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Raoul Iacometti: le fotografie che scattiamo sono lo specchio di ciò che siamo

Siamo persone, abbiamo pregi e difetti, di conseguenza tutto ciò dà la possibilità di rendere a noi e/o agli altri certe giornate magnifiche o amare, indipendentemente dal lavoro che si svolge.

Arte, Libri di Miriam Bendìa

2 luglio 2018

Lo scorso 31 maggio, è approdata in libreria una storia speciale: Essere design, a c. di Aldo Colonetti, fotografie di Raoul Iacometti (Milano, Skira, 2018).

Ph © Essere design, a c. di Aldo Colonetti, fotografie di Raoul Iacometti (Milano, Skira, 2018)

Una campagna fotografica di oltre due anni: un lungo reportage dentro l’Azienda.
Protagonisti tutti quelli che ci lavorano (designer, dirigenti, dipendenti).
Ci racconti qual è stato lo scatto più emozionante? E il più “complicato”?
Tutti gli scatti contengono una parte emozionale ed una complicata al tempo stesso. Quando i soggetti delle fotografie sono persone queste due sensazioni coesistono per forza di cose.

Nel caso specifico di questa pubblicazione gli scatti che ritengo complicati sono quelli che ritraggono i macchinari e i prodotti, e mi riferisco a quelli eseguiti durante le uscite nei laboratori, nelle fabbriche ed altri ambienti che non siano il classico studio fotografico. Sono inanimati e alla fine devono comunque ricoprire un ruolo da comprimari, a volte anche di collegamento, ciò che è il frutto del lavoro di gruppo, il pensiero, la creatività che ha preso forma e la materialità. Bisogna dar loro tridimensionalità in fotografia, composizione e luce giusta che ne enfatizzi linea, forma e contesto. La difficoltà è il breve tempo di esecuzione a disposizione, tra un ritratto e una scena in movimento da riprendere velocemente.

Ph © Essere design, a c. di Aldo Colonetti, fotografie di Raoul Iacometti (Milano, Skira, 2018)

Gli scatti emozionanti, ovviamente senza nulla togliere a tutti gli altri che, come ripeto, per il sottoscritto hanno la stessa intensità emotiva prima, durante e dopo, sono quelli effettuati a casa del Maestro Gillo Dorfles.

Un uomo, un artista, un Maestro appunto, 106 anni al momento degli scatti, che in meno di mezzora mi ha fatto comprendere quanto poco conti l’età di un individuo rispetto alla voglia di conoscere, di essere curiosi e di sperimentare.

Lucidità di racconto, di espressione ed una visione e conoscenza dell’arte a 360 gradi. Fotografia compresa.

Ogni tanto alzo la testa, guardo le nuvole e quando ne vedo una con una forma particolare il mio pensiero va al Maestro Gillo e all’onore e privilegio che ho avuto per averlo ritratto.

 

Chi dovrebbe leggere questo libro e perché?
Il libro racconta di una specifica realtà aziendale, quella della Caimi Brevetti, azienda leader nell’innovazione, nella ricerca e nel design, ma che potrebbe essere quella di altre realtà del Made in Italy.

Essere design” non è destinato solo al lettore appassionato del settore, agli addetti ai lavori per così dire. Non è un’autocelebrazione aziendale, un bel catalogo di prodotti.

È un libro fotografico: contiene oltre 200 immagini, per lo più in bianco e nero, stile narrazione, reportage e documento, immagini che enfatizzano le azioni.

I testi sono di Aldo Colonnetti che, in maniera concisa e scrittura eccellente, traccia il collegamento tra una fotografia e l’altra. Brani d’interviste ai protagonisti accompagnano il lettore ad entrare nel mondo dell’innovazione tecnologica, delle realtà lavorative nelle quali anima e passione sono gli ingredienti fondamentali per poter superare anche momenti lavorativamente critici (come quelli attuali).

