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SARA AHMED.
20 cose da sapere
sulle ragazze con il velo

Uncategorized di Miriam Bendìa

27 luglio 2016

Questa foto è una carezza.
Vogliono farci credere che si tratti di uno scontro tra civiltà e culture ma non dobbiamo credergli.
Vogliono farci credere che il nemico sia l’Islam, i musulmani, i rifugiati e noi non dobbiamo dargli retta.
Ci diranno che il problema sono le religioni e noi dobbiamo rispondere che l’unico colpevole è chi insegue il Dio Denaro e chi vende armi.
Vogliono metterci l’uno contro l’altro nascondendo il vero nemico, e noi non dobbiamo stare al loro gioco.
Politici e giornalisti sciacalli vogliono riempirci la testa di pregiudizi e luoghi comuni e noi non dobbiamo ascoltarli.

Sharifa Ismalia e la sua amica
Questa foto è una carezza e vale più di mille parole dette o scritte.
Grazie a Sharifa Ismaila e alla sua amica.

Ci sono 20 cose che dovete assolutamente sapere sulle ragazze con il velo (come me)…
1) Non siamo pelate.
2) Non dormiamo con il velo.
3) Non ci facciamo la doccia con il velo.
4) Non è incollato con il Super attack.
5) Dentro casa stiamo senza velo.
6) Quando piove usiamo l’ombrello, perché il velo non è un impermeabile.
7) D’estate abbiamo caldo (come tutti), non abbiamo un condizionatore incorporato in testa.
8) È una scelta, non un’imposizione (salvo casi rari e sfortunati).
9) È un atto di devozione, dopo un percorso spirituale interiore.
10) A tutte le donne è concesso vederci senza velo.
11) I papà, gli zii, i nipoti, i bambini, i nostri mariti possono vederci senza velo.
12) Siamo belle con o senza.
13) I capelli li curiamo, come qualsiasi altra donna.
14) Laviamo, stiriamo e profumiamo i nostri numerosi veli.
15) Il velo islamico non copre il viso.
16) Il Niqab, Chador, Burqa non sono una prescrizione islamica.

Per amor di chiarezza…
Hijab: il velo islamico prescritto nel Corano.
Niqab: il niqab è un indumento presente nella tradizione araba preislamica che copre l’intero corpo della donna, legato alla corrente Wahabita e Salafita e indossato anche dalle ebree ortodosse.
Burqa: conseguenza di tradizioni locali afgane indipendenti dalle prescrizioni religiose islamiche.

17) Non tutte le musulmane sono arabe e non tutte le arabe sono musulmane.
18) Indossare il velo non ci rende migliori di chi non lo indossa (né ci rende peggiori).
19) Se siamo in un posto con sole donne, possiamo tranquillamente toglierlo.
20) Andiamo anche noi dal parrucchiere (donna).


“Chiunque uccida un uomo sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. E chi ne abbia salvato uno sarà come se avesse salvato tutta l’umanità”. Questo è un verso del Corano ed esprime perfettamente i precetti pacifici islamici.
La guerra, nell’Islam, esiste solo in ambito difensivo e anche in questo caso ci sono determinate regole da rispettare: non bisogna distruggere i luoghi di culto, abbattere alberi, attaccare solo se si viene attaccati, non attaccare donne, anziani e bambini.
Il Corano prescrive chiaramente che non vi è costrizione nella fede, nessuno ha il diritto di costringere qualcuno a convertirsi. Ogni uomo ha il proprio credo e deve essere rispettato. I militanti dell’Isis non sono musulmani, ma mercenari che distruggono non solo chiese ma anche moschee, uccidono donne e bambini anche musulmani, senza distinzione. I terroristi non hanno religione né conoscono valori.

metà Sara_600

Allah akbar, lo dico ogni volta che prego.
“Allah Akbar”, lo dicono 1,6 miliardi di musulmani nel mondo, ogni giorno per cinque volte, a ogni preghiera.
“Allah Akbar”, lo dicono i muazenin, nelle moschee, in ogni paese di questa terra.
“Allah Akbar”, noi musulmani, lo diciamo da secoli, da circa 1400 anni.

Vi presterei le scarpe di un musulmano per camminarci dentro, così potreste provare la pressione che sentiamo dopo ogni attentato.
Vi darei i nostri occhi per guardare i musulmani morti per mano dell’Isis, anche se un po’ lontani da questa Europa.
Vi darei le nostre orecchie, per sentire il suono delle bombe che cadono ogni giorno in testa ai nostri cari in Medio Oriente.
Vorrei farvi ascoltare e leggere gli insulti che ci vengono rivolti.

E non ditemi che cadiamo nel vittimismo, perché vittime lo siamo. Siamo vittime di questa disinformazione, del razzismo e dei luoghi comuni.
Siamo vittime dei Media che preferiscono sottolineare cosa urla un terrorista prima di uccidere vite innocenti, invece che darvi un quadro oggettivo del periodo storico che stiamo vivendo.
Il terrorista di Monaco non ha urlato “Allah Akbar”, questo è giusto sottolinearlo, anche se qualcuno avrebbe preferito che lo urlasse.
Poco mi importa cosa urla un terrorista e quali siano le sue origini. Quello che importa è che la gente smetta con questo continuo “Noi e Voi”.

Anche noi musulmani abbiamo paura di morire per mano di qualche squilibrato, che come vedete non sempre urla “Allah Akbar”.

Sara Ahmed

Ph: Bnrnyo Owe


Sara Ahmed è nata a Roma, il 16 agosto 1991. Vive a Roma e ha la cittadinanza italiana. Si è diplomata presso il Liceo Classico Immanuel Kant e poi ha studiato a La Sapienza.
I suoi genitori non volevano che lei indossasse l’Hijab, è stata una libera e ponderata scelta.
Sara è una ragazza con il velo.

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa