Storie sulla comunicazione e quello che ci circonda.

 

Newsletter

LE DONNE DEL VINO.
La storia delle passioni
di Donatella Cinelli Colombini

Uncategorized di Miriam Bendìa

2 settembre 2016

L’intervista è stata realizzata con la collaborazione di Enrica Ercoli.

Sulla collina di Montalcino, a 225 metri sul mare, sorge Il Casato Prime Donne, circondato da 16 ettari di vigneti di Sangiovese per la produzione del Brunello. Solo uno degli amori di Donatella Cinelli Colombini.
Nella parte inferiore dell’edificio in pietra si trova la cantina di invecchiamento con tonneaux e grandi botti in rovere. Qui matura il Brunello: inizialmente in contenitori piccoli e poi sempre più grandi fino alle botti da 40 hl. La tinaia è divisa in due parti, quella tradizionale è sotto un tetto a capriate di legno mentre quella più innovativa è sotto una tettoia in ferro aperta su quattro lati. Si chiama Tinaia del Vento ed è concepita per fare della natura la protagonista della qualità. Qui l’aria pulita della Val d’Orcia è usata come elemento fondante del sapore nel futuro vino, il Brunello appunto, vinificato con lieviti autoctoni selezionati e senza l’uso di pompe.

Gli antenati montalcinesi hanno passato il casato di padre in figlio anzi di madre in figlia visto che, da tre generazioni, questa proprietà viene trasmessa dal ramo femminile e anche lei, Donatella, l’ha destinata (per il futuro) a sua figlia Violante. Una scommessa decisamente vincente quella di puntare sul talento e la sapienza delle donne. Come e perché è nata dentro di lei?

Io provengo da una famiglia storica del Brunello e, nel 1998, mia madre ha deciso di andare in pensione e di lasciare l’azienda in mano a mio fratello che ne è tuttora titolare.  A quel punto ho chiesto di avere comunque l’opportunità di realizzare il mio sogno: produrre grandi vini di nicchia. I miei genitori mi affidarono due aziende: questa dove ci troviamo ora (che si chiama Fattoria del Colle ed è a sud del Chianti classico) e una piccola proprietà di 40 ettari a Montalcino.

Queste due aziende erano completamente da ristrutturare: a Montalcino c’era un rudere e delle vecchie vigne, qui l’edificio era ancora in piedi ma tutti gli impianti erano da rifare, non c’era né il ristorante né la cantina.
Io, per iniziare, avevo bisogno di aiuto e mia madre mi donò delle piccole quantità di futuro Brunello ancora in botte (le annate dal ‘93 al ’97). Questo vino era il prezioso strumento per iniziare a crearsi un brand e una rete commerciale e, per riuscirci, avevo bisogno di una cantiniera. Telefonai alla scuola di enologia di Siena chiedendo che mi venisse assegnato un bravo studente e mi risposero che erano tutti prenotati. Quando domandai di ricevere una donna la risposta fu completamente diversa perché ne avevano liste intere dato che, purtroppo, nessuno le convocava.

Da questa circostanza nacque in me la consapevolezza che la discriminazione era così antica e così diffusa da essere ormai invisibile e che bisognava nella pratica dimostrare che oggi contano la competenza, la passione, l’attenzione e non certo il genere sessuale e la forza fisica.
Quindi decisi di creare un team in cantina di sole donne e la ribattezzai il Casato Prime Donne. Producemmo un Brunello selezionato da un panel di 4 assaggiatrici donne e cambiammo un premio già esistente cercando di valorizzare le donne che hanno il coraggio di cambiare, di fare qualcosa per le altre donne e per la società nel suo insieme.
Oggi il nostro vino è presente in 34 paesi nel mondo, ha importatori piccoli ma di alto profilo e un punteggio e un apprezzamento della critica altissimo, perché ha puntato sulla tradizione ma anche sul rispetto dell’uva.

lo staff di Donatella Cinelli Colombini

Come sceglie le sue ragazze?

Nella scelta di tutti i dipendenti (31 in totale, solo la cantina è formata da sole donne) gli elementi sono le capacità personali: fare squadra, elaborare le idee, capire l’ambiente in cui si opera e poi le conoscenze tecniche.

Ci sono dei vantaggi a essere donna nel mondo del vino?

No, ancora oggi le donne sono nettamente svantaggiate nel mondo del vino. E non solo in quello.

Ci racconta che cosa sono le Cantine aperte? E come si pratica il trekking urbano?

