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Le meraviglie

Film di Federica Bello

10 giugno 2014

“Una fiaba fatta di materia, fatta di lavoro”: in queste poche parole, Alice Rohrwacher racchiude il senso della sua ultima pellicola, premiata a Cannes per la miglior regia. In molti hanno creduto che “Le Meraviglie“ fosse un film autobiografico, ma l’autrice ha specificato: “non è la mia storia, ma solo una storia personale, che conosco, che appartiene alla mia terra”.  La regista racconta la storia di una famiglia multietnica di apicoltori, della campagna umbra, che conserva una struttura molto simile a quella di un alveare: intorno all’ape regina, il babbo Wolfgang, lavorano tutte le altre piccole api, per produrre il prezioso miele.  Tra le sorelline, Gelsomina è la più grande; si dedica al suo lavoro, seguendo le orme del padre con ammirazione e diligenza. Nella quotidiana routine delle campagne, una fiabesca Monica Bellucci irrompe sulla scena; si tratta di una conduttrice televisiva, che trascina insieme al suo fascino, la promessa di un prezioso premio: la rinascita, la fuga, o semplicemente il cambiamento.

Il racconto è corale, non c’è dubbio, ma Gelsomina ha un ruolo fondamentale: un perno forte intorno al quale orbita il punto di vista della narrazione.

La macchina da presa palesa, come uno specchio, i silenti pensieri della piccola operaia, inserendosi tra i suoi sguardi, movimenti e gesti: come un grillo parlante sulla spalla della piccola, la osserva e le consiglia all’orecchio desideri e fantasie. Gelsomina gioca con le api, che escono dalla sua bocca e le camminano sul viso; il riferimento a questo insetto, intorno alle labbra, si lega alla mitologia cristiana e pagana. L’ape è simbolo di saggezza e sapienza divina: si narra che sul viso dell’infante Platone, uno sciame di api depose un favo di miele; Achille e Pitagora furono nutriti col miele e possedevano il dono dell’eloquenza; e dalla bocca della piccola Santa Rita da Cascia, cominciarono a entrare e uscire api senza mai pungerla.

Il riferimento a Santa Rita è particolarmente importante perché si stringe al significato di “strumento” di Dio. Santa Rita è una fedele operaia di Dio, così come Gelsomina lo è di suo padre: due padri, due Dei.

Accanto alle api, un altro animale pregno di semantica simbolica è il cammello: per premiare la laboriosità di Gelsomina, Wolfgang le regala questo maestoso animale esotico. Tra le ultime battute del film, il cammello s’inginocchia al fischio di Gelsomina, e la sequenza si collega alla mitologia cristiana, che guarda alla figura del camelide inginocchiato, come ad un simbolo di obbedienza.

Monica Bellucci indossa le vesti di Milly Catena, una presentatrice circondata da un’aura onirica che ricorda vagamente la fata turchina di Pinocchio. Gelsomina è ammaliata dalla sua presenza scenica, dalla sua carica sensuale e fiabesca. La presentatrice, riflette l’adolescenza della ragazzina, le sue pulsioni sessuali represse dall’incombente senso del dovere. Milly indossa una veste bianca, con una grossa conchiglia come copricapo: fa pensare ad Afrodite, bellissima e Dea dell’Amore in antitesi perfetta con Santa Rita saggia, casta e laboriosa.

L’autrice costruisce un film intenso, che scava all’interno delle dinamiche della famiglia. Di ogni personaggio c’è un’attenta descrizione psicologica, fornita attraverso ritratti fotografici, che spesso tralasciano le parole.

La pellicola è presumibilmente ambientata negli anni ’90, ma non ci sono precisazioni temporali e la regista afferma: “ciò che posso dirvi è che il film è ambientato dopo il 68”.

L’uso di una fotografia sgranata, pastosa, calda, mitizza il contesto narrato e chiarisce le intenzioni registiche: nel lavoro della campagna, il tempo è relativo. Tra i campi, tutto scorre a una velocità statica; a tal proposito, vengono alla mente certe vedute di Giovanni Fattori o Telemaco Signorini, pittori della Macchia.  Come i Macchiaioli, anche le Meraviglie descrive una campagna ideale, ma non idealizzata, che s’immerge nel fugace ritratto dell’istante del gesto e del lavoro amorevole scandito dal sole e dalle stagioni.

Federica Bello

Cast:
Maria Alexandra Lungu, Alba Rohrwacher, Monica Bellucci

Regia:
Alice Rohrwacher

Distribuzione:
BIM distributore

Durata:
110′

Produzione:
Tempesta, Rai Cinema, RSI Televisione Svizzera

Sceneggiatura:
Alice Rohrwacher

Fotografia:
Helene Louvart

Scenografie:
Emita Frigato

Montaggio:
Marco Spoletini

Costumi:
Loredana Buscemi

Musiche:
Piero Crucitti

Federica Bello

Federica scrive articoli di critica cinematografica per testate online specializzate e collabora con Tonino Zera, presso Cinecittà Studios. Con Zera, su set come “La Prima Cosa Bella”, “Vallanzasca” o lo spot pubblicitario di Sam Mendes per Telecom, Federica impara a guardare le sfumature della scenografia, la poesia dei quadri fotografici, la coerenza tra luce ed ombra. Classe ‘86, si laurea a Pisa in cinema e immagine elettronica, per poi proseguire gli studi in giornalismo critico all’Accademia Silvio D’amico in Roma.

Nel tempo libero scrive racconti fantastici, con l’aspirazione di realizzare una collana illustrata e si nutre di performing arts: perché l’immediatezza del gesto crea esperienze di vita irripetibili! Data la passione per gli spettacoli live, non resiste all’impulso di recensire anche rappresentazioni teatrali e concerti Jazz.
Federica Bello

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