendere come salto. E anche io mi sono trovato abbastanza sconvolto dal cambiamento (il film è diviso in due atti separati). Questo dipende dal fatto che la pellicola è in realtà un adattamento di The Futurological Congress di Stanislaw Lem (autore anche di Solaris). Il libro è letteralmente “appiccicato” alla storia di Robin Wright (assente nel romanzo) in maniera non del tutto congruente. La frattura narrativa con la storia raccontata da Lem (il libro si concentra sul solo Congresso di futurologia e le allucinazioni) non si rimargina facilmente e lascia lo spettatore sperduto, a metà di una storia, proiettato in un mondo fantastico troppo diverso da quello visto in precedenza. Che Ari Folman volesse riprodurre in colui che guarda quello stesso smarrimento che vivono i personaggi sullo schermo? Troppo sottile, nel caso, come mossa, la sensazione che si ha è di essere davanti a due film separati in cui ogni tanto ci sono dei ricordi, delle inception, che riportano lo spettatore sul binario principale.

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Malgrado questa incongruenza il film mantiene un fascino ipnotico per (quasi) tutti i 122 minuti che compongono la pellicola. Harvey Keitel nei panni del vecchio agente di Robin è incredibilmente dolce e credibile rispetto ai suoi standard da cattivo tenente mentre Danny Huston (il produttore della Miramont) è perfetto sia nella parte live-action che in quella cartoon (la sua trasposizione a cartone animato è eccellente). Nel film c’è anche John Ham (Draper di Mad Men) ma solo come voce nella seconda parte in animazione, mentre Michelle Monaghan, Keanu Reeves e Tom Cruise (anch’essi cartoon) sono solo “imitati” (nella versione italiana hanno le voci ufficiali).

Il film sarà nelle sale, con un’inspiegabile ritardo (è stato presentato a Cannes 2013), il 12 giugno.

Giacomo Cannelli