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Lovertech, la nuova piattaforma di compravendita tech, con un occhio all’ambiente.

Uncategorized di Daniele Votta

9 Luglio 2014

Si chiamano Matteo Patrignanelli, Pietro Santececca e Rubén Santillàn e sono tre giovani innovatori che grazie al bando della Regione Lazio Spinoff e Startup Innovative hanno realizzato una originale quanto ambiziosa piattaforma dell’usato elettronico.

In esclusiva a JustBaked Matteo Patrignanelli, ingegnere informatico e ideatore di Lovertech, racconta le ultimissime novità del progetto.

Qual è  il modello alla base della vostra piattaforma? 

Siamo un sito che si occupa della compravendita di oggetti elettronici, in particolare usati e diamo a questi articoli la possibilità di avere una nuova vita. Da pochissimi giorni abbiamo introdotto il nostro servizio chiave: se l’oggetto non trova un compratore o se non ha più mercato lo ricicliamo attraverso una funzionalità semplice e immediata. Contiamo su questo per differenziarci dai competitors come Subito.it o Reoose.com.  Nello specifico quest’ultimo punta sul baratto asincrono ma noi siamo i primi a pensare al riciclo!

In che modo è possibile riciclare ciò che gli utenti non riescono a vendere? 

A Roma è in atto una fase pilota del progetto: ci appoggiamo a una rete di piccoli negozi convenzionati nei quali è possibile portare l’invenduto e ricevere subito uno sconto sul nuovo acquisto. Abbiamo poi stipulato una partnership con un’azienda che si occupa dello smaltimento RAEE, in gergo si chiamano così i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. L’idea ci è venuta pensando alle grandi aziende che vengono pagate per smaltire computer. A differenza di queste l’utente finale invece non ha un vantaggio immediato, noi ne offriamo uno doppio a chi possiede un oggetto invenduto o fuori dal mercato: quello di smaltire correttamente un oggetto inquinante e quello di ottenere un trattamento commerciale di favore sui nuovi acquisti. Un esempio? Su un acquisto di 50 euro, si applicheranno 10 euro di sconto. Non poco.

Che iter avete seguito per sviluppare il progetto?

Tutto nasce dalla nostra partecipazione alla manifestazione Startup Weekend a Trento. In quel contesto abbiamo sviluppato il progetto su carta e poi lo abbiamo discusso con il Business Angel Network che ci ha proposto un finanziamento a condizioni che non ci sono piaciute molto: voleva entrare in maniera piuttosto pesante all’interno della nostra società e quindi abbiamo rifiutato. Abbiamo messo da parte l’idea e quando è giunta l’occasione abbiamo partecipato al bando pubblico Spinoff e Startup Innovative emesso da FILAS, l’Istituto finanziario della Regione Lazio che distribuisce i finanziamenti europei. Abbiamo vinto il Grant e utilizzato quei soldi per indirizzare i nostri sforzi a tempo pieno sul progetto. Prima abbiamo sviluppato una versione alfa del sito da testare con utenti-amici, poi una versione beta sia per il Web che per Iphone. La versione traino è quella online, mentre l’app per Iphone necessità di essere integrata con la funzionalità del riciclo.

Quali sono i vostri obiettivi?

Senza dubbio monitorare il comportamento degli utenti che riusciremo ad attrarre su Lovertech anche grazie alla collaborazione con Bake Agency sul fronte social media strategy e PR. Vogliamo capire quanti di questi utenti sceglieranno di utilizzare la nuova funzionalità del riciclo e quanti di quelli che non riescono a vendere sperano di usufruire di questa possibilità. Al momento consideriamo questi numeri solo su Roma e successivamente, dati alla mano, vorremmo estendere il progetto del riciclo anche ad altre zone così da instaurare collaborazioni con catene di elettronica più grandi, ovvero con quegli interlocutori privilegiati che rappresentano il nostro obiettivo finale.

Avete considerato che nello stesso segmento di mercato ci sono colossi come Ebay e Amazon?

Naturalmente. Le startup come la nostra hanno bisogno di fondi. Non basta la buona volontà degli ideatori per alimentare le figure professionali che lavorano intorno a queste realtà, perciò la vicinanza a modelli come Ebay e Amazon potrebbe toglierci l’attenzione degli investitori e di conseguenza i finanziamenti. Tuttavia ci sono delle differenze. Amazon è una piattaforma Business To consumer. Mentre su Ebay il 96% degli oggetti venduti è nuovo e solo il 4% è usato. In sostanza Ebay va in un’altra direzione. Prima di realizzare la nostra idea abbiamo studiato a fondo i bilanci di alcune società e ci siamo resi conto che, per via della crisi, le piattaforme di vendita dell’usato hanno una crescita annua del 20%. In più il nostro canale ha come plus distintivo l’incentivo al riciclo.

Perchè avete deciso di utilizzare il nome Lovertech?

Lo abbiamo fatto proprio per sottolineare questo concept: la tecnologia per il nostro target è una passione. Se i dati di mercato indicano che il settore dell’elettronica di consumo è in decrescita dal 2008, noi ci rivolgiamo ai nostri utenti per permettergli comunque di soddisfare bisogni legati al mondo dell’elettronica. Anche per questo il nostro logo è un cuore realizzato attraverso la grafica e i colori del cinescopio.

Pensi che le idee innovative e la nuova generazione di imprenditori riusciranno sbloccare il meccanismo economico attualmente inceppato?

Credo che sia possibile. Basta guardare quanto è successo con Uber, il servizio di trasporto alternativo che fa tremare i tassisti. In questo caso l’azienda statunitense che c’è dietro ha sviluppato una buon progetto e, a mio avviso, la forza delle idee vincenti non si ferma solo con le leggi ma con un’idea migliore.

Per maggiori info potete andare sul sito di Lovertech.

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Daniele Votta