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We are the Best

Film di Federica Bello

17 giugno 2014

I mitici anni ’80, tre adolescenti e musica Punk, mix vincente: è “We are the Best” di Lukas Moodysson

Il film, tratto dal romanzo a fumetti di Coco Moodysson, è ambientato nel 1982 a Stoccolma, dove Bobo, Klara e Hedvig s’improvvisano musiciste Punk, un po’ per passione, un po’ per divertimento.

Si tratta di una pellicola genuina che resta stabilmente in bilico tra la narrazione degli eventi e la panoramica di una generazione, denunciando apertamente il legame simbiotico con le illustrazioni “a striscia” dei fumetti, di cui conserva la struttura narrativa episodica.

La storia si lega al punto di vista delle tre adolescenti, perciò ogni cosa è scrutata e giudicata dai loro occhi. Il punk non è un sogno o un amore viscerale, ma una chiave di ribellione da opporre all’educazione genitoriale e scolastica.

La scelta di questa prospettiva genera momenti davvero divertenti. Il mondo degli adulti, visto così, si popola di perfetti idioti e irresponsabili patologici.

Il film contestualizza le tre fanciulle in parentesi familiari abbastanza comuni, quanto differenti tra loro, in modo da strutturare un raggio analitico plurilaterale.

Bobo vive con una madre divorziata, che cambia fidanzato con facilità; i genitori di Klara sono litigiosi, come in molte le famiglie, del resto; e la madre di Hedvig è una donna cattolica e bigotta. La pellicola non esamina la storia di tre ragazze difficili in contesti familiari duri e spietati, ma la visione distorta del mondo, o se vogliamo genuina, di tre normalissime ragazzine, tra casa e scuola: la novità sono i paradossi concettuali che nascono quando il narratore entra tra i pensieri visivi dei suoi personaggi. La narrazione in tal senso, ricorda alcune sfumature del Barone Rampante (Italo Calvino) che traccia il profilo di un ragazzino, intento a scrutare mondo, dall’alto di un alberello.

In tutto ciò, il punk è utilizzato quale metafora e riflessione del bisogno dei ragazzi di trovare un denominatore comune che li identifichi e li racchiuda all’interno di un bacino rassicurante. Il regista pone l’accento sui classici problemi adolescenziali, che vertono sulle difficoltà dei giovani, in quest’età, di accettare il proprio aspetto fisico e la propria posizione sociale. Con il punk le tre fanciulle realizzano la protesta gridando le proprie insoddisfazioni; trovano un gruppo coeso entro il quale consolare timori e pure; e indossano una “divisa” che le caratterizza e, nel contempo, diversifica dal resto della comunità scolastica.

I dialoghi tra le protagoniste sono sottili e divertenti: suggeriscono un ricordo dell’infanzia meravigliosamente priva di strutture logiche definite, chiare e inevitabilmente castranti: a 13 anni, del resto, c’è ancora tutto il tempo per godere le illusioni della fanciullezza.

Gli anni 80’ acquisiscono un sapore nostalgico, grazie ad un’attenta costruzione delle scenografie e una maniacale ricerca del dettaglio nei costumi, che si mescolano all’analisi profonda delle abitudini e degli stili di vita. Particolarmente interessante è la scelta della fotografia, che grazie ai toni sgranati e tendenti all’opaco, dà l’impressione di avere tra le mani un’istantanea dell’epoca.

Federica Bello

Titolo originale: Vi är bäst!
Regia: Lukas Moodysson
Soggetto: tratto dal fumetto di Coco Moodsysson
Sceneggiatura: Lukas Moodysson
Cast: Mira Barkhammar, Mira Grosin, Liv LeMoyne
Fotografia: Ulf Brantås
Montaggio: Michal Leszczylowski
Scenografia: Paola Hölmer
Costumi: Moa Li Lemhagen
Musiche: Rasmus Thord
Suono: Hans Møller
Produzione: Film i Väst, Memfis Film
Distribuzione: Bim
Nazionalità ed anno: Svezia, Danimarca, 2013
Durata: 102 minuti

 

Federica Bello

Federica scrive articoli di critica cinematografica per testate online specializzate e collabora con Tonino Zera, presso Cinecittà Studios. Con Zera, su set come “La Prima Cosa Bella”, “Vallanzasca” o lo spot pubblicitario di Sam Mendes per Telecom, Federica impara a guardare le sfumature della scenografia, la poesia dei quadri fotografici, la coerenza tra luce ed ombra. Classe ‘86, si laurea a Pisa in cinema e immagine elettronica, per poi proseguire gli studi in giornalismo critico all’Accademia Silvio D’amico in Roma.

Nel tempo libero scrive racconti fantastici, con l’aspirazione di realizzare una collana illustrata e si nutre di performing arts: perché l’immediatezza del gesto crea esperienze di vita irripetibili! Data la passione per gli spettacoli live, non resiste all’impulso di recensire anche rappresentazioni teatrali e concerti Jazz.
Federica Bello

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