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Animali Fantastici e Dove Trovarli (almeno sui libri)

Digitalizzazione del passato e i suoi benefici. Con i libri digitalizzati abbiamo la possibilità di capire il passato e interpretare il presente.

Cultural analysis, Rubriche di Donato Falotico

20 aprile 2018

Ricercate e raccolte per la maggior parte dagli Illuminated Manuscripts catalogues della British Library e dagli archivi di Wikimedia Commons, qui vengono riprodotte alcune rappresentazioni di animali fantastici le cui forme e i cui significati sono radicati nelle tradizioni mitiche e religiose, intersecandosi con gli ambiti del folklore e dell’alchimia.

Per la maggior parte di origine medievale, tutte le immagini sono accompagnate da informazioni che ne chiarificano l’origine, la data – e, dove possibile – l’autore, la lingua, la dimensione, la collezione a cui appartengono o il museo in cui le copie originali sono conservate.

Unicorn from Rochester Bestiary (1225-1250) - BL Royal MS 12 F XIII.

La ragione per cui nel titolo mi trovo a citare l’appassionante Animali Fantastici e Dove Trovarli, di J.K. Rowling – l’autrice non me ne voglia – è semplicemente perché non riuscivo a trovare un titolo che potesse spiegare meglio ciò che seguirà.

Qui infatti, presento una serie di animali fantastici, facendovi sapere dove potete trovarli: in quale biblioteca, in quale catalogo e in quale manoscritto. Ma questo è solo un assaggio. Esiste una quantità incredibile di dati di dominio pubblico. E sono innumerevoli gli animali fantastici da “domare”.

Forse (spero), dopo questo assaggio il lettore avrà voglia di investigare più a fondo simboli e significati del passato e del presente, utilizzando le risorse che le librerie digitali ci forniscono.

MS. LUDWIG XV 4 (Getty museum) - Bird Book of Hugo FouilloyPrima di lasciarvi a questi animali però, vorrei spendere alcune righe riguardo l’importanza delle digitalizzazione del testo. Il termine “manoscritto” significa letteralmente “scritto a mano”. Viene dal latino.

Prima che la stampa fosse inventata, tutti i libri erano scritti a mano. Sicuramente era un processo lungo. E paziente.

Ci potevano volere mesi, o addirittura anni per creare un solo libro.

Nonostante già a partire dal XII secolo ci fosse disponibilità di carta nel sud dell’Europa, l’utilizzo di questa non diventò comune fino al tardo medioevo. In Inghilterra non c’erano cartiere fino al XV secolo. Perciò – per farvela breve – i libri dovevano essere creati con il “vello”. Questo altro non era che pelle di animale, trattata e stirata all’occorrenza.

Harley4751 f.58v DragonAndElephant DetailLa British Library spiega che per creare un manoscritto di due o quattro pagine ripiegate, poteva servire un’intera mucca, o un’intera pecora.

Un libro bello grosso, poteva richiedere un intero gregge.

Possiamo dire dunque che il processo non fosse propriamente economico. Inoltre, questi artefatti acquistavano maggiore valore, preziosità e bellezza, attraverso quel processo chiamato “illuminazione”. Anche qui, la parola arriva dal latino e significa “illuminare”.

Come ancora spiega la British Library, l’uso di colori accesi e dell’oro, abbelliva le lettere iniziali o a volte serviva a rappresentare intere scene. A volte le iniziali erano puramente decorative. Altre volte invece queste erano funzionali a marcare passaggi importanti all’interno del testo, o ad arricchire o commentare alcuni significati.

A Siren, portrayed with a fish’s tail like a mermaidOra, la digitalizzazione di questi manoscritti “illuminati”, oltre a proteggere, preservare e condividere informazione, cultura e storia, certamente significa valorizzare sforzo, tempo e innumerevoli animali la cui pelle è arrivata fino ai nostri giorni.

Con i libri digitalizzati abbiamo la possibilità di viaggiare indietro nel tempo. Abbiamo la possibilità di capire il passato e interpretare il presente.

Grazie a questi secolari passaggi di significati e di immagini, di forme, di arte e artigianato, possiamo nutrire la nostra mente e la nostra fantasia, il nostro intelletto e la nostra creatività. Grazie a un’opera attiva di archeologia culturale possiamo conservare e condividere quello che altrimenti andrebbe perso e dimenticato.

E tutto questo è gratuito. E lo potete fare da casa o da dove vi pare, bevendo una tazza di caffè, con ancora il pigiama addosso. Perciò sedetevi e rilassatevi. E godetevi questi frammenti di passato.

Accedi al passato cliccando qui.

Donato Falotico

Donato Falotico

Classe ’81, è un ricercatore con background in scienze sociali (psicologia cognitiva / comunicazione).
Specializzato in metodi qualitativi per l’analisi della cultura, della comunicazione e del comportamento umano. Principalmente, è interessato a comprendere perché le persone fanno quello che fanno e come determinati messaggi possano avere effetti su comportamenti, attitudini e percezioni. Guardando la società come una storia, il suo lavoro cerca di interpretare e comprendere la narrativa che la definisce.
Donato Falotico