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«Christine e la città delle dame» raccontata ai più piccoli. Intervista a Rita Petruccioli.

Arte, Libri di Massimiliano De Ritis

1 Giugno 2015

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Bibliotecaria, poetessa, filosofa e autrice, Christine de Pizan è famosa soprattutto per il suo libretto “Christine e la città delle dame”, grazie al quale diventa di fatto nel medioevo la prima scrittrice europea di professione. E’ anche la prima donna che pubblicamente si oppone all’imperante misoginia dell’epoca, particolarmente forte nel campo della cultura, e la Città delle dame è proprio la risposta a questo pregiudizio, espresso da numerosi scrittori di allora, da Giovanni Boccaccio (De mulieribus claris, Sulle donne famose), a Jean de Meun (Roman de la Rose).

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La Città di Christine è una città ideale composta da regine, eroine e poetesse (tra le altre Semiramide, Didone, Griselda) e che emancipa dal suo ruolo di subalternità ogni donna. La presunta inferiorità della donna è di origine culturale, e non naturale, scriveva Christine. La sua educazione e la lotta alla sua emarginazione sono quindi di fondamentale importantanza. Seguendo il principio per cui ogni libro ne contiene (e ne ispira) sempre molti altri, è nato da poco il bel progetto di Laterza “Christine e la città delle dame” , un libro illustrato per ragazzi che si inserisce all’interno della collana “Celacanto”. Silvia Ballestra (che ricordiamo per la sua “Guerra degli Antò”, diventato poi anche un film) ha riscritto con taglio avvincente la storia di Christine per i lettori dei giorni nostri, con particolare attenzione ai più piccoli. Al potere delle parole si unisce quello delle illustrazioni di Rita Petruccioli, che ha cercato di reintepretare il sapore delle miniature medievali e lo stile delle composizioni sacre del periodo, da Giotto a Lorenzetti. Per saperne di più del libro ed entrare nella storia di questo personaggio, l’abbiamo intervistata.

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Tra le varie cose, ciò che rende Christine de Pizan una figura così affascinante è l’aver introdotto il tema del genere in un periodo storico in cui non ne esisteva il concetto. Qual è stato il tuo lavoro di ricerca per entrare in sintonia con il personaggio e capire come rappresentarlo?

Il personaggio di Christine non era semplice da adattare per i bambini. Nei libri che scriveva c’erano spesso delle miniature che la raffiguravano, per cui l’iconografia del personaggio è nota e io ho scelto di non distaccarmi da quella che era la sua immagine effettiva. L’ho giusto un po’ addolcita, perché Christine era vestita in una maniera molto austera, con una cuffia bianca in testa e un vestito blu che la caratterizzava in tutte le sue raffigurazioni. Il problema è che con questi abiti la sua immagine risulta molto simile a quella di una suora. Per cui ho scelto di mettere dei boccoli che si intravedono dal suo copricapo che la rendessero un po’ più dolce e femminile perché pur avendo affrontato situazioni molto dure nella sua vita, in fondo si tratta pur sempre di una ragazza di 25 anni. Più che sul personaggio le scelte iconografiche più fondamentali sono quelle che ho fatto sulla narrazione.

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La storia di Christine che ci racconta Silvia si incentra allo stesso tempo sulle sue vicissitudini personali, e quindi sul motivo per cui è arrivata a a scrivere di donne, e sul suo libro più conosciuto che è “La città delle dame”: una raccolta di storie di donne forte, prese da epoche diverse. Ci sono quindi tre differenti line temporali che io ho cercato di sottolineare avvalendomi di citazioni iconografiche diverse. La prima linea temporale è quella del passato di Christine: per raccontare questa ho usato come riferimento la scuola giottesca, e quindi tutte quante quelle narrazioni per caselle che a me hanno ricordato i fumetti. La seconda linea sono I focus sul presente di Christine, sui suoi sentimenti e sui sentimenti delle eroine di cui ci narra. In queste scene ho usato una visione più contemporanea: mezzi busti e piani americani. Il terzo piano della narrazione riguarda invece le vicende del libro “Christine e la città delle dame”, di cui Christine oltre che autrice è anche protagonista. Da questo momento in poi la narrazione diventa meta-narrazione: un libro all’interno del libro. In tutta questa parte l’estetica delle illustrazioni è un continuo riferimento alla scuola senese, in particolare ad un pittore che si chiama Lorenzetti e alla sua “Allegoria del Buon Governo”. Ho cercato di riprendere alcune composizioni di quadri appartenenti a questa corrente pittorica, e molte illustrazioni del libro sono vere e proprie citazioni.

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Qual è stato il riscontro che hai avuto finora nel presentare e raccontare questa storia ai ragazzi, pubblico privilegiato per questo libro?

