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Imparare ad essere creativi. Parte seconda.

Uncategorized di Ornella Sprizzi

18 Giugno 2015

Come abbiamo visto nella puntata precedente, il pensiero laterale è in stretta relazione con l’intuizione, la creatività e lo humour. Questi quattro processi hanno tutti le stesse fondamenta, ma mentre intuizione, creatività e humour possono definirsi doti naturali, il pensiero laterale è qualcosa che possiamo esercitare in modo intenzionale per generare nuove idee.

Generare nuove idee. Forse state pensando che non è cosa che può tornare utile tutti i giorni, che non siamo tutti inventori o creativi. Ma il pensiero laterale, guarda un po’, è utilissimo anche per risolvere problemi.

E non mi riferisco a problemi presentati in modo formale, quelli per cui servono carta e penna. Una serie di operazioni in sequenza, facilmente risolvibili giacché solubili, bell’e pronte in quanto liofilizzate, il cui esito mal che vada si trova [in una parentesi quadra] in fondo al libro.

Parlo di uno di quei problemi che ti spaccano il cervello, come quello della vasca che si riempie di H2O e nello stesso tempo si svuota a causa di nove fori di una data circonferenza, e dal circo giunge una foca nana sguazzante nell’acqua che provoca schizzi di ignota portata che qualcuno raccoglie con lo straccio e nella vasca stessa poi ristrizza. Strizza. Tristezza.

Tornando seri, un problema è semplicemente la differenza fra ciò che si ha e ciò che si vuole. I problemi matematici possono essere risolti con il pensiero verticale, per tutto il resto, c’è il pensiero laterale, capace di aprire davvero la mente a nuove prospettive.

Perché si definisce pensiero laterale? Edward De Bono, lo studioso che lo ha formalizzato, definisce pensiero verticale il nostro tradizionale modo di ragionare per nessi causali, procedendo da un punto A del ragionamento ad un punto Z, in un percorso logico in cui ogni passo deve essere verificato per raggiungere una conclusione che possa definirsi vera.

Se il pensiero verticale è selettivo, in quanto sceglie una direzione e procede verso un obiettivo, il pensiero laterale è produttivo, poiché serve proprio a generare tante direzioni alternative, senza giudicarne a priori nessuna.

Il pensiero verticale si mette in moto solamente se esiste una direzione, il pensiero laterale si mette in moto allo scopo di generarne una.

Il pensiero verticale è consequenziale, il pensiero laterale può procedere a salti.

La correttezza e la verità sono ciò che conta nel pensiero verticale. La ricchezza di alternative è ciò che importa nel pensiero laterale.

Immaginate di dover cercare il petrolio. Il pensiero verticale ci serve per scavare in profondità, ma sempre la stessa buca. Il pensiero laterale, invece, serve a scavare buche in tanti posti diversi. In realtà, i due pensieri sono complementari. Occorre essere bravi in entrambi per aumentare le probabilità di trovare il petrolio.

Il pensiero laterale è utile per generare idee e orientamenti, quello verticale serve a svilupparli.

Così come il pensiero logico, il pensiero laterale è un modo per far funzionare la mente. È un atteggiamento mentale, e come abbiamo detto, esistono tecniche per allenarlo.

A proposito di generale alternative, ecco quindi un divertente esercizio per voi. Beh, sarà certamente divertente se saprete trovare la soluzione.

Prendete un foglio, e disegnate un certo numero di quadrati. Quanti modi diversi di dividere il quadrato in parti uguali riuscite a trovare?

figura1

I primi due ve li regalo io. Prendetevi almeno 15 minuti per trovare gli altri. La soluzione arriverà, solo per questa volta, [in una parentesi quadra] in fondo all’articolo.

Nel frattempo vi ricordo che ogni modo particolare di considerare le cose è solo uno tra molti altri modi possibili. Il pensiero laterale riguarda proprio l’esplorazione di questi altri modi, servendosi della ristrutturazione e della rielaborazione delle informazioni disponibili.

Com’è andata col quadrato?

Forse ve la cavate meglio con i rettangoli? Provate a formarne uno, unendo queste tre figure.

figura 2

Non vi ho assegnato dei semplici esercizi di geometria. Quello che cerco di dimostrare è che:

Ci sono altri modi anche quando si è convinti che non ce ne possano essere. Immagino abbiate trovato da 5 a 10 soluzioni al problema del quadrato. Le più scontate sono: linee orizzontali, linee verticali, linee diagonali e linee perpendicolari. Mescolando le varie possibilità, si ottengono altre soluzioni. Passando dalle linee rette a quelle curve, altre ancora. Risultato? Esistono INFINITE possibilità di dividere un quadrato in parti uguali. Ci avevate mai pensato?

figura3

Io no, prima di trovarmi di fronte a questo esercizio per la prima volta. Quando fra le mie opzioni, nella frustrazione di non riuscire ad andare oltre ad una dozzina di alternative, disegnai questo, con tanto di imbarazzante didascalia:

figura4

Ero all’università. I miei compagni di corso, di fronte alla soluzione da me proposta, si misero a ridere. Il docente però la trovò interessante.

Nella mia testa, ero passata da una figura bidimensionale ad una in 3D. Sbagliato? Forse ad una lezione di geometria. In questo contesto, io non direi.

Lo dimostra anche il secondo esercizio. Perché talvolta un problema non può essere risolto cercando ordinamenti diversi degli elementi dati, ma solo mettendo in discussione gli elementi stessi.

Per risolvere il problema dei rettangoli, occorre dividere in due il quadrato più grande.

figura5

Ecco, è un imbroglio! Non ci avevi detto che potevamo smontare le figure!

Ma non vi avevo neppure detto che non potevate farlo. I limiti ve li siete imposti da soli, badandovi su quanto vi è più familiare. E il punto è proprio questo: a volte i confini e i limiti che noi ci diamo sono erroneamente stabiliti, o si rifanno a modelli di pensiero troppo rigidi.

La prima lezione del pensiero laterale è quasi una lezione di vita in realtà: mettete sempre in dubbio i presupposti.

Bibliografia di riferimento:
Creatività e pensiero laterare, Manuale di pratica della Fantasia, Edward De Bono.

Ornella Sprizzi