Storie sulla comunicazione e quello che ci circonda.

 

Newsletter

Carlo Urbinati: innovare è il motivo per il quale siamo al mondo

Partire dal perché, mai dal come e meno ancora dal cosa.

Comunicazione di Ilaria Forniti

5 giugno 2018

Carlo Urbinati, Presidente e Amministratore Unico di Foscarini, ci è venuto a trovare a Roma, nella sede della Bake Agency.

Sono lieto di aver dato seguito al vostro cortese invito, avendo avuto modo di approfondire la conoscenza della vostra attività ed avendone apprezzato impostazione (non solo ma anche grafica) e taglio trasversale e creativo.

Abbiamo parlato con lui di innovazione, design, tecnologia e, naturalmente, di luce!

L’intervista è stata realizzata in collaborazione con Miriam Bendìa.

 

Carlo Urbinati Presidente Foscarini

Quando nasce il progetto Foscarini e qual è stata l’intuizione dietro il brand?
Noi siamo stati fondati originariamente nel 1981, sull’isola di Murano, per produrre dei sistemi di illuminazione che prevedevano l’uso del vetro di Murano e nascevano per essere fatti ad hoc per ciascun cliente. L’intuizione era quella di riuscire a creare di volta in volta qualcosa di diverso partendo dal non avere nessuna realtà produttiva diretta, che è una cosa di cui ancora oggi godiamo ampiamente perché siamo molto più liberi di fare le nostre scelte.

 

Abbiamo notato che quando le chiedono “qual è il suo modello preferito?” lei risponde sempre “Il prossimo”. C’è un mentore, una linea di pensiero a cui si ispira per mantenere questo entusiasmo nel lavoro?
Riuscire a guardare le cose nuove è il segreto che ti mantiene vivo, l’entusiasmo viene da quello. È per questo che io tendo a dire così, perché il processo che ci impegna per sviluppare un’idea e arrivare al prodotto finito è molto più interessante che il prodotto finito stesso.

 

Carlo Urbinati Presidente Foscarini

 

Ripete spesso che “innovare è il motivo per il quale siamo al mondo”. Quali sono gli ostacoli dell’innovazione per una realtà imprenditoriale come la vostra?
Dipende da che punto di vista. Verso l’esterno non ci sono ostacoli enormi, ma ci sono difficoltà connesse al comunicare quello che si fa e al riuscire a farsi capire. Soprattutto in un momento come quello in cui stiamo vivendo, dove la comunicazione urla, dura poco e quindi è costretta ad usare dei sistemi che una volta erano propri della pubblicità più che della comunicazione. Allora, riuscire ad emergere con un prodotto che è di lunga durata come il nostro diventa più difficile. Verso l’interno, la difficoltà è quella di tutti, essendo esseri umani che tendono alla sopravvivenza: la difficoltà è quella di uscire dall’area di comfort, che non è naturale per nessuno.

 

La creatività è essenziale, ma in una società in cui c’è tanto di tutto, come si fa ad essere creativi?
C’è tanto di tutto però c’è ancora molto che cambia ed è in questo che sta il bello della tecnologia.

Quando cambia la tecnologia si aprono delle possibilità di linguaggio che sono assolutamente impossibili nelle realtà precedenti.

Questa è una cosa che avevano già intuito, nel nostro campo, i maestri danesi degli anni venti e trenta. Avevano capito che l’unico vero cambio di paradigma nel desing dell’illuminazione sarebbe stato legato a un cambio di tecnica e così è stato.

Loro lavoravano con le lampadine a incandescenza che avevano notevoli problemi e difetti. In seguito le lampadine a incandescenza sono state migliorate, grazie a processi che hanno impiegato decine di anni, poi sono state rimpiazzate dalla lampadine alogene e adesso abbiamo i led. Le lampadine alogene sono riuscite a sopravvivere per una ventina d’anni e adesso abbiamo già una prossima tecnologia e probabilmente fra poco ce ne sarà un’altra.

 

Carlo Urbinati al MakeIT 2018
Carlo Urbinati al MakeIT 2018

 

Ci darebbe qualche consiglio per i giovani MARKETERs che ha incontrato al MakeIT di quest’anno?
La cosa che per me è più importante è quella di partire dal perché, mai dal come e meno ancora dal cosa. Se non si ha un concetto forte sotto si finisce per fare delle proposte che rimangono superficiali e sono destinate a durare poco.

 

Un progetto che ci ha molto colpito è quello di Postcards of light.

