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Raluca Andreea Hartea al TEDxRoma 2018

La fascinazione per l’essere umano la porta a indagare l’universo interiore come metodo per esplorare il mondo circostante.

Personaggi di Ilaria Forniti

14 maggio 2018

Sabato 26 Maggio appuntamento con il TEDxRoma, dal titolo “Esperanto. Empowering through Neutrality”.

La nota Nuvola di Fuksas ospiterà speaker dal mondo per confrontarsi sul senso della neutralità, per questo il collegamento simbolico all’Esperanto, il linguaggio dell’uguaglianza.

Il TEDxRoma vuole offrire una chiave interpretativa delle differenze e trasmettere un concetto fondante dell’umanità, il rispetto neutrale dell’altro. Le differenze vanno intese come opportunità di crescita, di confronto, di cambiamento ed è solo grazie ad un approccio neutrale nei confronti della nostra specie che potremmo realmente progredire.

TEDxRoma 2018

Per questa edizione del TEDxRoma, Just Baked è lieto di essere partner di un evento che nonostante tutto, non smarrisce l’ardore e il coraggio di pensare ad un mondo migliore.

Nell’amito della nostra Partnership, abbiamo il piacere di comunicarvi che l’organizzazione ha concesso un’esclusiva per la nostra Community 100 biglietti con €10 di sconto.
Per usufruire dell’offerta, basta inviare un messaggio al nostro indirizzo email con oggetto “Biglietti TEDxRoma” specificando:
– Tipologia di biglietto/i richiesto/i (da scegliere qui)
– Numero totale di biglietti per tipologia
– Nome/Cognome di ciascun partecipante

Raluca Andreea Hartea

Oggi, vi presentiamo in anteprima uno dei protagonisti più attesi: Raluca Andreea Hartea.
Artista visiva e ideatrice del metodo “goodfeelings”. Ha frequentato il triennio di Arti Visive alla Naba e il biennio di Psicologia Analogica e Ipnosi Dinamica al Cid Cnv di Milano. Ha esposto in gallerie e istituzioni in Italia, Spagna e Cina. Partecipa come guest speaker ai corsi di Design e Illustrazione all’Università degli studi di Milano, al Collegio di Milano e alla Scuola Internazionale di Comics di Roma.

La natura esteriore e quella interiore, per Raluca Andreea Hartea, sono due attributi dell’esistenza strettamente connessi tra loro: ciascuno subisce l’influenza dell’altro. La fascinazione per l’essere umano la porta a indagare l’universo interiore come metodo per esplorare il mondo circostante.
L’elemento del colore è un aspetto continuamente analizzato in quanto stimolo fisiologico e simbolico, capace di evocare memorie individuali di azioni, emozioni e sensazioni ad esse associate, spesso inconsapevolmente.

 

Ci racconteresti com’è nata la volontà di esplorare la connessione tra colori, forme e la personalità?
Tutto è scaturito quando ho capito cosa si nasconde dietro la Sindrome di Stendhal, dopo aver letto il libro che ha scritto Graziella Magherini, psichiatra presso Santa Maria Nuova di Firenze, “Mi sono innamorata di una statua”. L’idea è che non c’è una bellezza oggettiva, e le sensazioni di apprezzamento o meno che proviamo davanti ad un’opera d’arte dipendono dal proprio vissuto personale, dall’inconscio e da cosa questo ha registrato nell’arco della vita sviluppando un meccanismo di riconoscimento che si può sintetizzare come “gusto”.

Quello che ci piace e quello che non ci piace è tale perché è un sentimento familiare, e il colore e le forme possono creare degli agganci emotivi molto importanti tra l’esperienza presente e un ricordo passato, arrivando anche a provare una sensazione che può sembrare “sproporzionata”, per esempio, davanti ad “modesto” monocromo. Non è solo quello che l’occhio decodifica in un preciso momento, ma anche tutto il processo di riconoscimento e di significato che si avvia.

Il "ritratto" di Roberto Cacciapaglia.
Il “ritratto” di Roberto Cacciapaglia

 

Trattandosi di un lavoro di associazioni concettuali, come scegli i materiali e i toni delle tue opere per esprimere compiutamente il loro significato?
Sì, si tratta di un lavoro concettuale, ma le associazioni non avvengono logicamente bensì inconsciamente. E proprio per non cadere nell’interpretazione di un dato colore e di una possibile collocazione nella vita del soggetto, uso una tecnica ipnotica che permette di individuare le caratteristiche delle quali ho bisogno. Sono essenzialmente i colori, che erano presenti nei momenti emotivamente più intensi della sua vita, e la percezione che ha la persona di se stessa, del proprio ego.

I colori e le dimensioni vengono, quindi, fuori da una seduta di ipnosi, anche se preferisco pensarla più come a un’intervista, in cui la persona è molto rilassata ma sempre consapevole.

Ma è il dopo che a me interessa particolarmente: l’insieme di questi elementi solletica i ricordi del soggetto che prova una sensazione gratificante nel guardare l’opera, una piccola Sindrome di Stendhal “controllata”.

E altri fruitori, per la mancanza di appigli logici, esprimono un parere di piacere o meno basato sulle caratteristiche e atmosfere che il passato ha predisposto loro a sentire. Un giudizio privo di etichette, puro!

