Manolo Blahnik ritratto di Luca Laversa

MANOLO BLAHNÍK.
The Art of Shoes

«Le uniche due cose che non ho mai dovuto imparare sono state come tenere una matita in mano e come nuotare. Entrambe mi sono venute naturali, quasi fossero un diritto di nascita».

Nato a Santa Cruz de la Palma, nelle Isole Canarie (da padre proveniente dalla Repubblica Ceca e madre spagnola), lo stilista spagnolo crebbe in una piantagione di banane e ad oggi, laurea in lettere e studi d’arte, è considerato uno dei footwear designer più influenti sulla scena del fashion system.
Si dice che il talento per il disegno Manolo l’abbia ereditato dalla madre, una donna dallo spiccato senso artistico con cui, da bambino, trascorreva lunghe giornate a dipingere con gli acquerelli.
La parola chiave per Manolo, scultore delle scarpe, è ispirazione: le idee per le sue creazioni di solito gli si presentano come vere intuizioni surreali, durante il sonno o al momento del risveglio.

Manolo Blahnik - The Art of Shoes

The Art of Shoes, così era titolata la mostra dedicata allo stilista spagnolo Manolo Blahnìk, organizzata da Arthemisia Group ( è stata in programma a Palazzo Morando – Costume, Moda, Immagine – a Milano, dal 26 Gennaio al 9 Aprile 2017).
Si trattava di una vera e propria passeggiata onirica quella tra le 212 paia di calzature gioiello custodite nelle teche di cristallo delle sale del museo, una location storica e maestosa, tra lampadari di cristallo, poltrone rivestite, quadri settecenteschi, sontuosi tendaggi, magnifici affreschi e antiche statue che parevano prendere vita accompagnandoci lungo la via.

E, oggi, vogliamo ri-visitarla insieme ai nostri lettori! Per chi l’ha vista (e amata) e per chi se l’è persa.

Lungo il percorso arte e moda si fondono, a tal punto da non riconoscerne più i confini e il tempo pare annullarsi, tra continui flash back e rilanci futuristici.
L’eclettico couturier ci mostra una moda polimorfa, spiata da più angolazioni, rivelandoci ciò che ne è derivato dalla sua mistura con le altre arti: disegno, architettura, scultura e pittura.
Gli ottanta disegni esposti lungo il percorso artistico non sono semplici bozzetti, ma idee platoniche dal leggero gusto rococò che trasformano la scarpa in modello, vere e proprie opere d’arte indipendenti eseguite a matita, con inchiostro di china e acquerello.

Manolo Blahník - The Art Of Shoes

1971, IVY for Ossie Clark – Manolo Blahnik ©

La sezione principale svela l’essenza dell’attività artistica di M. Blahnik, elencando le fonti costanti di ispirazione e i temi che si sono ripetuti ossessivamente in gran parte della produzione dell’artista: scarpe a pois, sandali con piume di struzzo, stivali lunghi, dettagli gioiello e stivaletti in seta grezza, tutti studiati nel minimo dettaglio.
I cinquantadue modelli esposti in questa sezione spiegano come lo scopo dell’artista-designer sia quello di comunicare la propria intima personalità attraverso le scarpe, così come lo scultore o il pittore fanno con le proprie creazioni, tant’è che a ogni paio assegna un nome, quasi fossero creature pronte a vivere un’elegante e sensuale esistenza.
Qui sono esposte scarpe per rispecchiare la personalità di alcune delle donne più importanti della sua vita, come Anna Piaggi, Paloma Picasso o Tina Chow.
Ed è proprio Piaggi il nome dato allo stivaletto in pelle aperto in punta ed allacciato, in Optical Art, ispirato alla scrittrice.

Manolo Blahnik Sketches Lolaglam

Le principali fonti di ispirazione vanno da personaggi storici quali Cecil Beaton (Agata, questo il nome della decolleté in satin di seta con rosetta ispirata ai suoi disegni) o Brigitte Bardot, al rispetto e la devozione per le epoche passate: dalla cultura ellenistica – come i meravigliosi stivali ispirati ad Alessandro Magno – al Barocco Siciliano fino alla suprema eleganza del Settecento. Queste creazioni, arricchite da pompon di chiffon, tacchi in palline di metallo, perle e strass, richiamano le atmosfere poetiche dei film di Visconti o dei grandi romanzi settecenteschi come Madame Bovary, Fortunata y Jacinta e Anna Karenina.

E ce ne è davvero per tutti i gusti, dall’omaggio ai tempi classici all’elogio dell’eclettismo moderno, con una sola regola: abbattere la banalità.

Ecco alcune tra le sue creazioni più innovative:

Apulo - Manolo Blahník

Apulo, il sandalo in pelle con borchie metalliche e suola in legno, ispirato alla Roma antica (2014-2015)

Manolo Blahník - The Art of Shoes

Kanun, lo stivale aperto in punta con lacci, in velluto di seta viola e nappa color oro, ispirato ad Alessandro

Nunzianta

Nunzianta, la scarpa da sera ricamata a mano a Parigi con pompon in filo di seta, ispirata al ritratto della regina Maria Luisa di Parma eseguito da R.Meng e conservato al Museo del Prado di Madrid nel 1765 (2014)

Harad

Harad, il sandalo da sera in velluto, con ricami in stile ecclesiastico in filo d’oro, finiture con cordino d’oro, fascette in pelle e tacco a goccia (2008)

Il maxistivale sopra il ginocchio decorato con cristalli e cintura, in collaborazione con Rihanna (2016)

La ricchezza e la varietà delle creazioni di Manolo Blahnik si riflettono non solo nella maestria dei disegni, ma anche nella vasta gamma di stoffe e sontuosi materiali utilizzati in tutto l’arco della sua carriera. Per oltre cinquant’anni, l’artista spagnolo ha fatto della ricerca la chiave della sua unicità, sperimentando un’ampia gamma di tessuti, come lo scultore fa con la sua materia.
In questa sezione si potranno ammirare creazioni in satin, taffetà, velluto, tweed, cachemire, pizzo, lana, lino, cotone e sete ottomane, una delle stoffe broccate tra quelle più eleganti prodotte nel mondo islamico. L’amore di Manolo per le stoffe risale ai tempi dell’infanzia, ereditato dalla passione della madre per i tessuti più ricercati, dai broccati ai ricami delicati. È divenuto famoso anche per la scelta di motivi audaci e poco convenzionali, tra cui il suo preferito, il floreale Marimekko.

