Blade Runner 2049: Edoardo Monatanari su Just Viewed

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Blade Runner 2049:
lavori in pelle, parte seconda

L’antefatto

Ricordate Blade Runner? L’originale intendo. Quello con le atmosfere lugubri al neon, con quei personaggi multietnici e futuristi che il nostro caro Rick Deckard (Harrison Ford) incontrava mentre mangiava in un piccolo chiosco cinese? Ecco, dimenticateli. Almeno in parte.

La storia di Blade Runner 2049 si colloca qualche decennio dopo la storica frase: «Tutti questi ricordi, andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire».

Siamo infatti nel 2049. Dopo la rivolta dei “lavori in pelle”. Dopo il fallimento della Tyrell Corporation e dopo un black out che ha distrutto tutti gli archivi digitali. Da qui, ricominciamo con nuovo slancio e con una nuova generazione di androidi, questa volta super ubbidienti e molto più controllabili, prodotti dal visionario (sarcasticamente?) Neander Wallace (Jared Leto).

La fotografia

Nel complesso, è ottima; anche se abbonda di ocra (a mio avviso) ed è tendente al glamour. Ricalca, rendendola credibile, quella del primo film. Splendida e piacevole per gli occhi sorprende, incanta e coinvolge in questa distopia futura che nessuno di noi vorrebbe vivere (ma tutti avevamo bisogno di vedere nuovamente rappresentata).

I colori sono netti, puliti, luminosi, forse troppo per ricalcare pienamente le atmosfere dark a cui eravamo abituati. Ma è una questione di scelta artistica, non di tecnica e bravura che c’è, e si vede.

Blade Runner 2049 i vecchi modelli

I vecchi “lavori in pelle”

La regia

Denis Villeneuve, già regista dello stupendo La donna che canta (Incendies 2010), dimostra la sua bravura costruendo inquadrature su inquadrature che danno un senso di spazio, solitudine, immensità, abbandonando la visione claustrofobica e contrapponendosi al primo Blade Runner (avrei voluto abbreviare in BR, ma fa troppo anni ’60).

Dicevamo, una scelta, quella di Villeneuve che farà storcere il naso ai puristi, me incluso. Per quanto la regia scorra, l’impatto con il passato si sente, e molto. Ovviamente sarebbe stato un errore scimmiottare Ridley Scott, e il film di Villeneuve, anche se diverso spiritualmente tiene ed emoziona.

La sceneggiatura

Questa, a mio avviso, è la parte più carente del film. La storia di per sé, ovvero la trama di base, funziona. È originale e incuriosisce. La pecca, e parliamo di pecche veramente colossali, è proprio nella prevedibilità delle sotto trame, dei passaggi tra un colpo di scena e l’altro nonché nella semplicità del ribaltamento del punto di vista. Anche le citazioni prese dal primo film e, in alcuni casi, le suggestioni (Her di Spike Jonze per dirne una) sono giuste, ma sviluppate in modo troppo elementare. E la scena finale ne è l’apice.

Non posso dirvi di più per evitare spoiler, ma giudicate e scrivete un commento se vi va.

Ryan Gosling in Balde Runner 2049

Ryan Gosling

Gli attori e la recitazione

L’ho visto doppiato, e questo non aiuta il giudizio, ma comunque farò qualche considerazione. L’Agente K (Ryan Gosling) è molto “androidesco”. Misurato, compassato come in Drive. Ha un solo momento di cedimento umano dove, devo dire, trascina e convince. Anche se, la bravura di Gosling credo sia oramai fuori discussione, la recitazione di tutti è nella media, o almeno io non ho avuto modo di “innamorarmi” di nessun personaggio. Inclusa la splendida Madame (Robin Wright) o lo ieratico Jared Leto che, sono convinto, venga ridimensionato fortemente nel doppiaggio.

In Sintesi

Tanto per concedermi anche io una citazione/riferimento: nel complesso è un bel film, ma l’amore è un’altra cosa.

Edoardo Montanari

Edoardo Montanari

Sceneggiatore di documentari, narratore e autore nel senso più ampio del termine: ho adottato Hayao Miyazaki come padre putativo dal giorno in cui ho visto "La città incantata" e tutte le puntate di "Conan il ragazzo del futuro".
Giornalista dal 2015, scrivo per diverse testate online (Puntatona.it e Cinemamente.com) e cartacee (Mzk News) come esperto di cinema e scrittura. Sono un sostenitore della dottrina Zen.
Il mio motto è: «Se puoi pensarlo e capirlo, puoi scriverlo».
Edoardo Montanari

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