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DA ROUEN A ROMA.
Un unico abbraccio
e dio sorride

Uncategorized di Miriam Bendìa

3 agosto 2016

Sono atea, scettica e agnostica (a fasi alterne e non per forza in quest’ordine).
Il termine agnostico, dal greco antico ἀ- (a-), senza, e γνῶσις (gnōsis), sapere, conoscenza, indica un atteggiamento concettuale con cui si sospende il giudizio rispetto a un problema, poiché non se ne ha o non se ne può avere sufficiente conoscenza.
Oggi mi sento agnostica ma che bella preghiera per la pace quella di domenica.

abbraccio
Questa foto entrerà nella nostra memoria storica.

Avevo 15 anni quando Don Donato rispondeva a una delle mie solite irreverenti domande sostenendo che esiste un solo dio, al mondo, c’è chi lo chiama Dio, chi lo chiama Allah, chi lo chiama Budda… Ognuno con il proprio linguaggio prega l’unico dio e ne disegna il volto simile al proprio.
Oggi quel dio (se esiste, come sosteneva Don Donato) sorride, guardando questa foto.

Domenica 31 luglio, come tutte le domeniche, milioni di cristiani si sono svegliati per recarsi in chiesa alla santa messa. Domenica però, in molte chiese italiane, erano presenti anche tanti fedeli musulmani. Sì, esatto, dei musulmani in chiesa, durate la santa messa.
A Milano, a Genova, a Firenze, a Roma, a Bari, a Palermo, imam e fedeli in preghiera con i cattolici hanno risposto all’iniziativa di solidarietà promossa dalla comunità islamica francese dopo l’uccisione di padre Jacques Hamel, avvenuta il 26 luglio nella chiesa di Saint Etienne du Rouvray, nei pressi di Rouen in Francia.
Musulmani e cristiani insieme per mandare un messaggio chiaro e forte a Daesh: voi non rappresentate affatto l’Islam e di certo non rappresentate i 1.7 miliardi di musulmani che vivono pacificamente, in tutto il mondo, con i loro vicini di casa cristiani, ebrei, buddisti, induisti, taoisti, scintoisti… Insomma con tutti i rappresentanti delle 18 principali religioni esistenti e con gli incontentabili (come me).
padre Jacques Hamel
«La pace sia con voi», questo è stato l’esordio di Abdullah Cozzolino (segretario generale della Confederazione Islamica Italiana). Cozzolino ha partecipato alla messa celebrata dal Vescovo ausiliario di Napoli, monsignore Gennaro Acampa, insieme a una delegazione della Federazione regionale della Campania per la Confederazione Islamica. «Siamo qui oggi per dare testimonianza del nostro cordoglio, della nostra profonda amarezza per quanto è successo a Rouen. Noi musulmani non ci riconosciamo in simili gesti e siamo contro il terrore e contro il radicalismo. Dobbiamo tendere tutti verso la pace e verso l’unione. Vi saluto rivolgendovi il nostro messaggio di pace salam aleikum», ha concluso Cozzolino che, ai piedi dell’altare, si è stretto in un forte abbraccio con monsignore Acampa.

Ahmad Al-Tayyib, il grande imam di Al-Azhar (la massima istituzione dell’Islam sunnita con sede al Cairo), ha condannato «l’attacco terrorista» contro la chiesa in Normandia. «Gli autori di questo attacco barbaro si sono spogliati dei valori dell’umanità e dei principi tolleranti dell’Islam che predica la pace e ordina di non uccidere gli innocenti». «L’Islam ordina il rispetto di tutti i luoghi di culto dei non musulmani», ha aggiunto rinnovando l’appello a unirsi per far fronte al «cancro del terrorismo». «Azioni come quella di Rouen e come le altre di queste settimane rendono la vita difficile a tutti. Anche a noi musulmani, non solo a chi viene colpito direttamente negli attentati: le vittime, i famigliari, i paesi. Ma noi non possiamo fare niente contro di loro. Loro sono armati. Noi possiamo solo condannare questi atti che non hanno niente a che vedere con la religione e possiamo essere vicini a chi viene colpito».

