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L’ARTE DELLA FUGA.
Vita di Gunnar Widforss,
pittore della “wilderness”

Arte, Libri di Massimiliano De Ritis

5 Settembre 2017

Dopo aver raccontato in un libro a metà tra la meditazione filosofica e il trattato di storia naturale (Il re dell’uvetta) la vita avventurosa di Gustaf Eisen, lo scrittore svedese Fredrik Sjöberg torna in libreria con un altro capitolo della sua personale “saga” degli eroi dimenticati. Stavolta lo ha dedicato a Gunnar Widforss (1879-1934), pittore sconosciuto in Europa quanto famoso negli Stati Uniti, dove è noto come il “pittore dei parchi nazionali”.

L’arte della fuga” non è però una biografia canonica, né tantomeno un’agiografia. Widforss ha probabilmente iniziato a coltivare la passione per i paesaggi nelle sue lunghe estati d’infanzia a Grisselhamn, arcipelago a nord di Stoccolma dove l’atmosfera familiare doveva assomigliare parecchio a quella del film Fanny e Alexander di Ingmar Bergman. Qui il piccolo Gunnar passava ore a osservare meticolosamente il mare e gli alberi che si trovava davanti, e se è vero che non si diventa pittori di paesaggi senza averne metabolizzato uno proprio, qui deve aver compreso che rappresentare un orizzonte senza un’anima porta facilmente alla banalità e alla retorica visiva.

Gunnar Widforss

Ciò che emerge, fin da subito, nell’arte di Widforss è l’assoluta mancanza di attitudine alla finzione. Il soggetto dev’essere presente davanti ai suoi occhi e illuminato nel modo giusto perchè la cosa possa funzionare. Da questo punto di vista, parte della sua sfortuna artistica dipende dal fatto di essere stato contemporaneo ai maggiori pittori modernisti. In un’epoca che magnificava Matisse e Picasso, i suoi acquerelli non dovevano avere grande attenzione. Per un realista come lui, che faceva della luce e dell’inquadratura giusta le sue uniche armi, la vita quindi non fu affatto semplice. La continua ricerca esistenziale, oltre che di sussistenza economica, lo porta prima a San Pietroburgo, poi in Svizzera, poi negli Stati Uniti, dove si sta affermando in quegli anni una vera e propria categoria di pensiero: la wilderness.

Walden ovvero Vita nei boschi, il classico di Thoreau in cui erano decantati i valori della vita naturale era stato pubblicato già nel 1854, ma da lì in poi una schiera di scrittori, fotografi e scienziati si impegnarono a preservare e a tramandare ai posteri alcuni esempi di natura incontaminata: Grand Canyon, Yosemite, Muddus, Noeea Kvill. Parchi che nacquero come “domeniche in un paesaggio feriale”. E Widforss era lì, in prima linea, a fissare con grande maestria la bellezza di quei paesaggi sulla tela. Sjöberg ragiona a lungo su questo ardore, quasi religioso, quello di una società malsana che crea delle “cattedrali naturali” per la sua cattiva coscienza.

Gunnar Widforss, Oak grove

Parte del successo di questo movimento fu comunque dovuto a Widforss stesso, vero e proprio “sacerdote visivo” di quelle bellezze monumentali. Ma non si trattava di riprodurre semplicemente la realtà. Per comprendere bene la sua filosofia, basta leggere una delle lettere che scrisse alla madre, durante un suo viaggio in Africa: «Vorrei essere un selvaggio e non avere mai visto un quadro, forse allora potrei cogliere meglio, o più correttamente, i colori. Le idee che ho avuto finora sulla luce e sull’ombra fino a qui sono ora del tutto inapplicabili. Le ombre sono così piene di luce, è un puro godimento solo guardarle».

L’arte della fuga
pp. 192
€ 16,00
Iperborea

Cover: Gunnar Widforss, Grand canyon (part.)


Fredrik Sjöberg è scrittore, entomologo, collezionista e giornalista culturale. Dopo gli studi di biologia a Lund ha passato due anni viaggiando intorno al mondo. Dal 1986 vive sull’isola di Runmarö, un paradiso naturale di quindici chilometri quadrati al largo di Stoccolma, dove studia le mosche, di cui è diventato uno dei maggiori esperti. La sua collezione di sirfidi è stata esposta alla Biennale d’Arte di Venezia del 2009. L’originalità della sua scrittura, che fonde letteratura, riflessione e divulgazione con umorismo e poesia, ha ottenuto successo e riconoscimenti a livello internazionale. Iperborea ha inoltre pubblicato L’arte di collezionare mosche, caso editoriale in tutta Europa e nominato dal The Times «Nature Book of the Year».

 

Massimiliano De Ritis