Una cartolina per testimoniare la gioia d’esserci stati, sul mondo, d’esserci stati nel cuore.

Questo è il senso del progetto fotografico dell’artista Gianluca Vassallo per Foscarini: ha messo alcune lampade dell’azienda tra le strade del mondo, trasformandole in protagoniste e in testimoni dei frammenti di vita che ogni passante porta con sé.

Le va di raccontarci qualcosa a riguardo?
Siamo molto fortunati e abbiamo persone che lavorano con noi, insieme a noi, intorno a noi che condividono la debolezza di farsi prendere la mano dalla creatività e pian piano vengono fuori delle cose che non sono certo progettabili con gli alambicchi.

Di solito, succede che ci si siede e uno dice un’idea, un altro gliela critica e allora un altro aggiunge qualcosa in più e, alla fine, si sommano le visioni di tanti. Qualcuno poi, qui nel caso specifico Gianluca Vassallo, che è creativo di suo e artista, sintetizza il tutto.

 

 

La cosa più bella delle “Postcards” è che Gianluca sia riuscito in un’impresa veramente complessa, è riuscito a fotografare la luce diversa dei vari posti.

La luce che abbiamo qui non è la stessa che hanno in Svezia, ovviamente non ce ne rendiamo conto.

In quella serie, lui ha fotografato a Milano, a New York, a Stoccolma e a Shangai. Ci vuole una particolare sensibilità per la luce, però la luce di Stoccolma è quella, lasciamo perdere la lampada, l’oggetto, la luce di Shangai, nella nebbia, è quella.

E insieme a quella luce lui ha inserito in una maniera abbastanza sorprendente i nostri prodotti, però la cosa veramente importante resta l’aver saputo cogliere e raccontare la luce.

Ilaria Forniti

Ilaria Forniti

Isabelle Allende: «Mi innamoro a squarciacuore dei dettagli».
Leggo molto, mi piacciono le montagne, quelle che cadono a picco nei grandi laghi, il colore intenso della vegetazione, mi fanno sentire libera; per questo tra nome e cognome ci ho messo l’Alaska. Per ricordarmi che tutti abbiamo dentro un posto puro e incontaminato da percorrere.
Amo i paesini dimenticati, quelli dove gli anziani risalgono le salite a fatica con la legna per la stufa. E capire che diventa inverno quando le strade si riempiono dell’odore di fumo e il cielo di nuvole artificiali. Mi piace fotografare i pezzi che nessuno guarda; lì, trovo spesso il senso della poesia e la forza dirompente dell’umanità. Canto sottovoce, di continuo. Scrivo, come terapia. Non amo l’estate, il caldo mi sfianca.
Sono sbadata, inciampo. Per questo, non porto quasi mai i tacchi. Credo nella cultura, nel progresso, nell’intelligenza, nei tratti sani della modernità, nella comunicazione a cuore aperto, quella senza inganni, quella che informa e libera, nella verità più che nelle convinzioni, nella conoscenza senza pregiudizio e in quella parte di uomini che hanno scelto di credere che "crescere" non significa "invecchiare".
Ilaria Forniti

Carlo Urbinati nasce a Genova e si trasferisce a Venezia nei primi anni Ottanta, per seguire le commesse di grandi progetti con un’azienda di lampade in vetro appena nata: Foscarini. 

Insieme ad Alessandro Vecchiato, disegna e sviluppa la prima linea di lampade di serie per Foscarini che poi acquisiscono (alla fine degli anni  ‘80) e della quale, sino a quel momento, sono in pratica i soli designer. Ideano oltre venti collezioni.

Grazie alla volontà e al coraggio di Urbinati e Vecchiato di staccarsi dalla tradizione dominante dell’illuminazione in vetro, Foscarini riesce presto a portare sul mercato un prodotto innovativo, di forte personalità, libero da dogmi di stile e da vincoli produttivi.

Nel 2014 Carlo Urbinati diventa Presidente e Amministratore Unico di Foscarini e, a più di trent’anni anni dalla fondazione dell’azienda, conserva lo stesso entusiasmo degli esordi. Tanto che alla domanda: qual è il tuo modello preferito? Risponde sempre: “Il prossimo”.

Foscarini è, ogg,i una dinamica azienda che, dando forma ai propri sogni, progetta, produce e vende in tutto il mondo lampade decorative dal design italiano distintivo, facendo della libertà nel progetto il proprio asset principale.