In una realtà che si trasferisce in maniera sempre più radicata sull’online, cambia la fruizione dell’arte?
Questa stessa domanda se la sono posta anche all’Università di Parma e una squadra guidata dal neuroscienziato Vittorio Gallese ha condotto un esperimento proprio su questo. L’anno scorso, durante la mostra al Castello di Rivoli, “L’emozione dei colori nell’arte” a cura di Carolyn Christov-Bakargiev, hanno testato la percezione dal vivo e dallo schermo di 60 tester. E io sono stata una di questi!

Per arrivare alla conclusione che non c’è una sostanziale differenza tra le due cose, anche perché stiamo solo parlando di percezione. Di vedere, vediamo le stesse cose, anche se una versione è vera e l’altra, mantenendo le stesse dimensioni, riprodotta su uno schermo.

Personalmente trovo che il contesto in cui le opere sono presentate, il dialogo con le altre opere, la curatela che sta dietro ad una mostra, siano decisamente più palpabili di presenza che online. L’esperienza è fatta di piccoli e fondamentali tasselli che non si possono né devono scostarsi dalla tridimensionalità della realtà.

Goodfeelings e la declinazione del colore individuato
Good Feelings e la declinazione del colore individuato

 

Il tuo progetto Good Feelings sembra proprio una nuova chiave esplorativa per connettere l’arte alla vita quotidiana. C’è un episodio legato a questo progetto che ricordi con particolare entusiasmo?
Good Feelings è un metodo di indagine che nasce da una mia ricerca sui colori, ma anche dalla voglia di uscire dal contesto artistico del quadro, del muro, della galleria.

È un servizio di personalizzazione cromatica, nato per la necessità sempre più crescente di offrire un prodotto unico e customizzato nel mondo dell’interior design, della moda, dell’automotive, della cosmesi… Dove l’universo della persona si tinge con i colori dei ricordi più belli, ricreando nel presente quelle sensazioni tanto piacevoli e familiari, che infondono benessere!

Il colore non è solo un fatto artistico. Oggi il colore è importante e il suo utilizzo è più versatile che mai!

In natura ogni cosa è intrinsecamente colorata e nell’industria 4.0 ogni cosa subisce il quesito: di che colore lo si fa!?

Un mobile, un vaso, una mattonella, un abito, un accessorio…

Sarà che l’essere cresciuta nel comunismo mi abbia fatto andar strette le “imposizioni” esterne come l’ego delle varie figure professionali o le mode passeggere, ma perché nel scegliere una cosa per me, una cosa di cui mi circonderò e che mi accompagnerà per alcuni momenti della mia vita, non si parte da me?

Tanti sono gli episodi, veramente… Ma i feedback che ricevo dopo che le persone metabolizzano la propria palette, ogni volta mi commuovono… Basta veramente poco per star bene: basta spostare leggermente il punto di vista.

Goodfeelings e la declinazione del colore individuato
Good Feelings e la declinazione del colore individuato

 

Quali sono i progetti per il tuo futuro?
Uno su tutti è quello di trasmettere lo “spostamento” di punto di vista. Quindi sto pensando ad alcuni corsi, tra privati e istituzionali. Insieme alla consulente di immagine Elisa Bonandini abbiamo creato un corso, ‘Colore, estetica e benessere’, che porti alla consapevolizzazione dei colori che stanno bene esteticamente e, tra quelli individuati, anche quelli che fanno sentir bene, da usare nel proprio ambiente. I primi di giugno la prima edizione!

Invitata dalla docente Laura Cortina, sto preparando un seminario tutto dedicato al metodo e a quello che c’è dietro, alla Scuola Internazionale di Comix di Roma: ‘L’identità dei colori: come la soggettività condiziona la percezione.’

E poi Good Feelings si sta evolvendo nella versione digitale. Stiamo cercando di replicare con le nuove tecnologie quello che facciamo “manualmente”. Il prototipo è in dirittura di arrivo anche se è stato molto più complicato di quello che pensavamo.

Ci siamo dovuti appellare all’intelligenza artificiale e all’uso di sensori di ultimissima generazione!

Ma il lato umano non lo abbandoneremo mai… Anzi!

Ilaria Forniti

Ilaria Forniti

Isabelle Allende: «Mi innamoro a squarciacuore dei dettagli».
Leggo molto, mi piacciono le montagne, quelle che cadono a picco nei grandi laghi, il colore intenso della vegetazione, mi fanno sentire libera; per questo tra nome e cognome ci ho messo l’Alaska. Per ricordarmi che tutti abbiamo dentro un posto puro e incontaminato da percorrere.
Amo i paesini dimenticati, quelli dove gli anziani risalgono le salite a fatica con la legna per la stufa. E capire che diventa inverno quando le strade si riempiono dell’odore di fumo e il cielo di nuvole artificiali. Mi piace fotografare i pezzi che nessuno guarda; lì, trovo spesso il senso della poesia e la forza dirompente dell’umanità. Canto sottovoce, di continuo. Scrivo, come terapia. Non amo l’estate, il caldo mi sfianca.
Sono sbadata, inciampo. Per questo, non porto quasi mai i tacchi. Credo nella cultura, nel progresso, nell’intelligenza, nei tratti sani della modernità, nella comunicazione a cuore aperto, quella senza inganni, quella che informa e libera, nella verità più che nelle convinzioni, nella conoscenza senza pregiudizio e in quella parte di uomini che hanno scelto di credere che "crescere" non significa "invecchiare".
Ilaria Forniti

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