Wonder Woman - Artwork di Bill Galvan

GIOIA GOTTINI.
Personal branding
ma solo per donne

Si definisce coltivatrice di successi, Gioia Gottini business coach di Torino. All’arrivo del primo figlio, ha deciso di lasciare il mondo mal pagato dell’editoria per mettersi in proprio, con l’intento di aiutare le donne, e solo loro, a scoprire i propri talenti e a farli diventare un’impresa.
L’abbiamo incontrata per farci raccontare il suo percorso professionale, ispirato quest’anno alla figura di David Bowie, alla sua originalità e alla capacità di cambiare.

Un profilo unico, il suo, cresciuto velocemente grazie a tanta formazione (soprattutto con le ladies americane del coaching), all’esperienza maturata, al fare rete online e offline. Tutti fattori che, in breve tempo, l’hanno portata ad essere nominata da Facebook come una delle due donne italiane più influenti nel web nel 2015. L’altra era una certa Samantha Cristoforetti.

Mi racconti la tua evoluzione professionale?
Il passaggio da lavoratrice dipendente a indipendente è avvenuto quando aspettavo mia figlia. Lavoravo nell’editoria, ero mal pagata e con orari inconciliabili con la maternità, almeno secondo me. In questa professione nasco come coach, all’inizio era un mix di life&business. Stavo cercando una direzione, avevo la mia bella certificazione, ma prima di arrivare a essere quella che sono ho attraversato diverse incarnazioni.

Sono stata una spiritual coach ed essendo un’astrologa da tantissimi anni ho lanciato l’astrocoaching. Mi piaceva tanto perché io nell’astrologia già cercavo di tirare fuori il potenziale delle persone. Ha funzionato? Sulla carta sembrava fantastico, ma poi arrivavano da me persone che mi chiedevano solo se il fidanzato sarebbe tornato e ho lasciato perdere.

Alla fine, mi sono resa conto che la mia mission sarebbe stata quella di aiutare le donne a mettersi in proprio. Quindi, studiando a lungo il personal branding, ho deciso che sarei stata una volenterosa contadina che, seminando un po’ di buoni consigli, di idee, link utili trovati in giro nella rete, le avrebbe aiutate a far fiorire i loro talenti, le loro capacità e quindi anche un business.

Gioia Gottini business coach

In questa fase hai capito l’importanza della rete, sia online che offline. L’argomento ti stava così a cuore che hai creato Rete al femminile. Una community su Facebook che da Torino e arrivata in tutta Italia e che ti è valsa, nel 2015, la nomina da parte del colosso di Menlo Park a donna influente nel web. E poi, in ultimo, la realtà dei Mercoledì della Mansardina con il canale Youtube. Com’è andata?
Tutto nasce da un’esigenza personale. Quando mi sono messa a lavorare in proprio mi sentivo un po’ isolata, credo che capiti a molte. Lavoravo da casa, nemmeno in un coworking.

Poi c’erano dei rapporti, persone con cui interagivo, soprattutto online. E poi c’erano le community internazionali: mega grupponi che frequentavo quando facevo i corsi con le coach americane.
Lì ho visto la bellezza di fare rete con forum e gruppi Facebook, accoglienti, con zero competizione e con tutte queste donne che ti davano una carica pazzesca. Già allora mi chiedevo perché questa realtà non esistesse anche in Italia. Uno spazio dove, senza troppe formalità, si potessero incontrare grandi e piccole business-woman, fondamentalmente per non sentirsi sole.

Così ho iniziato a incontrare le ragazze che conoscevo online, sui canali social. Ci vedevamo davanti a un caffè e una fetta di torta, ci presentavamo e parlavamo delle nostre attività e delle nostre difficoltà: dal realizzare il sito, al cliente che non pagava. Poi il gruppo si è ingrandito e abbiamo cercato dei posti più grandi. Questa è stata un po’ la genesi di Rete al femminile che all’inizio era solo a Torino.