Cantine aperte è una giornata di maggio che coinvolge un migliaio di cantine italiane: i titolari ricevono personalmente i visitatori. Questo evento ha diffuso in Italia il turismo del vino, creando la moda di fare gite nelle zone del vino più o meno famose. La prima edizione è del 1993 in Toscana, allora le cantine erano solo 25 ora sono 21.000 e hanno un giro d’affari sui 3,5 miliardi di euro.
Trekking urbano invece riguarda la città ed è un’idea che ho avuto quando ero assessore al turismo a Siena. Nel 2001-2002, studiammo i percorsi a piedi in città e ci rendemmo conto che poteva essere un modo alternativo di fare turismo lento, poco invasivo e che può essere fatto anche di notte e in tutti i mesi dell’anno diversamente da quello in campagna e montagna (condizionato dalle stagioni).
Creammo così un giornata nazionale e da lì si diffuse in tutta Italia.

la cantina di Donatella Cinelli Colombini

L’amore per l’arte, per il vino, per lo sport, per la scrittura e la famiglia… Come riesce a conciliare tutte le sue passioni e gli impegni di donna e manager?

Quando sono diventata assessore mia figlia era già grandina e questo mi ha avvantaggiato.
Naturalmente, come donna tutto è più difficile, quindi un impegno politico da coniugare con l’azienda e da svolgere a Siena è molto impegnativo. Siena non è solo una meta turistica, è una delle città gotiche tra le più importanti d’Europa, ma conserva anche alcuni aspetti del Medioevo scomparsi altrove come la civiltà delle contrade. Ha un patrimonio storico-artistico enorme e non ci si può lavorare nei ritagli di tempo e nel frattempo stavo creando l’azienda.
Ho rinunciato a quasi tutti i viaggi all’estero. Ho assunto una persona per la parte commerciale del vino. In pratica mi sono fatta sostituire in tante attività dell’azienda e questo ne ha rallentato molto lo sviluppo, ma ho anche imparato tantissimo dall’esperienza pubblica: un imprenditore ha l’istinto di correre sempre più veloce e invece ho imparato che è perfettamente inutile correre se non si è capaci di farsi seguire dagli altri, quindi il ritmo finale lo dà il più lento.

Dopo tanti successi, c’è un sogno che ancora non è riuscita a realizzare?

Chiaramente in questo momento mi sto dedicando all’azienda che deve essere completata, quella di Montalcino con una tinaia in cemento nudo non vetrificato e dei contenitori da vinificazione di ultima generazione e qui alla Fattoria del Colle con la creazione di un magazzino sotterraneo per le bottiglie.
Poi mi sto occupando anche della Doc Orcia: una nuova denominazione nata nel 2000, molto promettente, in un territorio meraviglioso.
Dall’altro lato seguo Le donne del vino, un’associazione nata nel 1988 che riunisce circa 650 donne (imprenditrici, ristoratrici, giornaliste, esperte) e che ha davanti grandi sfide dopo l’istituzione delle quote rosa nel mondo del vino. Bisogna creare corsi di formazione e organicità delle conoscenze, lavorando in gruppo per dare autorevolezza e forza al messaggio.
Con loro vorrei realizzare un nuovo progetto diffuso: La festa delle donne del vino, da celebrare il sabato precedente all’8 marzo, in tutti i luoghi nei quali le donne operano anche per conoscere il pubblico delle consumatrici. Questa fase si concluderà entro massimo 3 anni.
Spero infine di potermi dedicare al turismo religioso, creando una nuova modalità di visita soprattutto dei conventi perché diano sollievo all’uomo moderno.


Nata nel 1953 in una famiglia di produttori di Brunello di Montalcino, Donatella Cinelli Colombini si è laureata in Storia dell’Arte Medioevale.
Nel 1993 ha fondato il Movimento del turismo del vino e ha inventato Cantine aperte, la giornata che in pochi anni ha portato al successo l’enoturismo in Italia. Oggi insegna turismo del vino nei Master post laurea di tre università. Dopo 14 anni di esperienza professionale nelle imprese di famiglia, nel 1998 ha creato la sua azienda composta dalla Fattoria del Colle a Trequanda e dal Casato Prime Donne a Montalcino. Nel 2003 ha vinto l’Oscar di miglior produttore italiano assegnato dall’AIS Bibenda e ha pubblicato il Manuale del turismo del vino seguito, nel 2007, dal libro Marketing del turismo del vino. Dal 2001 al 2011 è stata Assessore al turismo del Comune di Siena. Fra le sue realizzazioni il trekking urbano una nuova tipologia di turismo sportivo che, da Siena, è stato esportato in tutta Italia. Nel 2012 ha ricevuto il Premio Internazionale Vinitaly e l’anno successivo è stata eletta Presidente nazionale delle Donne del Vino e Presidente del Consorzio del vino Orcia. Nel 2014 è stata nominata Cavaliere della Repubblica Italiana.

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa