BASANT K. GUPTA. Luci dalla Bhagavad-Gītā.

BASANT K. GUPTA.
Luci dalla Bhagavad-gītā

Come affrontare le sfide della vita con chiarezza di idee e determinazione, con la mente libera da ogni sorta di paura e conflitto? È il tesoro senza tempo che ognuno può conquistare leggendo la Bhagavad-gītā, uno dei capisaldi della filosofia indiana, come Basant K. Gupta ci racconta in questa intervista. Luci dalla Bhagavad-gītā (Laksmi edizioni), il nuovo libro di Gupta, presenta una collezione di  versi, citazioni, immagini e aneddoti volti a  lasciare nel lettore un’ispirazione per l’azione.

L’autore ha avuto il ruolo di Ambasciatore dell’India a Roma, San Marino, Parigi, Algeri, San Francisco, Port Moresby, Hong Kong e Tunisi. È stato rappresentante a Roma per Organizzazioni delle Nazioni Unite quali la FAO, l’IFAD e il WFP. In precedenza, ha prestato servizio come Segretario Speciale al Ministero degli Esteri del Governo Indiano, a New Delhi. Gupta coltiva un interesse profondo per le Scritture, la filosofia e la spiritualità dell’India. Ha pubblicato, nel 2014, il libro Saggezza senza tempo dall’antica India. Insegnamenti dal vedānta e dalla Bhagavad-gītā e, nel 2016, Eterna bellezza, Versi scelti dal Rāmāyaa di Tulsīdās.

Che cosa rende il messaggio della Bhagavad-gītā così potente e duraturo? Se dovesse racchiuderlo in poche parole, a quali ricorrerebbe?

«La Bhagavad-gītā è stata scritta migliaia di anni fa. Il suo messaggio è universale, in quanto non ha confini né geografici né temporali: era rilevante ieri come lo è oggi e come lo sarà domani. La Gītā non parla del passato o del futuro, per la Gītā ciò che conta è il presente: come indirizzare la propria vita. In un mondo pieno di stress, di tensione, di problemi, il messaggio principale della Gītā è quello dell’azione priva di motivi egoistici. La Gītā ci dice come vivere in armonia con noi stessi, con le persone e con l’ambiente intorno a noi. Pertanto il suo messaggio non è settario né religioso: riguarda chi siamo e il significato della vita. La Gītā si concentra su due aspetti: uno è transeunte, o temporaneo, mentre lo scopo della vita è eterno. Come possiamo connetterci con l’eternità: la Gītā è sempre esistita e anche il suo messaggio continuerà.»

“The Gītā An Eternal Wonder” by Basant K. Gupta @ Ganesha India Rome

Pensa che la Gītā possa parlare anche ai giovani che vivono nel mondo occidentale? Qual è il modo migliore per veicolarne il messaggio?

«La Gītā comincia con una guerra; nel secondo capitolo si afferma che i saggi, gli intelligenti e i dotti non dovrebbero affliggersi né per i morti né per i vivi. Insegna a superare le limitazioni, ad andare oltre il dolore.  Il messaggio è che ciascuno dovrebbe essere felice e gioioso, che si dovrebbe apprezzare la vita. Proveniamo tutti da una stessa fonte: siamo tutti collegati da una parentela. Veniamo dalla gioia, viviamo nella gioia. Quando mi trovo a parlare con dei ragazzi domando: “Credete in Dio?”. Il 50 per cento dice sì, il 50 per cento dice no. A quel punto domando: “Se definiamo Dio come amore, credete nell’amore?”. Cento su cento rispondono sì.»

“The Gītā An Eternal Wonder” by Basant K. Gupta @ Ganesha India Rome

In quale modo la Gītā l’ha illuminata e sostenuta nella sua carriera diplomatica?

