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Giovanni Corazza: la creatività e la conoscenza

La creatività diventerà, nel prossimo futuro, un'abilità fondamentale per ogni essere umano e non più solamente un talento riservato ad alcune personalità speciali.

Comunicazione di Ilaria Forniti

22 febbraio 2018

Albert Einstein disse: «La creatività è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, mentre la creatività abbraccia il mondo stimolando il progresso e dando impulso al futuro».

Tenendo a mente quest’idea progressista secondo cui creare è un atto costitutivo per il nostro domani, abbiamo voluto chiedere al Prof. Giovanni Corazza, fondatore del Marconi Institute for Creativity, cosa pensa di questo intrinseco legame tra creatività e innovazione.

L’essere umano muta continuamente. Potremmo dire, per citare Eraclito, che nella nostra esistenza tutto scorre, grazie alle esperienze, o in via naturale, grazie all’atto stesso di progredire. In che modo, secondo lei, è possibile connettere apprendimento, creatività e innovazione?

«Apprendimento, creatività e innovazione sono elementi chiave che permettono alla specie umana di accumulare la propria cultura. Ogni specie animale ha cultura, ma solo noi la facciamo crescere grazie alle nostre capacità di generazione di idee, comunicazione, realizzazione e memoria. Ecco dove entrano in gioco i costrutti da lei menzionati: creatività per la generazione di idee, innovazione tramite comunicazione e realizzazione delle idee, apprendimento basato sulla crescita strutturata della memoria semantica ed episodica. Si tratta quindi di costrutti complementari e tutti fondamentali per la nostra vita sociale e culturale.»

Secondo le scienze cognitive, la creatività e l’esperienza estetica, intese come elementi costitutivi dell’apprendimento, rappresentano la base per la creazione di soluzioni possibili. Sarà il pensiero creativo a costruire il nostro futuro?

«Indubbiamente sì. Il mondo del lavoro si sta trasformando rapidamente, e al di là delle differenti stime numeriche, tutti sembrano essere d’accordo su di un fatto: la probabilità che un mestiere transiti dalla forza lavoro umana a quella artificiale (antropomorfa o non antropomorfa) è inversamente proporzionale al grado di creatività con cui il mestiere stesso viene svolto. Questo significa che la creatività diventa nel prossimo futuro un’abilità fondamentale per ogni essere umano, e non più solamente un talento riservato ad alcune personalità speciali. Ecco allora che nascono corsi di Creativity and Innovation, come ad esempio quello erogato dall’Università di Bologna sin dal 2014. In quel corso, il pensiero creativo viene analizzato, modellato e spiegato, per poi passare alle metodologie e alle esperienze dirette di attività dove non esiste una singola risposta corretta ma molteplici possibilità il cui valore deve essere stimato o anche immaginato, proiettandolo nel futuro.»

A little girl making friends with a robot at Kuromon Market in Osaka Photo by Andy Kelly on Unsplash

In che modo la creatività può favorire i processi di innovation technology?

«Si può costruire una proporzione metaforica: la creatività sta all’innovazione come il motore sta all’automobile. Senza creatività l’innovazione è sostanzialmente ferma, si riduce al semplice sviluppo in continuità dello stato dell’arte; solo la creatività può creare quelle sorprese, quelle deviazioni imprevedibili che trasformano radicalmente le società e i mercati. D’altra parte, la creatività rimane fine a se stessa se non è inserita in un processo di innovazione, che rende concrete le idee immergendole nella realtà, coinvolgendo elementi di investimento, persuasione, organizzazione e gestione.»

Secondo la sua esperienza, quali sono i principali ostacoli che possiamo incontrare nel fondere due aspetti che hanno apparentemente una matrice diversa, la creatività e la produttività?

«La creatività e la produttività sono in un certo senso agli antipodi. Da una parte, la creatività è un’attività rischiosa che non può dare garanzie di redditività a priori; dall’altra, la produttività è completamente orientata a generare reddito con un contemporaneo contenimento dei rischi di impresa. Apparentemente, si direbbe che le imprese debbano quindi preoccuparsi esclusivamente di massimizzare la propria produttività: ma questo è vero esclusivamente in condizioni di continuità di mercato. La storia ci ha insegnato che è necessario essere pronti ad affrontare eventi imprevedibili, e che investimenti rischiosi su idee che sembravano “impossibili” si sono poi rivelati vincenti. La soluzione sta quindi nel bilanciamento tra attività produttiva e creativa: valori ragionevoli stanno tra il 95-99% per la prima 5-1% per la seconda. Forte sbilanciamento a favore della produttività, ma attenzione alle attività ad alto potenziale di originalità ed efficacia.» 

