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VISTI DA NOI. La selezione ufficiale della Festa del Cinema

Uncategorized di Marco Stancati

21 Ottobre 2015

DISTANCIAS  CORTAS
di Alejandro Guzmán Alvares

Mexico, 2015, 104′
Cast Luca Ortega, Mauricio Issac, Joel Figueroa, Martha Claudia Moreno

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Federico è grasso, Federico è obeso, Federico è enorme. Vive prigioniero del suo corpo e delle tante cose che non può fare, dello spazio a raggio corto che può percorrere. Vorrebbe fare un viaggio, anche piccolo, ma nessuna agenzia si vuol far carico, alla lettera, di lui e delle sue difficoltà. Ama le fotografie e quando suo cognato gli mostra la sua camera digitale, anche lui ne vuole una. Vuole fotografare la bellezza che sente intorno. Nel negozio di ottica nel quale faticosamente si trascina, incontra un ragazzo giovanissimo che lo incoraggia e gli diviene amico. E l’incredibile terzetto, il cognato Ramon, il giovane Paulo e l’immenso Fede partono per il mare consapevoli del rischio per Fede, che ha avuto un nuovo infarto, ma pieni di una serenità collettiva. Perché l’amicizia ti cambia la qualità della vita e anche della morte. Morte che aleggia per tutto il film ma non succede: la scena finale vede l’insolito terzetto aspettare l’alba in riva al mare e il sorriso di Fede è sconfinato come l’orizzonte.
E’ un film profondo, poetico, riflessivo; film al di fuori di ogni standard commerciale. Difficilmente troverà una distribuzione, purtroppo.
Voto: 8


LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT
di G. Mainetti
Italy, 2015, 112′
Cast Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei

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I rifiuti radioattivi, la malavita romana, la camorra napoletana, il Vaticano, il terrorismo, le periferie di Roma… c’è di tutto in questo film di Mainetti esordiente nel lungo metraggio. Narra in stile fumettistico rivisitato, con dosi abbondanti di ironia e manciatine di splatter alla Takashi, le vicende di due supereroi di segno opposto che si sfidano in un duello per la dannazione o la salvezza del mondo, partendo da Roma. Un regista coraggioso perché il genere non è proprio di casa da noi. Convinto e bravissimo Luca Marinelli, nella parte di un Jocker tiberino; come pure Claudio Santamaria, ma più perplesso, nella parte del supereroe buono, convertito alla generosità verso gli altri dall’amore di Alessia. Borgatara fuori di testa, gustosamente interpretato da Ilenia Pastorelli, che trasporta nella quotidianità di Tor Bella Monaca l’intero universo dei manga. Tenuto conto di qualche effetto speciale un po’ casereccio, di qualche dispersione di ritmo, di qualche scena di troppo.
Voto: 7


FREEHELD
di Peter Sollet
United States, 2015, 103′
Cast Julianne Moore, Ellen Page

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Una storia vera che arriva sull’abbrivio dell’omonimo cortometraggio che ha vinto l’Oscar: la storia di amore di due donne, Laurel Hester e Stacie Andree. Laurel s’ammala di cancro e vuole che la pensione passi, alla sua morte, alla compagna. Gli amministratori, i «freeholders», della Contea di Ocean non riconoscono questo diritto, ma alla fine dovranno farlo perché la comunità locale progressivamente sposa la causa; a cominciare dal collega poliziotto Dan che è un po’ il simbolo della riconversione dell’americano medio sul tema della parità di diritti. Detto che le protagoniste, Ellen Page e Julianne Moore già vincitrice di un Oscar, sono inevitabilmente brave e della scintillante interpretazione di un rabbino gay da parte di Steve Carrel, la regia piuttosto scolastica e stereotipata non affascina. La storia sovrasta la sua trasposizione in film che però potrà giovarsi della tempestività d’uscita: la Corte Suprema americana ha recentemente legalizzato il matrimonio fra partner dello stesso sesso in tutti i 50 stati americani.
Voto: 6


ROOM
di L. Abrahamson
Ireland, Canada, 2015, 118′
Cast Brie Larson, Jacob Tremblay, Joan Allen, Sean Bridgers, William H. Macy

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Abrahamson sequestra anche noi spettatori nella stanza nella quale da anni è reclusa una madre col suo bambino per il quale inventa un universo intero: fisico, psicologico, emozionale perché Jack che ha appena compiuto 5 anni avverta meno che sia possibile la condizione di recluso. E quando la madre riesce a far evadere Jack, noi evadiamo con lui letteralmente: sollevandoci dalla diffusa sensazione di claustrofobia che avvertivamo in sala. Ma il mondo fuori si rivelerà complicato da accettare, anche lì non mancano fantasmi e mostri: Jack però ricostruisce rapidamente questo “nuovo” mondo, la madre non riesce a tornarci invece. E ci vorrà l’assunzione di ruolo proprio del bambino (“Adesso sono io che decido per tutti e due”) per riconciliare la madre con l’esistenza e tirarla fuori definitivamente da “quella stanza”. Straordinario il film di questo regista irlandese per intensità e rigore, grande sceneggiatura.
Voto: 9