«Secondo la mia modesta opinione, la Gītā fornisce risposte a tutti i problemi. Il Mahatma Gandhi diceva: “Quando io mi sento nel dubbio e nella delusione e non vedo nessun raggio di luce all’orizzonte, io mi volgo alla Bhagavad-gītā e vi trovo un versetto che mi conforta, e subito comincio a sorridere in mezzo all’opprimente tristezza”. Gandhi perse la mamma quando era molto piccolo: credo che la Gītā fosse per lui come una madre.

In molte circostanze la Gītā mi ha aiutato. Le racconto una piccolo aneddoto esemplificativo. Ero a Hong Kong nel 2006 mentre scrivevo il mio primo libro sulla Gītā. Non conoscevo nessuno che potesse aiutarmi a pubblicare il libro. Stavo facendo molti sforzi per riuscirci. Un giorno una persona mi chiese: “Come farai a pubblicare il libro?”. Io risposi: “Qualcuno verrà a bussare a quella porta”. In effetti, un signore si presentò. Disse che lavorava nell’editoria e accettò di prendersi carico della mia richiesta: in breve tempo, tutto fu realizzato. Benché io non creda nei miracoli, ritengo che esista una comunicazione a livello spirituale. Siamo tutti connessi da pensieri, sensazioni, emozioni. Conoscere la Gītā è d’aiuto in quanto fornisce chiarezza in ogni situazione, nella vita di tutti i giorni: si può sempre scoprire che esiste una soluzione migliore, come ho riscontrato personalmente in svariate circostanze.»

“The Gītā An Eternal Wonder” by Basant K. Gupta @ Ganesha India Rome

C’è una relazione speciale tra l’India e l’Italia? Come è cambiata nel tempo, in base alla sua esperienza?

«Io sento che c’è molto in comune. Le persone in Italia sono molto cordiali, collaborative e ospitali. Lo stesso vale per l’India, dove è radicata l’idea che ci si debba prendere cura degli altri e condividere. La relazione tra i nostri rispettivi Paesi è fondata su valori molto solidi. Molte aziende italiane operano in India, molti indiani lavorano in Italia. In ogni relazione esistono piccole questioni aperte, ma la mia idea è che l’India e l’Italia siano come due alleati naturali.»

Al termine della sua missione in Italia, c’è un risultato di cui va particolarmente fiero?

«Mi vengono in mente diverse possibili risposte. Innanzitutto, quando sono arrivato in Italia non c’era un volo diretto dall’India. Dopo i nostri sforzi, Air India ha introdotto un collegamento diretto. In generale, abbiamo molto da celebrare. Mentre ricoprivo la carica di ambasciatore a Roma, ho invitato a prendere un caffè tutti gli imprenditori che sapevo in procinto di andare in India, allo scopo di scambiare idee e migliorare la conoscenza reciproca.  L’Italia è una grande civiltà con diversi mondi che convivono in un solo Paese: Firenze è differente da Roma, Torino è diversa dalla Sicilia. All’interno di un meraviglioso paesaggio comune, avete regioni differenti, culture diverse, cibi e sapori differenti, proprio come in India: anche il mio Paese è un subcontinente. Detto ciò, sono dell’idea che resti molto altro da fare per promuovere le relazioni tra le nostre due nazioni.»

Ph & video: Iron Lion Zion & Miriam Bendìa

Qui l’intervista originale.

Nick Leone

Nick Leone

Sono nato a Milano nel 1967. Cresciuto nella Roma degli anni Settanta, appena in tempo per provare l'ebbrézza di giocare a pallone in mezzo alla strada.
All'università ho studiato filosofia, molto più recentemente ho frequentato un master in comunicazione digitale.
Giornalista professionista dal 2003, cronista parlamentare dal 2006, da sempre divoratore di quotidiani e riviste, oltre che di libri.
Mi piace viaggiare per terra, per cielo e per mare; soprattutto sono abbonato al treno dei desideri, che nei miei pensieri, fin troppo spesso, all'incontrario va.
Nick Leone