Prof. Giovanni Corazza del Marconi Institute for Creativity (MIC)

Che cos’è che potrebbe fare la differenza per aiutarci a progredire concretamente nei processi di “creazione” dell’innovazione?

«C’è molto da fare: vi sono infatti fattori individuali, di gruppo, di organizzazione, di clima e di cultura. Le strategie per introdurre e coltivare una cultura di creatività e innovazione devono avere una priorità altissima per tutti i responsabili aziendali delle risorse umane. L’aspetto più critico è evidentemente legato alla modalità con cui vengono trattate le idee che non si rivelano di successo. Se un “fallimento” viene severamente punito, è chiaro che entro pochi mesi ogni attività di generazione di idee sarà destinata a estinguersi. D’altra parte, sapere trattare nel modo giusto la grande quantità di idee che potenzialmente possono essere generate dai propri dipendenti non è un compito banale. Diciamo quindi che la differenza viene fatta da buone pratiche di “gestione della creatività”. Propongo di introdurre la figura del Creativity Manager…»

Quali accortezze suggerisce per favorire la creatività nei luoghi di lavoro e società?

«Il passo fondamentale è introdurre un nuovo atteggiamento mentale, che permetta di riservare un piccolo tempo e un luogo per perdersi nella immaginazione, dare vita al mind-wandering deliberato, esplorare spazi mentali ancora vergini, sfidare in modo umile lo stato dell’arte, anche per il solo gusto di trovare le possibili alternative. Tutte queste attività sono naturali nell’età dell’infanzia, ma diventano estremamente rare in età adulta. D’altra parte, solo gli adulti possiedono le nozioni necessarie e le risorse per eccellere nei domini della conoscenza, qualunque essi siano. In definitiva, si tratta di concedere e protrarre atteggiamenti legati al gioco per tutta la durata della nostra vita, inclusa quella professionale. D’altra parte, sappiamo che la neotenìa è proprio una delle caratteristiche che ha reso speciale e adattivo l’homo sapiens.»

La lascio con una considerazione di Rita Levi Montalcini. Durante un’intervista la scienziata sostenne: “La creatività è una componente tipicamente umana dalla natura neocorticale, l’innovazione è un vantaggio dell’uomo di poter fare nuovi sviluppi tecnologici dei quali si avvale la creatività. La creatività si avvale delle possibilità messe a sua disposizione dalle forme di sviluppi tecnologici. Quindi, io non vedo niente in comune tra creatività e innovazione.”  Lei cosa ne pensa di questa sconnessione convinta tra creatività e innovazione?

«Rita Levi Montalcini è un monumento della storia della scienza, e questa sua visione riflette la propria storia personale di grande studiosa. Essa sottintende qui che la creatività è intesa in senso scientifico e l’innovazione in senso tecnologico, in questo modo accostando diversi domini di attività dell’intelletto umano. Prendendo tuttavia un punto di vista intra-dominio, possiamo vedere come i processi creativi e quelli di innovazione sono fortemente interallacciati e mutuamente dipendenti all’interno di ciascun campo di conoscenza. È interessante notare infine che esistono caratteristiche specifiche per ciascun dominio: la creatività artistica e quella scientifica coinvolgono infatti processi neurali distinti, pur avendo alcune caratteristiche in comune.» 

Ilaria Forniti

Ilaria Forniti

Isabelle Allende: «Mi innamoro a squarciacuore dei dettagli».
Leggo molto, mi piacciono le montagne, quelle che cadono a picco nei grandi laghi, il colore intenso della vegetazione, mi fanno sentire libera; per questo tra nome e cognome ci ho messo l’Alaska. Per ricordarmi che tutti abbiamo dentro un posto puro e incontaminato da percorrere.
Amo i paesini dimenticati, quelli dove gli anziani risalgono le salite a fatica con la legna per la stufa. E capire che diventa inverno quando le strade si riempiono dell’odore di fumo e il cielo di nuvole artificiali. Mi piace fotografare i pezzi che nessuno guarda; lì, trovo spesso il senso della poesia e la forza dirompente dell’umanità. Canto sottovoce, di continuo. Scrivo, come terapia. Non amo l’estate, il caldo mi sfianca.
Sono sbadata, inciampo. Per questo, non porto quasi mai i tacchi. Credo nella cultura, nel progresso, nell’intelligenza, nei tratti sani della modernità, nella comunicazione a cuore aperto, quella senza inganni, quella che informa e libera, nella verità più che nelle convinzioni, nella conoscenza senza pregiudizio e in quella parte di uomini che hanno scelto di credere che "crescere" non significa "invecchiare".
Ilaria Forniti