Angelo dalle ali nere di Alex Grodkiewicz

ON WRITING.
inQuiete Festival

L’intervista è stata realizzata in collaborazione con Miriam Bendìa.

Si svolgerà a Roma, dal 22 al 24 settembre, inQuiete, Il festival letterario per dare visibilità alle donne e alla loro scrittura.
Un’intera manifestazione dedicata alle donne e alle scrittrici, che si svolgerà in due laboratori culturali del quartiere Pigneto: la Biblioteca del Comune di Roma Goffredo Mameli e la libreria delle donne Tuba.

RiccioCapriccio è uno degli sponsor, l’elenco completo lo potete leggere qui.

Nato dall’idea di Barbara Leda Kenny, Viola Lo Moro, Francesca Mancini, Barbara Piccolo e Maddalena Vianello (un gruppo di donne che condividono passioni e ideali, con un’esperienza di lungo corso nella produzione culturale) e realizzato attraverso l’Associazione MIA, si propone di essere uno spazio per ridisegnare il ruolo delle donne nella letteratura.

«L’idea di un festival che mettesse al centro l’intelligenza e il talento delle donne ci girava in testa da tempo, ed è questo progetto che ci ha fatte incontrare e ha messo in moto una macchina organizzativa desiderante. Abbiamo voluto costruire uno spazio di parola pubblica, di incontro, riflessione. Uno spazio vitale. Tre giornate dedicate alle donne che scrivono, alle lettrici e ai lettori. Un tempo per stare insieme, per mettere in comune un patrimonio prezioso, per rinsaldare il patto narrativo fra le scrittrici e il pubblico. Un festival per dare visibilità alle writer e mettere in luce una parte di mondo più ampia e immaginare orizzonti e soluzioni diverse. inQuiete è la nostra risposta a chi pensa ancora che le donne raccontino storie minori, siano protagoniste solo in seconda serata, non trovino spazio nella permanenza.»

L’evento si articolerà in incontri, workshop, presentazioni, laboratori di scrittura per gli adulti e laboratori di lettura per i bambini.

Logo InQuiete Festival illustrazione e payoff
Gratuito e aperto alla città, sarà anche l’occasione per conoscere dal vivo autrici affermate ed emergenti, curiosare tra le ultime uscite editoriali e partecipare a interessanti dibattiti tematici.
Tuba, Libreria delle donne, è stata il luogo dove tutto è nato. Da dieci anni, infatti, la libreria è un polo culturale che attrae e sostiene le capacità e le opere delle donne, rappresentando un punto di riferimento in città.

Ne abbiamo parlato con Barbara Leda Kenny, socia di Tuba dal 2007 e caporedattrice del magazine ingenere.it.

Come nasce l’idea di un progetto originale qual è inQuiete e perché un festival dedicato alla letteratura “al femminile”?
«inQuiete nasce da una doppia constatazione: la prima è che non ci sono festival dedicati alla scrittura delle donne (a differenza di quello che accade in moltissimi altri paesi) e la seconda è che le donne scrittrici difficilmente sono protagoniste nei festival, nei premi letterari, nelle classifiche. Questo, secondo noi, avviene non perché non ci siano brave scrittrici o perché le donne non abbiano cose importanti (e universali) da dire, ma in quanto il mondo letterario rispecchia la società in cui viviamo che è maschilista. Ci tengo a dire che non è un festival di letteratura al femminile, ma di scrittrici, nel senso che non credo ci sia qualcosa che accomuna la scrittura delle donne definibile come una chiave “femminile”. Anche se, sicuramente, abbiamo scelto di invitare donne che producono immaginari nei quali ci rispecchiamo.»

Scrittrici “inQuiete”: come mai le donne sono ancora costrette ad “arrabbiarsi” per far riconoscere la propria intelligenza e il proprio talento?
«inQuiete è anche una risposta all’invisibilizzazione, ma non solo: è un momento di festa, incontro, sperimentazione di un festival con una dimensione piccola ma ambiziosa. È il festeggiamento dei 10 anni di Tuba. Visto l’entusiasmo e il consenso che abbiamo raccolto non parlerei di rabbia, non in relazione al festival. Senza negare che sono sempre di più le voci di protesta e di denuncia del maschilismo del mercato letterario. Michela Murgia e Loredana Lipperini, per fare dei nomi, si sono molto esposte in questo senso aprendo una discussione pubblica sul tema.»

Girls and Flowers di Becca Tapert su Unsplash

Avete scelto voi le scrittrici inQuiete oppure sono state loro a scegliere il Festival?
«La maggior parte le abbiamo invitate noi, e non credevamo che ci avrebbero detto tutte di sì! Altre ci hanno contattate, quando si è sparsa la voce della manifestazione, e abbiamo fatto il possibile per inserirle. Abbiamo dovuto dire anche dei no che non avremmo voluto, ma abbiamo espanso il programma il più possibile: si parte a colazione e si finisce con la tisana della buonanotte! Siamo molto contente del risultato. Abbiamo scelto di sperimentare con format originali, costruire una programmazione family friendly (che preveda in parallelo attività per adulti e bambini). Abbiamo coinvolto le piccole, medie e grandi case editrici, scrittrici migranti e italiane, scrittrici che hanno vinto premi importanti ed esordienti. Insomma abbiamo fatto del nostro meglio per costruire un programma eterogeneo, tenendo sempre alta la qualità della proposta.»

inQuiete è stato selezionato da Banca Etica fra i dieci progetti più interessanti del 2017, da promuovere grazie alla piattaforma Produzioni dal basso.
Come mai (secondo te) quest’iniziativa che ha avuto origine in una dimensione “di quartiere” ha riscosso tanto successo, tramite il tam-tam sul web, fino al punto di finanziarsi attraverso il crowfunding?
«L’idea di un festival di scrittrici è arrivata al momento giusto, dopo una grande mobilitazione di donne, ma non è solo questo. Io credo che inQuiete intercetti dei bisogni che oggi non trovano molti canali di soddisfacimento. Partecipare alla nascita di una cosa bella, sostenere un festival in uno spazio pubblico (la biblioteca Mameli), è stata una leva per molte persone. La proposta culturale gratuita nei quartieri è troppo poca. E poi, sicuramente i dieci anni nei quali Tuba è diventata un punto di riferimento culturale ci hanno dato un vantaggio importante: la credibilità e la solidità. Probabilmente quindi è più facile decidere di finanziare una realtà concreta».

Fabrizio Montini Trotti

Fabrizio Montini Trotti

Classe ’75, appassionato di musica con il vizio della scrittura, Fabrizio è un inguaribile collezionista di vinile, da sempre alla ricerca di nuovi generi e talenti da ascoltare e da proporre. Non a caso la radio e la consolle sono stati, per un po’ di tempo, il suo habitat naturale.
Pur avendo appeso le puntine al chiodo, continua ad applicare i precetti del jazz, la sua prima passione, al lavoro e alla vita quotidiana, convinto che improvvisazione e ispirazione derivino dalla convergenza di vari elementi, proprio come predicava il suo “mentore” Sun Ra.
Al profeta dell’Alabama deve anche la sua devozione per l’afrocentrismo, che studia e declina nelle sue diverse forme musicali, dalla riscoperta dei suoni tradizionali fino all’elettronica.
Fabrizio Montini Trotti

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