Juan Atkins

BORDERLAND.
Juan Atkins & Moritz Von Oswald

Tracciare una direttrice immaginaria che collega Berlino e Detroit presuppone una conoscenza musicale particolarmente evocativa che prescinde dalla storia di queste metropoli, tra loro diversissime e lontane eppure ar-tisticamente affini.
Se Fritz Lang avesse la possibilità di girare un sequel del suo capolavoro, probabilmente, sceglierebbe una delle due città come ambientazione.
L’ormai decadente Motor City culla del Fordismo, oggi alle prese con una difficile riqualificazione post-industriale e la capitale della Mitteleuropa, baluardo della rinascita e della continua trasformazione culturale del vecchio continente, hanno trovato nel corso degli ultimi decenni il loro comune acceleratore di particelle nella musica elettronica.
Juan Atkins
Juan Atkins, padre riconosciuto della techno music, folgorato tra i banchi di scuola dai sintetizzatori dei Parliament di George Clinton e dalle auto-strade plastiche dei Kraftwerk, sarà il protagonista del live in programma questa sera a Villa Ada insieme a Moritz Von Oswald.
Il leggendario producer, compositore e polistrumentista originario di Amburgo ma berlinese d’adozione, boss della Basic Channell, a lungo resident del Tresor, apre la sua ispirata waveform digitale alle contaminazioni electro-robo-funk di Atkins, ingegnere della propulsione ritmica, collaudatore di progetti dal moto armonico verticale particolarmente apprezzati, quali Cybotron e Model 500.

Fulcro della serata sarà la rappresentazione audio-visuale di Borderland, la sintesi compositiva risultato della prolifica collaborazione tra i due pionieri del sound design votato al dancefloor, in essere sin dal 1992. Un progetto ispirato all’Uckermark, regione storica della Germania settentrionale, e giunto con l’album intitolato Transport al suo secondo capitolo discografico.
Moritz Von Oswald & Juan Atkins
Un live a elevata tenuta di BPM è quello che si preannuncia questa sera sulla riva dello specchio d’acqua del parco romano, dove i poligoni lineari e gli angoli squadrati del rigoroso circuito teutonico asseconderanno come per rifrazione le vibrazioni a bassa frequenza di derivazione afro-americana dello scultore dei synth.
La performance, di conseguenza, risulterà inevitabilmente impreziosita di atmosfere late dancefloor oriented, densa di progressioni ellittiche, pause breathtaking, intermezzi jazzy, onde quadre, impulsi a led che alimenteranno il circuit bending creativo sostenuto dall’imponente setup tecnologico governato dagli autorevoli ambasciatori dell’asse Detroit-Berlino.

Naturale controcanto dell’architettura ritmica di Atkins e Von Oswald sarà garantito dall’impatto murale dei visual, come di consueto curati nei minimi dettagli, figli della stessa ispirazione che ha dato vita al progetto Borderland, ovvero il nucleo creativo che ruota intorno al leggendario festival Atonal.

Per una sera il parco di Villa Ada diventerà idealmente il Kraftwerk, l’ex centrale elettrica di Mitte che, al suo interno, ospita i club Tresor e Ohm, e dove da ormai quattro anni ha ripreso forma il più rappresentativo festival di musica elettronica berlinese, nato nel 1982 per volontà di Dimitri Hegemann (già fondatore del club e dell’etichetta Tresor).
Per una sera l’Electric Garden romano proverà a essere testa di ponte tra Roma e Berlino, inconsueto e atipico scenario per un progetto sperimentale dalle radici profonde e conosciute ma dalle ramificazioni ancora tutte da esplorare.

Fabrizio Montini Trotti

Fabrizio Montini Trotti

Classe ’75, appassionato di musica con il vizio della scrittura, Fabrizio è un inguaribile collezionista di vinile, da sempre alla ricerca di nuovi generi e talenti da ascoltare e da proporre. Non a caso la radio e la consolle sono stati, per un po’ di tempo, il suo habitat naturale.
Pur avendo appeso le puntine al chiodo, continua ad applicare i precetti del jazz, la sua prima passione, al lavoro e alla vita quotidiana, convinto che improvvisazione e ispirazione derivino dalla convergenza di vari elementi, proprio come predicava il suo “mentore” Sun Ra.
Al profeta dell’Alabama deve anche la sua devozione per l’afrocentrismo, che studia e declina nelle sue diverse forme musicali, dalla riscoperta dei suoni tradizionali fino all’elettronica.
Fabrizio Montini Trotti

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