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NEUROMARKETING.
L’ABC delle neuroeconomie

Uncategorized di Ilaria Forniti

29 Giugno 2017

Chi non ha mai ceduto al fascino irresistibile di un acquisto che lo stava chiamando dalla vetrina? E chi non ha mai impugnato la busta con la stessa fierezza di una top model in passerella, contento di essere entrato in possesso di qualcosa che “gli serviva”?

La legge indiscussa del Neuromarketing afferma che un consumatore acquista sotto l’impulso di un’emozione, quella forza silenziosa rinchiusa nel subconscio, che influenza gran parte dei nostri processi decisionali razionali.
Il Neuromarketing sfrutta i metodi e le scoperte della Neuroscienza per studiare le risposte dei clienti agli stimoli d’acquisto e direzionarli nelle loro scelte.
Questo particolare ramo della biologia ci insegna che l’atto decisionale è realizzato dal cervello primitivo: l’acquisto è spesso condizionato da stimoli e piaceri e l’emozione è la principale forza motivante.
Partendo da ciò, questa nuova disciplina si serve di quelle regole della mente messe in evidenza dalla Neuroscienza per elaborare tecniche di persuasione efficaci.

Neuromarketing

La conoscete la legge del Less is more? In sostanza dare troppe possibilità di scelta distrae i consumatori.
E il principio di scarsità? Più una cosa è limitata, più la gente vuole averla.
Poi, c’è quello della riprova sociale: se qualcosa piace a tanti, questa tenderà ad accogliere sempre maggiori consensi.
E, ancora, il principio della prova gratuita: per gli utenti, ricevere qualcosa di gratuito crea un senso di dovere nei confronti dell’azienda.

Esistono poi delle parole in grado di suscitare emozioni. 
Se siete acuti copywriter, dovreste sapere che esistono parole capaci di influire sul ricordo e sulla memoria (utili a imprimere nella mente dell’utente la voglia di acquistare). Quali? Eccone alcune:

  • Tu: alla gente piace entrare in confidenza con chi parla.
  • Perché: offrire al cliente le ragioni della scelta, lo rende grato.
  • Gratuito: i regali piacciono a tutti, no?
  • Nuovo: molti consumatori ricercano la novità (early adopter).

E, infine, se siete dei web designer, sarebbe molto utile essere al passo del Neuro Web Design e sapere che è possibile guidare la vista dell’utente con alcune tecniche. Ad esempio, se si crea un punto focale l’utente ne verrà attirato, così come precisi schemi di colore suscitano l’attenzione dell’osservatore; anche i sistemi di indicazione, come le frecce, guidano l’utente lungo il processo di osservazione.

Neuromarketing

In termini puramente umani, il Neuromarketing può sembrare una macchina da guerra costruita per ridimensionare la nostra libertà di scelta. Ma il fatto stesso che acquistiamo, mossi da un’esigenza tacita, dovrebbe farci pensare che la nostra libertà è condizionata socialmente ancor prima dell’atto di scelta.
A questo punto, il Neuromarketing potrebbe rappresentare una consapevolezza e forse, se usato con senno, un mezzo per compensare le nostre lacune.

Ilaria Forniti
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