Ci si trovava una volta al mese e ho aperto un gruppo su Facebook per tenere i contatti e per continuare le discussioni iniziate nell’incontro dal vivo. Dopo un anno così (attraverso la mia newsletter), ho lanciato l’idea di ricreare la stessa idea nel resto d’Italia. È stato particolarmente bello veder nascere delle reti in province piccole nel sud d’Italia, in situazioni dove sai che ci sono poche alternative per una donna che voglia lavorare in proprio. E chi ci prova è già di per sé una mosca bianca. Spesso mi mandavano le foto con queste grandi tavolate, anche di 20 persone, e alcune di loro con i bebè in braccio. Cosa inusuale nelle riunioni business dove i bambini sono banditi…

Chi sono le tue clienti?
Le donne che si rivolgono a me, in genere, mi conoscono tramite il molto materiale gratuito che metto a disposizione in rete. Quindi, quando arrivano, hanno più o meno capito cos’è il personal branding. Sono aperte a fare questo percorso.
Hanno sempre voglia di riscatto, di poter fare la differenza nella loro vita. Amo il fatto che attraverso il mio aiuto riescano a sviluppare un’attività che funziona e che dia loro la possibilità di essere indipendenti. Poter fare delle scelte consapevoli, decidere se fare figli o meno, viaggiare, vivere da sole senza dipendere dagli altri.

Il denaro è spesso un tabù per le donne, tu ne parli spesso, cosa vedi nelle tue clienti?
Con il denaro vengono fuori tutte le credenze limitanti che ci sono state trasferite con il latte materno. Anche se io l’affronto in chiave business, l’argomento si copre di significati e stratificazioni psicologiche che poco hanno a che fare con il denaro in sé. Una su dieci è molto risolta e pensa di meritarsi un sacco di soldi, ma è l’eccezione. Tutte le altre non sanno quanto chiedere per il loro lavoro, si dà alle tariffe un valore su di sé come persona.

Quindi io sento come dovere personale di dichiarare i miei prezzi, di parlare dei miei guadagni, dei miei obiettivi economici. Un’altra battaglia che porto avanti è quella di esporre i propri prezzi. In alcune c’è molta paura a farlo. Bisogna far capire che un sito con il tariffario aiuta i clienti, mentre il primo pensiero è quello di non metterli per la concorrenza: ma si lavora per i clienti e non per la concorrenza.

Qual è lo strumento di marketing più efficace per una donna che vuole mettersi in proprio, partendo dalla tua esperienza?
Soprattutto se hai un’attività online, secondo me, è la comunicazione, anche se forse non è un vero strumento di marketing. All’inizio, le persone le avvicini con i materiali che metti in condivisione. Quindi, se scrivi dei post interessanti, fai una bella newsletter, iniziano a seguirti e generi curiosità. Perciò, quando arrivano alla fase vendita, sono già convinte al 60%. Investire sulla qualità e sull’utilità della comunicazione è secondo me l’operazione marketing migliore.

Gioia Gottini self coach
Quali sono le linee guida della tua comunicazione?
Di solito non voglio far perdere tempo alla gente perché detesto quando lo fanno con me, cerco di andare subito al sodo: non sto scrivendo un romanzo, lo tengo sempre presente. Mi piace essere chiara, comprensibile, non stupisco con paroloni perché secondo me non ce n’è bisogno. Mi sforzo di dare qualcosa di applicabile, E cerco di stare dentro le mille parole. Leggendo sovente da telefonino, mi rendo conto che se devo scrollare spesso smetto di leggere perché non ho tempo.

Mi è piaciuto molto un tuo post dove parli di essere l’eccezione nel proprio business, di essere originali, sanamente ribelli. Per te, l’originalità è un punto di partenza e non di arrivo. Cosa intendi?
All’inizio, mentre si cerca ancora la propria strada, è normale che guardando cosa fanno le altre già in attività, si arrivi a copiare un po’ lo stile. Io dico sempre che ti devi ricordare che c’è un valore nella tua originalità e perciò ad un certo punto devi uccidere virtualmente i tuoi modelli. Per me l’originalità parte da questa domanda: quello che sto facendo e che magari fanno tanti altri si potrebbe fare in modo diverso? C’è qualche area che rimane scoperta?

Quest’anno il mio nome tutelare è David Bowie quindi spesso mi sono chiesta di fronte alle mie decisioni: lui come farebbe questa cosa? Lui, in tutta la sua carriera, non si è mai ripetuto. E io nel mio piccolo ci provo.