Il libro è uscito da molto poco, quindi non ho ancora incontrato persone che lo abbiano letto. Io ne parlo a tutti con molto trasporto. È una storia che sono orgogliosa di raccontare, e che colpisce molto le persone a cui la racconto. Io e Silvia Ballestra abbiamo scelto di promuovere questo libro attraverso una serie di incontri e di laboratori con i bambini incentrati per lo più sul proto-femminismo di Christine. Dopo aver raccontato le vicende del libro, chiediamo ai bambini di costruire la loro Città delle dame, di scegliere dalla contemporaneità quali sono le donne forti che vogliono mettere all’interno. Le risposte sono sorprendenti. Sarebbe davvero il caso di fare uno studio sociologico su quello che pensano i bambini delle donne di oggi. Al momento sono molto quotate Samanta Cristoforetti, Malala, poi ci sono vari spunti. Dalle mamme, alle maestre, sto cercando di non limitare in nulla i bambini. Se vogliono possono tranquillamente mettere Belen Rodriguez. L’importante è che mi diano e si diano una motivazione. Le risposte sono molto interessanti. Ad esempio di recente c’è stata una bambina che ha scritto di aver scelto Penelope perché aveva cresciuto Telemaco da sola e non si era risposata.

Come si inserisce questo libro all’interno del tuo percorso di illustratrice, nonché di autrice?

Questo libro ha incredibilmente senso all’interno del mio percorso editoriale. Ed era una cosa che non mi aspettavo minimamente nel momento in cui Laterza me l’ha proposto. Avevo appena concluso un libro su Robin Hood e un altro su re Artù. Quando mi è arrivata la proposta mi sono detta “Non è possibile! Non si uscirà mai da questo “incubo” dell’epica”, perchè più che sulla mitologia sono specializzata sull’epica ormai. Una volta letto il testo sono rimasta totalmente sorpresa, perchè la considero una summa delle cose che ho fatto fino ad adesso: c’è la mitologia, c’è il medioevo, c’è la passione per i libri, per come sono fatti. Ci sono le città, e questo fattore mi ha rimandato immediatamente a “Punteville”, che è il libro a cui tengo di più e che mi ha segnato tra quelli che ho illustrato, ma soprattutto ci sono le donne forti, che è uno dei temi portanti del mio lavoro personale. Effettivamente è stato incredibile lavorarci, perchè mi sembrava di parlare non dico di me, ma di qualcosa che mi concernesse profondamente. Oltre a questo, rispetto agli altri libri fatti finora, paradossalmente ho avuto molto meno tempo per realizzarlo, ma era tutto talmente concentrato che mi ha dato la possibilità di andare avanti, di progredire. In questo libro rispetto agli altri la divisione del testo e la “regia” del libro è fatta interamente da me, ho avuto la possibilità di fare le scelte narrative e iconografiche che volevo. E per il mio futuro è esattamente quello che vorrei: una posizione un po’ più autoriale e meno esecutiva. O meglio, voglio continuare a fare libri su commissione, però sento anche che ho delle cose più mie da dire, dei percorsi narrativi che si distaccano di molto dalla mitologia. Infatti il prossimo lavoro che farò sarà un fumetto in cui il testo non è scritto da me, ma sto lavorando insieme a Giovanni Masi, che è un bravissimo sceneggiatore, e che è il prossimo capitolo di questo percorso.

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Una storia scritta da due donne, non si tratta di un caso immagino…

Assolutamente no. Non so se un uomo avrebbe potuto raccontare questa storia con la stessa forza e partecipazione con cui l’ha raccontata Silvia.

Nel momento in cui Christine viene raggiunta dalle tre dame, per costruire questa città ideale, c’è un’immagine molto bella, quella delle pietre nere, che simboleggiano il pregiudizio, l’ostacolo alla costruzione di una città nuova.

Questo passaggio mi ha colpito più da un punto di vista letterario che da un punto di vista illustrativo. L’illustrazione che lo racconta non è sicuramente una delle miei preferite, ma è un passaggio importante da sottolineare perché costruire qualcosa in cui si crede, portare avanti I propri ideali è importante, ma se non si ha il coraggio di mettere in discussione la cultura, la base su cui si poggiano le nostre convinzioni non si può costruire nulla. Li secondo me sta il grande coraggio di Christine, quello di mettere in discussione i suoi predecessori letterari per costruire qualcosa di nuovo.

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Rita Petruccioli è un’illustratrice e fumettista romana. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma e l’ENSAD di Parigi dove si è specializzata in illustrazione e grafica d’arte. Le sue opere sono state esposte in Italia, Francia e Germania. Ha illustrato per ELI Edizioni Das Nibelungenlied, Cantar de mio Cid e Robin Hood. Per Lavieri Edizioni ha disegnato I racconti di Punteville, scritto da Gianluca Caporaso. Per La Nuova Frontiera Junior ha illustrato i Miti r­omani di Carola Susani e Orlando furioso e innamorato di Idalberto Fei. In Francia ha realizzato, per Auzou Editions, il libro pop up La Mythologie grecque (pubblicato in Italia da White Star Kids). Per Mondadori ha illustrato Storie di bambini molto antichi di Laura Orvieto.

Per l’etichetta indipendente Inuit Edizioni ha pubblicato il libro d’artista Tacita Silva e conduce workshop per adulti e bambini di stampa Risograph. Il suo ultimo albo illustrato è La città delle dame, scritto da Silvia Ballestra per la collana Celacanto di Laterza.

Massimiliano De Ritis