VILLE-MARIE
di Guy Édoin
Canada, 2015, 101’
Cast Monica Bellucci, Aliocha Schneider, Pascale Bussières, Patrick Hivon

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Ci sono dentro tutti gli ingredienti classici dei drammi coinvolgenti in questo film, che si svolge per lo più in un ospedale (Ville-Marie appunto), ma il risultato è un polpettone; e non di quelli buoni. Una famosa attrice cerca di riconquistare il figlio ventenne con il quale ha un rapporto difficile, il figlio vuole da lei una cosa sola: sapere chi è il padre. Attorno ai due un’altra coppia: due paramedici con storie tragiche alle spalle e, siccome sono sfigatissimi, non solo alle spalle. Ma l’emozione non decolla mai e il registro del regista è piatto, senza sussulti, come gli applausi solo accennati alla fine della proiezione. La Bellucci cerca di dare un colpo d’ala al film, ma in alcuni passaggi sembra chiedersi in che razza di sceneggiatura sia finita. Ammirevole il suo coraggio di struccarsi completamente in una scena senza paura di rughe e occhiaie e, per di più, con un implausibile reggiseno stile corazzata Potemkin. La più credibile del cast è Pascale Bussières, nella parte della caposala.
Voto: 5 (su 10, eh!)

THE WALK
di Robert Zemeckis

Stati uniti, 2015, 123’
Cast Joseph Gordon-Levitt, Ben Kingsley, Charlotte le bon, James badge Dale

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Nell’agosto del 1975 i newyorkesi applaudirono esterrefatti un giovane francese, Philippe Petit, che a 400 metri d’altezza passeggiava su un filo teso tra le due Torri Gemelle, ignari che un certo Bin Laden, 26 anni dopo, le avrebbe buttate giù. È il sogno del funambolo che diventa realtà grazie alla caparbietà, alla tecnica e a una piccola banda di fuori di testa che l’aiutarono. Ora il regista Robert Zemeckis fa rivivere tutto questo nella maniera più spettacolare usando, quasi lussuriosamente, il 3D: porta lo spettatore sul filo insieme al funambolo. Quindi se non amate il brivido della vertigine, l’estasi del rischio assoluto, il fiato sospeso, la tensione protratta… non salite su quel filo e scegliete un altro film. Un capolavoro? Tecnicamente, spettacolarmente sì. Per il resto, una Parigi stereotipata, quasi ottocentesca, nella prima parte e una narrazione che, tutta al servizio dell’evento spettacolare, è molto fragile con personaggi appena abbozzati, compresa la protagonista femminile che non lascia traccia. Joseph Gordon-Levitt, che interpreta Petit, del funambolo ha indubbiamente il fisico e il linguaggio del corpo, ma una faccia troppo spesso immobile.
Voto: 7 (che è una media tra il 10 della spettacolarità e il 4 di tutto il resto)

MISTRESS AMERICA
Noah Baumbach
Stati uniti, 2015, 84′
Cast Greta Gerwig, Lola Kirke, Heather Lind, Cindy Cheung, Jasmine Cephas Jones

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Quanto può essere deludente New York per una ragazza della provincia americana appena approdata al college? Tanto; ma la depressione di Tracy svanisce non appena incontra la futura sorellastra Brook. Un vulcano di energie positive che sembra conoscere il segreto di tutto e che apre il favoloso mondo di new York a Tracy e pure a noi spettatori, in un rutilante caleidoscopio di prospettive, battute e situazioni. Poi mentre Tracy acquista consapevolezza di sé e del suo voler essere scrittrice, cominciano a emergere le fragilità di Brook tanto creativa quanto inconcludente: una donna brillante destinata a perdere.  Il pezzo forte del film e la lettura collettiva del racconto di Tracy, che descrive la cugina in modo esilarante ma terribilmente demolitorio, da parte di una strampalata compagnia: l’ex fidanzato ricco e rubato, la di lui moglie elettrica e insicura, un giovane scrittore con fidanzata possessiva e gelosa, un’avvocatessa in cinta, un vicino invidioso. E due gatti ingrati. Bell’accoppiata Greta Gerwig (Brook) e Lola Kirke (Tracy). Scintillante la regia di Noah Baumbach, autore anche della sceneggiatura con la Gerwig (ma quanti talenti ha questa donna!?). In sala, si ride e si applaude tanto.
Voto: 8

Marco Stancati