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Aumentare la competitività e migliorare il work-life-balance

Digital & the City, Rubriche di Sabina Belli

20 Febbraio 2018

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La sua soddisfazione è il nostro miglior premio

(dal film “Vieni Avanti Cretino” 1982)

Ho rivisto la scena su Youtube qualche giorno fa. Per gli appartenenti alla mia generazione, si tratta di un cult: un esilarante quanto demenziale Lino Banfi viene assunto in una fabbrica apparentemente futuristica, in realtà più alienante delle catene di montaggio della prima rivoluzione industriale. Diciamo l’esatto opposto dello “smart-working”.

Erano gli anni ottanta, quelli dei ragionieri Fantozzi e Filini, della Megaditta e della gerarchia del Megadirettore Galattico, del posto fisso come sogno nel cassetto dell’italiano medio. Fisso il posto, fissa la scrivania, fisso il telefono, fissa la macchina timbatrice dei cartellini. Uno scenario che oggi diventa ogni giorno più anacronistico, soprattutto dopo il via libera del Senato al DDL dello scorso 10 Maggio che promuove il lavoro agile come modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, anche con forme di organizzazione senza precisi vincoli di orario o luogo. Il DDL prevede utilizzo di strumenti tecnologici adeguati per lo svolgimento dell’attività lavorativa con lo scopo di aumentare la competitività e migliorare il work-life-balance.

Smart da 10 anni

Lavoro in Microsoft da diciassette anni, e ormai da dieci non ho la scrivania assegnata.
L’esperienza di smartworking per me è iniziata tanto tempo fa, in modo graduale. Per prima cosa è sparito il telefono fisso sostituito dalle Skype call e dall’uso della wi-fi, e questo semplice passaggio ha reso immediatamente possibile il lavoro da remoto, ovunque mi trovassi.

Per esempio questa settimana sto lavorando da La Thuile, mentre i miei bimbi sono a sciare sulle piste. Le scuole sono chiuse, e non volevo costringere la famiglia a rinunciare alla settimana bianca, così ho optato per una soluzione “smart” in grado di soddisfare le esigenze di tutti senza rinunce. In fondo mi basta un portatile, una wi-fi, un paio di cuffiette per le conference call e la mia postazione di lavoro è completa, con tanto di vista sul Monte Bianco. E vi assicuro che concedersi un paio di piste durante la pausa pranzo ricarica la mente e il corpo di energia e di positività, e rende la giornata più produttiva, anche perché nelle restanti ore non ci sono distrazioni né pause caffè, e l’efficienza e concentrazione sono ai massimi livelli.

La Thuile vista del Monte Bianco

Qualche dato*

A 5 mesi dall’entrata in vigore della legge, gli smart workers in Italia sono 305.000, +14% rispetto al 2016, +60% rispetto al 2013, purtroppo ancora solo l’8% dei lavoratori.
Il 36% delle imprese ha lanciato progetti strutturati, anche se ad oggi le iniziative che hanno portato a una vera rivoluzione e ripensamento dell’organizzazione del lavoro sono ancora limitate e riguardano circa il 9% delle grandi aziende.
Tra le PMI cresce l’interesse e il 22% ha progetti di smart working, mentre nella Pubblica Amministrazione solo il 5% degli enti ha in essere progetti organizzati. Eppure c’è tanto fermento attorno al fenomeno e il 48% della PA ritiene l’approccio interessante.

Quello che ho notato nella mia esperienza di Smart worker è innanzitutto un sostanziale aumento della produttività, oltre alla diminuizione delle spese di viaggio: eliminare i tempi morti relativi agli spostamenti è un evidente e chiaro guadagno in termini di tempo e di costi. Ma anche sostituire molti meeting vis-à-vis con conference call ha come impatto una maggiore attenzione all’agenda in termini di puntualità e di orari nei quali le call vengono schedulate. C’è un maggiore rispetto del tempo, proprio e degli altri, perché la cultura dell’efficienza diventa una sorta di mantra del lavoro agile, e quest’approccio si diffonde in modo rapido ed esponenziale eliminando gli sprechi di quella che è in assoluto la risorsa più scarsa, preziosa e non sostituibile, il tempo appunto.

Si stima che l’incremento di produttività di uno smart worker sia pari al 15%, mentre 60 minuti è il tempo medio risparmiato per ogni giornata di lavoro da remoto, e +13,7 miliardi di Euro è la stima dell’impatto complessivo sul sistema Paese generato dallo smart working se fosse completamente a regime in Italia.

Da Sex & the City a Digital & The City

Oggi che sono manager, mamma, e soprattutto una donna con tante passioni e hobby, dalla scrittura, agli sport, per me sarebbe durissima tornare al lavoro non-smart, perché la qualità del work-life-balance offerta dal lavoro agile è impagabile.

E a ben pensarci, il passaggio più grande è culturale e mentale, di abitudine, perché dal punto di vista tecnico non c’è nulla che impedisca il cambio di paradigma.
Dopo tutto, per chiudere con un’altra citazione cinematografica, ve la ricordate Carrie Bradshaw digitare sul suo portatile comodamente sdraiata sul letto? Una vera precorritrice dei tempi, una vera smartworker degli anni ’90.

Ecco, dovendo scegliere, io mi trovo molto meglio nei panni di Carrie rispetto a quelli di Fantozzi. Avevate dubbi? 😉

Carrie Bradshaw digita sul suo portatile

(*Fonte: Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano)

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Sabina Belli