Ci racconta Abdel Hamid Shaari, guida dell’Istituto Islamico di viale Jenner a Milano. «È un dovere denunciare queste cose. Noi è da anni che lo facciamo ma queste persone non vengono in moschea. Non partecipano alla preghiera. Non fanno parte della nostra comunità». «Vi sentite vittime? Noi lo siamo due volte. Chi compie gli attentati dice che noi siamo fuori dall’Islam. Che noi non siamo bravi musulmani. Alla fine noi siamo nel mirino come voi».

Anche Sara Ahmed, domenica, era in chiesa per la santa messa. «Ricordate che molti musulmani vengono uccisi dal terrorismo, soprattutto ragazzi giovanissimi ai quali vengono spezzate le ali. Ringrazio i fratelli musulmani per averci omaggiato oggi della loro presenza. I terroristi sono ragazzi che si sono persi nel loro egoismo. Queste sono alcune delle frasi pronunciate da Don Luigi, presso la chiesa di San Simone e Giuda Taddeo a Roma. Inizialmente sono rimasta in piedi dinnanzi la soglia, ma sentendo queste parole ho voluto sedermi e ascoltare. Martedì 2 agosto, incontrerò in shallah Don Luigi per preparare degli incontri, tra musulmani e cristiani, volti a dare un messaggio di pace e fratellanza. Nel mio quartiere, purtroppo non abbiamo vere moschee dove pregare ma solo garage e scantinati adibiti a luoghi di culto. Spero comunque un giorno di avere anch’io un posto dignitoso dove meditare, per poter invitare lì i cristiani che a fine messa si sono avvicinati a noi, stringendo la mano ai musulmani presenti e pregando insieme ricordando tutte le vittime del terrorismo di qualunque credo».
davanti la chiesa
Io, che non entro in una chiesa da molto, molto tempo, domenica avrei voluto partecipare alla messa celebrata da padre Francesco Marcoaldi, a Ventimiglia.
Lì, una donna musulmana ha scelto di togliersi il velo, esclamando «sono uguale a voi e questo simbolo non deve farvi paura».
Il suo sacrificio è stato un segno di rispetto verso i fedeli cristiani, ha preso la parola e ha raccontato che quando lo porta sul lungomare qualcuno le grida terrorista, poi ha invitato musulmani e cristiani a non avere timore gli uni degli altri «perché siamo tutti fratelli e sorelle, mi tolgo il velo, perché voi possiate non aver paura e capire che sotto questo velo c’è una vostra sorella».
Lei, musulmana, ci ha insegnato il profondo significato del porgi l’altra guancia di Gesù: non ha odiato chi la odia.
Per noi ragazze italiane forse questo gesto non ha un particolare valore, ma provate a chiedere alle vostre nonne cosa significa realmente. Alcune di loro con il velo ci hanno trascorso una vita intera. Certo, purtroppo, esistono donne obbligate a portarlo e, per loro, quel velo diventa una gabbia. Ma ci sono anche le ragazze che scelgono di indossarlo (come Sara Ahmed) e, per loro, quel velo è libertà. E noi non abbiamo nessun diritto di giudicare l’altrui modus vivendi.

Un altro fedele islamico ha saggiamente ricordato che «siamo qui per manifestare contro il terrorismo e per dire che il terrorismo non ha paese: può essere cristiano, musulmano, ebreo o buddista».

San Paolo: «Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti».
Domenica 31 luglio, oltre 23mila fedeli musulmani nelle chiese italiane: chi voleva il male ha costruito ponti.
Ora, dopo aver ascoltato i miei amici musulmani, mi domando chi siano dunque questi terroristi dell’ISIS (the Islamic State of Iraq and Syria).
Sono ragazzi sperduti sui quali la vita pesa troppo e niente più.
Ora, so che noi non dobbiamo avere paura di loro. Noi la vita l’amiamo.

 

Grazie a Gregorio Borgia per la foto di copertina.

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa