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A DAY IN THE LIFE.
La storia di un’Arte

La Cina imperiale in lanterne scarlatte, fuori da un palazzo napoleonico in un vicolo d’Italia. La poesia Dannunziana in lame di metallo forgiato a mano di fianco a busti scolpiti in pietra della Majella. Siamo a Lanciano, una cittadina abruzzese dalla storia nobile e ricca. Un uomo siede sulla soglia di un antico portone ad arco e si racconta. Quando lo fa ha qualcosa da esprimere: sentimenti, passioni, onori e disonori.

Il concetto importante è che i pensieri che esprime siano autentici, onesti e scaturiti da un’analisi interiore e dalla (quantomeno profonda) conoscenza e in parte accettazione del proprio essere.
I nobili d’animo, quando si raccontano, dubitano delle più banali certezze e creano lo spazio e il tempo per farsi, e fare, delle domande, anche di scontata ovvietà, costruendo così un dibattito, un’apertura.
Quest’uomo ha deciso di aprirsi poco a poco. Un carciofo dalla scorza ostile e corazzata ma dal cuore tenero e carico di nutrimento.

Il Maestro chiacchiera con Dante

Il Maestro chiacchiera con Dante

Lo conosco da qualche anno ormai e sono riuscito a cogliere solo poche sfumature della sua poliedrica e pungente personalità. Lo definirei stupefacente, nel senso che potrebbe stupirmi da un momento all’altro, in ogni istante di universo.
È un antiquario, pittore, artista ed erudito. Possiede un’immensa collezione di oggetti, che racchiudono molto della cultura dell’Abruzzo e d’Italia, da pezzi appartenuti a Gabriele D’Annunzio a collane fatte di falangi umane.

Preferisce rimanere anonimo:

«Nacqui all’Ospedale Civile Renzetti di Lanciano, il 2 Giugno 1947. Primo figlio di famiglia numerosa, mia madre non ancora compiva i diciotto anni.
Pesavo molto, quindi mi hanno fatto nascere con le forbici, “sono nato con i ferri” [Lunatico] si diceva una volta.
Mi dovevo chiamare Biagio, come mio nonno, ma siccome mio padre ebbe un diverbio con lui prima della mia nascita, alla fine mi diede un altro nome.

Mio padre era ebanista. Sono nato in bottega a odor di segatura e mi definisco il figlio della segatura. Associo il rumore della sega alle fragranze di noce, pino e ciliegio.
In bottega si costruivano persiane, mobili, bauli. Io per collaborare li rifinivo, li lucidavo e li dipingevo.

Poi iniziai a fare l’imbianchino, un lavoro stagionale all’epoca. Si lavorava da prima del Lunedì di Pasqua perché era in uso “ripulire” la casa dopo l’inverno, poiché le pareti si macchiavano con i fumi dei camini, dei bracieri e delle stufe. Il tutto fino a Ottobre, quando ormai non era pratico rimbiancare la casa in quanto la tinta non essiccava, a volte gelava.

Una stanza della bottega del Maestro

Una stanza della bottega del Maestro

In questa logica del lavoro stagionale a Ottobre ritornavo in bottega.
Reinvestivo quello che guadagnavo l’estate in oggettistica da restaurare l’inverno.
Compravo anzitutto per me, le cose che mi piacevano; a volte poteva essere un mobile da restaurare oppure altre volte quadri, oggetti stravaganti e così via.
Pian piano cominciai a collezionare, diventando poi Antiquario.
Io penso che i miei oggetti hanno firmato un’epoca e ne firmeranno altre, al di fuori di noi.
Sono testimonianze e storia di un tracciato.

Quindi disseppellivo questa roba, alla quale riconsegnavo la dignità del salone. Mi segnalavano antichità da tutte le parti d’Italia. Sono venuto in possesso di due fioretti appartenuti a Gabriele D’Annunzio così come ho un quadro, che ritrae il Poeta vate, presumibilmente dipinto da Francesco Paolo Michetti.
L’Antiquariato è un mondo che per molti può risultare misterioso. Ci sono persone che lo apprezzano (e io dico che sono dotati di poesia), mentre altri considerano il tutto come “roba vecchia e senz’anima” (questi non possono chiamarsi poeti).
Sapete, c’è il famoso detto: “La roba vecchia finisce a casa dei matti”.
Beh, io mi avvalgo della facoltà di essere matto!

Un'opera del Maestro

Un’opera del Maestro

Mentre collezionavo ovviamente mi incuriosivo sulla materia e la natura delle cose.
Ogni oggetto si fa delle domande: “Chi sono io? Perché sono nato? Che funzione ho?”.
A questo punto anche io mi interrogo: “Perché un tubo deve fare il tubo?”.
Se prendo un tubo e lo taglio può diventare qualcosa di simile a una margherita o una qualsiasi altra cosa, nella molteplicità della sua funzione.
E qui sta lo scalino con l’Arte.
Volevo e voglio capire la materia già da quando lavoravo in bottega, così come quando mi trasformo in pittore (non imbianchino questa volta, senza offese); perché se non capisci la materia, non la puoi rappresentare.

Nel 1966 il satellite Luna 9 eseguì il primo atterraggio morbido sulla Luna. Nel 1969, l’Uomo sbarcò sulla Luna. Io, essendo un sessantottino, colsi la palla al balzo.
Condizionato da questi eventi, volevo esserne partecipe; nel mio piccolo, rappresentai su tela una crosta lunare. Quella è stata la prima opera da me concepita.

Il podio secondo il Maestro

Il podio secondo il Maestro

Sono sempre stato alla larga dai critici d’arte, dai galleristi e da tutto quel che può essere la predisposizione a recepire l’Arte nel commercio attuale. Aggiungo con tanto candore che l’Arte sono pezzetti di cuore che non si comprano e non si vendono. E secondo tale principio non ho mai venduto un mio quadro o una mia opera. Inoltre le mie opere non hanno titoli e non sono firmate.

[Leggermente amareggiato si guarda la punta dei piedi, e dice…]

Mi dico sempre che, se dovessi rinascere, vorrei rinascere come un carciofo, con la funzione del carciofo! Con la sola ed esclusiva funzione di essere un carciofo!»

Un piccolo vulcano che borbotta sputando fumo di classiche sigarette di marca americana, trasandato nell’aspetto e apparentemente rude nei modi, quasi scorbutico. Un ribelle per natura nella sua arte e nelle sue idee. Un uomo sensibile che soffre la perdita di un figlio e che si batte per la vita, ogni giorno.

Se dovesse rinascere un carciofo, sappiamo che la sua unica funzione sarebbe quella di esercitare liberamente lo spirito e la vena artistica dell’ortaggio in quanto tale, perché non potrebbe proprio farne a meno.

Manlio Crognale

Manlio Crognale

Nella vita ho fatto un po' di tutto. Dal benzinaio, barista, raccoglitore di olive (sì, in Abruzzo vige ancora questa pratica) al social media/content marketing coordinator per una fresca e grintosa start-up californiana. Sono laureato in Marketing e Comunicazione Globale ma neanch'io so bene il perché.
Attualmente vivo ad Amsterdam e lavoro per una grande multinazionale americana (immaginatevela pure come la megaditta fantozziana). Nel tempo libero leggo molto, mi cimento nella pittura e nella grafica digitale.
Per farmi felice basta una copia in vinile di "Kind of Blue" di Miles Davis o chiudetemi a chiave in una galleria d'arte.
Sono un grande ammiratore di Gigi Marzullo e un decente chitarrista.
Non mi disturbate il giovedì sera, ci sono le prove del gruppo!
Manlio Crognale

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