Bowie Ziggy Stardust
Sottolinei spesso il valore della pianificazione nel diventare imprenditrici, perché?
Quando non la facevo, vivevo alla giornata. Non farlo in questo lavoro è molto rischioso. In un attimo perdi di vista l’orizzonte di quello che stai facendo e così ti ritrovi a metà anno in affanno, avendo realizzato il 10% di quello che ti eri prefissato. E neanche il 10% migliore, ma quello più urgente.

È importante avere una pianificazione seria da tenere sempre sotto gli occhi, magari appesa a una parete. Questo ti impedisce di essere trascinati dalla quotidianità, significa sapere a cosa puoi dire sì durante l’anno per cogliere un’occasione, avendo il senso delle cose e delle priorità. Di solito non si fa e io insisto molto, anche per una questione di tempestività, per evitare che qualcun altro realizzi la tua idea, a cui stai ancora solo pensando.

Mi sembra che una delle tue parole chiave sia rinnovamento, ne parli molto, si percepisce dal tuo percorso e anche dal sito.
Rispetto al proprio business, consiglio di rifarsi ogni sei mesi le stesse domande che lo hanno generato. Se le risposte sono le stesse va benissimo, se ci si dimentica quale era la risposta, è utile fermarsi e tirare il fiato. Sei mesi sono un intervallo di tempo fattibile per questo tipo di check, per trarre un po’ le conclusioni su quello che hai seminato e raccolto. È utile per aggiustare il tiro, per eliminare cose che non funzionano e aggiungerne altre, per distribuire meglio le tue forze.

Per quanto riguarda invece un rebranding, secondo me, ha senso farlo ogni due, tre anni. Un sito che cambia ogni anno mi fa pensare che questa persona non sa cosa stia facendo. Invece ogni tre anni, soprattutto a livello web, cambia tutto, il che può far invecchiare di colpo il tuo sito.

Quanto è importante l’ascolto e la cura del cliente, il seguirlo anche dopo l’acquisto?
In realtà tutti noi siamo clienti di qualcuno, quindi sai già cosa funziona. In un buon customer care, di solito, ti senti compresa prima e dopo l’acquisto. Siccome la concorrenza c’è, ti giochi tutto su quanto il cliente parlerà bene di te, sul passaparola.

Come si fa? Sicuramente offrendo un servizio giusto per quello che ti ha pagato, ma anche attraverso tante piccole attenzioni. Il cliente che si sente un po’ coccolato, poi è più motivato. Credo che in Italia manchi un po’ la cultura del customer care e noi piccole siamo favorite. Lavorando su numeri ridotti, possiamo permetterci di inviare gli auguri scritti a mano per il compleanno, magari anche un pensierino. Oppure andare sulla bacheca di un cliente e scrivere un saluto. Si tratta di un investimento, ma è anche qualcosa che umanamente fa stare bene tutti e due.

Ti stanno molto a cuore le late bloomer, perché?
Sì, è una cosa molto autoriferita. Io stessa mi considero una late bloomer. In molti campi sono arrivata un po’ tardi alle tappe tradizionali, ma ci sono arrivata con molta consapevolezza che è secondo me l’arma della late bloomer. Ad esempio, mi sono resa conto che dopo i 40 non mi importa nulla dell’opinione degli altri. Una vera rivoluzione, e questo secondo me ti permette di fare le cose che veramente desideri.

Alle signore un po’ in là con gli anni dico sempre che il presente è il momento giusto, perché magari vent’anni prima non lo sarebbe stato. Di venticinquenni molto consapevoli ne ho incontrate poche. Certo, quelle che ho conosciuto sono incredibili e quindi tanto di cappello, ma la normalità non è quella. È più facile che le persone che hanno 38-40 anni e oltre, che hanno già delle esperienze lavorative, abbiano una visione della vita più matura: è tutta una buona palestra per diventare delle brave imprenditrici.

Cover: Wonder Woman, Artwork di Bill Galvan.

Gabriella Chieregatti

Gabriella Chieregatti

Giornalista, dopo lunghi anni passati a lavorare in radio, prima a Torino e poi a Roma, è ora libera professionista nel campo più ampio della comunicazione e della creazione di eventi. Appassionata di musica, innovazione, running e food, compra spesso libri di crescita personale e fisica quantistica. Pendolare sulla rotta Roma - Torino - Roma, ha fatto del nomadismo una cifra esistenziale e mentale, sempre alla ricerca di nuove fascinazioni e terre da esplorare.
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