Tra le idee più originali troviamo The dog bone, le scarpe con ossa di plastica per cani, in satin e seta ottomana.

The dog bone by Manolo Blahník - The Art of Shoes
La sua gamma di idee e di ispirazioni si arricchisce e si perfeziona ancor più, grazie all’influenza e allo studio approfondito di arte e architettura. Fin da adolescente l’ossessione per le proporzioni perfette dei piedi delle statue greche, soprattutto di Fidia e Passitele, non gli dava pace. Le forme di molte delle sue scarpe interpretano aspetti e temi delle opere di pittori come Francisco de Zurbaràn o Francisco de Goya, ma anche di maestri moderni come Pablo Picasso, Henri Matisse, Mark Rothko, Piet Mondrian e Alexander Calder o di scultori come Henry Moore e Barbara Hepworth.

Tra le strutture architettoniche che più hanno influenzato le sue creazioni possiamo riconoscere quattro elementi dominanti: gli archi, in particolare quelli del periodo ellenistico e romano; le geometrie architettoniche del barocco caratterizzate da pareti in cui si alternano motivi concavi e convessi – come in Sant’Ivo alla Sapienza – le cupole a cipolla delle architetture russe e il XXI secolo con gli edifici impossibili di Zaha Hadid, lo Shard London Bridge in vetroresina di Renzo Piano e il National Museum od Roman Art di Rafael Moneo, a Merida. Un esempio è la scarpa Guggennheim, una superba visione dell’omonimo museo di New York firmato da Frank Lloyd Wright.

Una delle ultime sezioni Gala e Collezione Marie Antoinette include una selezione di venti tra le creazioni più sorprendenti ed eccentriche di Manolo Blahnik, oltre a ventidue paia di scarpe della collezione Marie Antoinette, realizzata nel 2006 da Blahnik per il film di Sofia Coppola sulla regina francese.
Create usando le più raffinate sete francesi, le scarpe dell’artista sono la cristallizzazione perfetta della sua passione per il Settecento.
«Quando mi ha chiamato Milena Canonero – una costumista che adoro e che ha spesso lavorato per Kubrick – ho lasciato perdere tutto il resto», ricorda lo stilista. «Mia madre aveva letto una biografia di Maria Antonietta scritta da Stefan Zweig quando ero ragazzo, mentre io ho letto la versione di Antonia Fraser. Milena mi ha detto: falle sexy, non essere accademico!» Così Manolo si è immerso nello studio delle calzature del XVIII secolo, prendendo spunto da varie collezioni parigine e altre opere del V&A Museum di Londra.
Un’intera vita dedicata alla ricerca non solo del bello, ma della perfetta armonia tra arti, cultura, eleganza, eclettismo e anticonformismo.

Il percorso si conclude con un’installazione video dove lo stilista, ripreso in un elegante completo a quadroni bianchi e blu, tra impeccabile perbenismo e humour, impartisce sei lezioni di vita.
Tra queste ve ne segnaliamo alcune:

  • Always look impeccable (even if you are not): abbi sempre un’aria impeccabile (anche quando non ti senti di esserlo)
  • Be curious: sii sempre affamato di vita e curiosità
  • Remember to have fun: qualsiasi cosa tu faccia nella vita devi certamente amarla, ma soprattutto divertirti e non prenderti mai troppo sul serio
  • Keep going: anche se lungo il tuo cammino commetterai terribili e imbarazzanti errori, non fermarti mai, ma da essi trai un insegnamento.

E se fossero stati anche questi preziosi consigli la chiave del suo scintillante successo?
Nel dubbio proviamo a seguire le sue piccole lezioni di vita… Con ai piedi un paio di Manolo Blahnik, ovviamente!

Cover: Manolo Blahnik ritratto da Luca Laversa

Antonella D'Amato

Antonella D'Amato

Milanese di nascita ma partenopea nelle origini, nonostante sia fieramente innamorata e al contempo assuefatta ai ritmi frenetici e agli aperitivi della City, non ha mai dimenticato le tradizioni e i tramonti del suo amato Sud.
La penna è lo strumento che più la rappresenta. Si laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sul "Fashion Branding 3.0: innovazione e tecnologia nell’era digitale". Le sue due principali passioni, la moda e la scrittura, la portano a dedicarsi totalmente a qualsiasi attività possa fondere i due mondi.
Esperta di moda, è redattrice per diverse testate e autrice di studi nel settore.
Attualmente si occupa di comunicazione, sales e media content editing per un’azienda di moda milanese.
Crede che la gentilezza dovrebbe diventare il modo naturale di porsi nella vita, non l’eccezione. La sua filosofia di vita deriva dalla fusione di due citazioni, i cui autori hanno poco a che spartire ma il cui mix ben rende l’idea: una dannunziana, «Memento audere semper», e una dello stilista M. Blahnìk, «Always Look impeccable! (even if you are not)».
Antonella D'Amato

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