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PAROLE AL VENTO di Enrico Settimi

22 marzo 2016

Quel che conta è il contenuto, diceva la zia illetterata, quando alle elementari prendevate un brutto voto nel tema per gli errori di grammatica e di sintassi. La mamma, con una laurea in lettere, invece – forse solo per severità – era più dubbiosa a riguardo.
Non a caso il giudizio assolutorio arrivava dalla parte meno colta della famiglia.
L’idea che servano “contenuti” per un sito o per una televisione, o per un magazine degrada di per sé il contenuto a mera funzione della liturgia che attira click. Normalmente si tratta di avere un mezzo per raggiungere delle persone e di voler vendere questa visibilità a qualcuno che ne ha bisogno per vendere altro.

Quindi il contenuto non è lo scopo della comunicazione – come erroneamente pensava la zia illetterata – ma il mezzo che serve ad attirare gente alla liturgia: delle inserzioni pubblicitarie o dei click poco importa.
Nella declinazione speciale che assume sui social network, dovendone incarnare l’essenza, il contenuto si limita all’invito all’autorappresentazione.
Anche quando si propone un argomento che viene commentato, il punto è che viene proposto perché così può essere commentato, in modo che “il contenuto” possa svolgere al meglio la propria funzione di specchietto per la rappresentazione delle identità piccole piccole dei commentatori.

Quindi, la rivoluzione è: il contenuto siete voi. Il che implica un paio di conseguenze non banali: in primis – come direbbe l’immortale don Bastiano di Flavio Bucci ne “Il Marchese del Grillo” – che si annulla quel salubre moto di uscita da sé che la fruizione di contenuti non gestiti da content- manager(!) nei secoli scorsi implicava, con generale riduzione del tasso di idiozia, in secundis (sempre grazie, don Bastiano), che ciò che si fruisce come contenuto, non essendo tarato in tutto e per tutto sulle proprie esigenze, come è normale per ogni prodotto marketing-oriented, indirizzava gli individui ad una costruzione logica universale che poteva anche – come effetto collaterale – dare luogo ad una coscienza critica e a moti empatici incontrollati nei confronti del resto dell’umanità.
Quindi quando si parla di contenuti, iniziamo subito a mettere a fuoco che stiamo affrontando il tema assolutamente secondario di costruire piccoli inganni per convincere qualcuno a darci dei soldi mentre si masturba.

Cover by Giulia Antonicelli

Enrico Settimi

45 anni, è nato ad Ancona e vive tra Roma e Torino, è sposato e ha due figli. È laureato in filosofia, anche se non ha ancora ben chiaro su cosa ha fatto la tesi. Sa scrivere e raccontare storie (in vari sensi) ed è grazie a queste qualità che si guadagna da vivere. Di mestiere fa il copywriter.
È coautore della sceneggiatura del film “Acqua di Marzo” di Ciro de Caro (è stato presentato con discutibile fortuna alla sagra del cinema di Roma). Ha collaborato come autore e regista al documentario “L’Italia dei Longobardi”, prodotto da Archeoframe, il laboratorio di comunicazione dei beni archeologici della IULM di Milano.
Ha scritto il testo per l’istallazione su Costantino in occasione dei 1700 anni dall’editto di Milano.
Tra i suoi documentari (per Fox, Istituto Luce, Rai, Mediaset), “La lambretta – ascesa e caduta di un miracolo italiano” “Seveso la tragedia del silenzio” prodotto da Wilder per Rai. È stato consulente Fox per la localizzazione in Italia di prodotti documentaristici americani presso History Channel.
Per Studio Universal ha ideato e realizzato numerosi prodotti televisivi, tra cui la produzione “Hollywood al D-Day” featuring “Il D-Day di John Ford”. In precedenza, tra le altre attività si è occupato delle ricerche per la realizzazione dell’archivio storico audiovisivo della sede RAI di Gerusalemme. E’ stato cronista per Radio Città Futura, Radio Popolare, autore di documentari storici radiofonici (“Cile 1998, l’oblio della democrazia”).
Enrico Settimi

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