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ARTE. Il museo che vorrei. Spunti per visitatori del nuovo millennio.

Arte di Chiara Ciolfi

21 dicembre 2015

Accogliente, interattivo, aperto al digitale. Così dovrebbe essere un museo 2.0 secondo i sondaggi e le indagini che hanno raccolto i pareri più diversi tra visitatori e non in giro per il mondo.
Ma se le risorse scarseggiano e a volte le competenze pure, le strategie per richiamare pubblico si diversificano.
Ha fatto notizia il Rijksmuseum di Amsterdam che non solo ha proibito i selfie con le opere all’interno del museo – girare le spalle a un capolavoro significa svalutarlo al ruolo di sfondo fotogenico – ma ha esteso il divieto alle fotografie di qualsiasi tipo.

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L’alternativa? Disegnare le opere, trasformando così una visita passiva e superficiale in un’esperienza attiva e un esercizio di senso critico perché per riprodurre non occorre essere artisti, ma buoni osservatori sì.
Stesso principio quello che trasforma di tanto in tanto la città di Milano in un posto in cui “fare incursioni negli spazi pubblici, per disconnettere le persone dal web e riportarle nelle strade”.

L’iniziativa parte da Non Riservato e da un network di altre associazioni che propongono appuntamenti in cui costruire, demolire, pulire, correre, giocare, creare sempre nel segno dell’arte.
Web, smartphone e tablet grandi nemici dell’arte allora? Niente affatto, solo utili strumenti di cui servirsi per ripercorrere o approfondire l’esperienza a distanza, da Google Art project che riproduce ad altissima definizione capolavori da tantissimi musei nel mondo, alle Strategie per la cultura digitale 2014-2020, documento con cui l’Italia riconosce finalmente la necessità di digitalizzare in maniera sistematica il proprio patrimonio.

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Il web può fare anche del bene materiale al museo, basti pensare alle piattaforme di crowdfunding – tra cui la neonata BeArt dedicata all’arte contemporanea – tramite le quali vedono la luce mostre, cataloghi, campagne fotografiche. Ultima nata l’iniziativa di Swap Museum, che connette visitatori e istituzioni promettendo ai primi benefits e premi in cambio di ore di volontariato offerte. Dici “museo” e intendi “partecipazione”.

Chiara Ciolfi

Se la curiosità è femmina allora io sono “femminissima” perché questa è sempre stata la molla che mi ha spinto a chiedere, studiare, parlare con persone diversissime tra loro e mettere il naso in tanti campi differenti. Dopo una laurea in Storia dell’Arte e un Master in Comunicazione non dà segni di diminuire e allora le collaborazioni editoriali si moltiplicano per poter raccontare l’arte, la cultura, il cinema, le persone e le idee. In attesa che le giornate si allunghino a 48 ore lavoro con associazioni culturali come guida e promuovo workshop e progetti per la didattica dei beni culturali, continuando allo stesso tempo a occuparmi di eventi. Se il premio è un bel concerto o un’anteprima cinematografica, come tirarsi indietro?
Chiara Ciolfi