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Imparare ad essere creativi. Come nasce la creatività.

Uncategorized di Ornella Sprizzi

26 Marzo 2015

Continua l’analisi del pensiero creativo: ecco come nasce la creatività, e come è possibile imparare a coltivarla.

La creatività è spesso solamente la descrizione di un risultato. Ci si riferisce a qualcosa come “creativa”, e di conseguenza si riconosce al suo ideatore la creatività. Ma un risultato lo si può solo ammirare o descrivere. Come si è giunti a quel risultato?

Creatività, intuizione, sense of humor. Hanno tutti qualcosa in comune: sembrano essere doti naturali, processi della mente in cui si generano connessioni non convenzionali, in modi spesso inafferrabili e difficili da determinare.

A ben guardare, tutti questi processi si basano su un modo alternativo di elaborare un’informazione, su un “salto”, su un cambio brusco di prospettiva. Nel caso dello humor, la reazione è una risata. Ma, ci avete mai fatto caso? Spesso anche la reazione ad un’intuizione o ad una a buona soluzione creativa lo è.

Prendiamo ad esempio la risposta di questo signore fotografato da Humans of New York:

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“I got asked in a job interview to describe the ideal job that I’d create for myself if I had a magic wand. I thought that was the stupidest question. I would never use my magic wand to create a job.” (trad. “Ad un colloquio di lavoro mi è stato chiesto di descrivere il lavoro ideale che avrei creato per me stesso, se avessi avuto una bacchetta magica. Ho pensato che fosse la più stupida delle domande. Non userei mai la mia bacchetta magica per creare un lavoro”).

Perché questa risposta ci fa sorridere? È una risposta ironica? Possiamo definirla una risposta “creativa”?

Sì, basta leggere i commenti alla foto per averne la conferma. È una risposta che esce dagli schemi. Infrange una regola. Ristruttura un modello di riferimento.

Quello del colloquio di lavoro è uno scenario convenzionale. Nel modello di riferimento che tutti abbiamo ben chiaro nella mente, l’intervistatore è autorizzato a sottoporre al candidato domande come questa. Si presume che il candidato voglia ottenere il lavoro, e che quindi risponderà a qualsiasi domanda senza metterne in discussione le premesse.

Questo spot Pepsi è un altro divertente esempio di come stravolgere questo scenario può dar vita a una buona idea:

https://youtu.be/fCxv2nAjDkQ

La nostra mente è così efficiente proprio perché si basa su un’infinità di modelli come questo, su innumerevoli scenari convenzionali. Sappiamo stare al mondo perché abbiamo imparato come ci si comporta al ristorante, o a scuola, o ad un colloquio di lavoro appunto.

Un sistema basato sull’uso di modelli è molto efficiente. Una volta fissati, i modelli formano una sorta di codice, e il vantaggio di un sistema codificato è la semplificazione. Ecco perché in libreria siamo facilmente in grado di trovare il libro che cerchiamo, dando per scontato che sia collocato in una precisa sezione e in ordine alfabetico per autore.

Ma esistono anche dei limiti ad un sistema codificato. Perché se applicarli, fonderli o ampliarli è estremamente facile, proprio a causa della loro forza, ristrutturarli può essere difficile. Senza ristrutturazione, non esisterebbe la creatività. E senza la creatività, non esisterebbe alcuna innovazione. E le nuove idee sono la sostanza del cambiamento e del progresso in ogni campo, dalla scienza all’arte, dalla politica alla felicità personale.

Per dare vita a soluzioni diverse e innovative si deve quindi stravolgere il ragionamento, ribaltare i dati, mescolare le ipotesi, negare certe sicurezze e, a volte, affidarsi ad associazioni di idee del tutto casuali.

La notizia è che c’è davvero un modo per imparare a farlo. Si chiama pensiero laterale, e ve lo raccontiamo nel prossimo articolo.

Ornella Sprizzi