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ARTE.
La Contropittura
di Pablo Echaurren

Arte di Chiara Ciolfi

27 novembre 2015

Alla Galleria nazionale d’arte moderna a Roma una personale di Pablo Echaurren che lega arte, politica e comunicazione con il fil rouge della creatività della vita. Pittura, illustrazione, design testimoniano i decenni chiave della storia italiana recente.

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The Fall of the Wall, 1989, acrilico su tela, 120 x 120 cm

Pablo Echaurren è un uomo dall’aspetto tranquillo e silenzioso, porta occhialini tondi e dietro le lenti i suoi occhi azzurri e buoni brillano maliziosi. L’ironia e una certa “sprezzatura” di chi non si sente superiore o privilegiato per il lavoro che fa ha caratterizzato tutta la sua carriera, da quando a 18 anni iniziò a dipingere e fu “benedetto” dall’ammirazione di Arturo Schwarz, “patron” del Dada-Surrealismo e amico di Marcel Duchamp.

Contropittura, questo il titolo della mostra personale di Echaurren in corso alla Galleria nazionale d’arte moderna fino al 3 aprile, non è propriamente un’antologica. Sono esposti lavori dagli anni ’70 ad oggi che spaziano dalla pittura all’illustrazione, dal fumetto al collage, dalla ceramica al design mantenendo sempre un contatto vivo e reale con la realtà e la società: Echaurren ha fatto di tutto e per chiunque lavorando per editoria – sua la celeberrima copertina del romanzo cult “Porci con le ali” – e pubblicità, ma anche per centri sociali e carceri.

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Cina addio, 1989, acrilico su carta, 70 x 100 cm

Il filo rosso di tanta iperattività va ricercato nell’impegno politico che ha caratterizzato tutto il suo percorso e attorno al quale ruota il fulcro dell’esposizione: gli anni 1977-78 in cui superò l’arte a favore della “creatività della vita” aderendo a Lotta Continua e al movimento degli “indiani metropolitani” – narrato da collage surreali ispirati ai fumetti.
Tuttavia, le opere più interessanti sono proprio quelle in cui Echaurren si abbandona ai suoi interessi privati e il suo modo di analizzare la realtà si trasferisce su carta: i “Quadratini” – minuscoli riquadri dipinti a smalto – illustrano tanto i miti giovanili come sesso e musica, tanto le passioni di Paino (il suo soprannome) come il collezionismo, le scienze naturali, l’arte giapponese.

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Vermi!, 1990, acrilico su tela, 130 x 160 cm

Stessa valenza hanno le Decomposizioni floreali, realizzate proiettando l’ombra di alcune piante sul foglio e ricalcandone il profilo per poi sfregare petali e foglie sulla carta ottenendo una gamma di colori naturali. In queste creazioni c’è il Surrealismo, c’è il segno grafico di Cy Twombly, ci sono le ombre di Mario Schifano. Fino alle ultime “pitture da muro” in cui le parole riempiono lo spazio e si cancellano a vicenda, Echaurren esprime una terza via tra il fare arte per il mercato e il fare arte per l’arte: lui non vuole “scambiare il prezzo con il valore” e contrasta le “aggressive strategie planetarie”, tanto che il suo motto potrebbe essere “make art, not money”.

Chiara Ciolfi

Se la curiosità è femmina allora io sono “femminissima” perché questa è sempre stata la molla che mi ha spinto a chiedere, studiare, parlare con persone diversissime tra loro e mettere il naso in tanti campi differenti. Dopo una laurea in Storia dell’Arte e un Master in Comunicazione non dà segni di diminuire e allora le collaborazioni editoriali si moltiplicano per poter raccontare l’arte, la cultura, il cinema, le persone e le idee. In attesa che le giornate si allunghino a 48 ore lavoro con associazioni culturali come guida e promuovo workshop e progetti per la didattica dei beni culturali, continuando allo stesso tempo a occuparmi di eventi. Se il premio è un bel concerto o un’anteprima cinematografica, come tirarsi indietro?
Chiara Ciolfi