Penso che la scelta di raccontarsi attraverso un mezzo visivo come la fotografia, che congela gli attimi ma che permette al tempo stesso al pensiero di proseguire da quel punto in poi (oppure fermarsi ed immaginare ciò che poteva essere stata la scena precedente), sia la scelta più giusta, rendendo fruibile a chiunque questa pubblicazione.

Ph © Essere design, a c. di Aldo Colonetti, fotografie di Raoul Iacometti (Milano, Skira, 2018)

Che cos’è il sistema Snowsound?
La Tecnologia SNOWSOUND è la brillante intuizione alla base della tecnologia brevettata Snowsound. È l’utilizzo di pannelli composti da materiale a densità variabile, che permette di ottenere un assorbimento selettivo alle diverse frequenze e di ottimizzare l’acustica dell’ambiente, nonostante lo spessore molto contenuto dei pannelli. L’assenza di cornici e cuciture e la peculiarità del materiale con cui sono realizzati i pannelli, li rendono estremamente leggeri, poco ingombranti e adattabili ad ogni ambiente…

Preparato, è? Ahahah! No, definizione presa pari pari dal sito web della Caimi Brevetti, non sono ancora così edotto tecnologicamente. Nonostante ad ogni uscita e set fotografico la presenza di Giorgio Caimi, che cura la parte tecnologia dell’Azienda, sia stata sempre coinvolgente e disponibile.

Posso però affermare che grazie a questo lavoro ho incontrato e conosciuto persone davvero speciali, dalle quali ho appreso molto ed imparato a conoscere realtà altrimenti impossibili da raggiungere, e non solo fotograficamente.

Ph © Essere design, a c. di Aldo Colonetti, fotografie di Raoul Iacometti (Milano, Skira, 2018)

Essere design: cosa significa questo (bel) titolo?
Il volume racconta la storia della Caimi Brevetti, iniziata settant’anni fa dall’intuito del Signor Renato Caimi, che è il creatore/inventore della ormai famosa e storica “schiscetta”.

Il libro è il focus sulle persone che animano l’Azienda, di chi materialmente è al suo interno e di chi, come designer e fornitori, anche esternamente ricopre un ruolo fondamentale perché creatività, ideazione, produzione del prodotto siano qualitativamente sempre ai massimi livelli.

La fotografia riveste un ruolo importante, di documentazione e di racconto visivo ed è un tramite, mettendo al centro ciò che dovrebbe essere considerato il vero valore di ogni azienda: le persone.

Questo concetto è fondamentale e la Caimi Brevetti lo applica da quando è stata fondata.
Confermo che durante tutta la fase degli scatti ho respirato intensamente questa bellissima sensazione di gruppo, una sola e grande anima.

Il titolo è stato proposto da una dipendente. Essere design è proprio questo.

Green Attitude Ph © Raoul Iacometti

E invece essere fotografo, oggi, cosa significa? Il bello e il brutto della tua “vocazione”.
Bella domanda. Ho sempre pensato che facendo questo mestiere non sarei mai caduto nel vortice del ”brutto nel mio lavoro”. Non ho mai avuto il classico “risveglio da lunedì mattina”, né il bramoso “desiderio da venerdì sera”, anche perché i miei giorni non hanno differenze sostanziali tra feriali e festivi.

Ma, con il passare del tempo, talvolta ho percepito “il brutto” di questa professione – come credo e sono convinto capiti in molte altre – derivante sempre e comunque da un fattore umano.

Siamo persone, abbiamo pregi e difetti, di conseguenza tutto ciò dà la possibilità di rendere a noi e/o agli altri certe giornate magnifiche o amare, indipendentemente dal lavoro che si svolge.

Il bello del vivere insomma!  😉

Green Attitude Ph © Raoul Iacometti

Tre consigli agli aspiranti fotografi che ci leggono?
L’unica cosa che mi sento di consigliare ai giovani fotografi che partono ora, in un’epoca tecnologicamente avanzata, è quello di essere sempre curiosi, di sperimentare, di non ripetersi mai.

Consiglio di studiare, di informarsi e di conoscere il lavoro degli altri che non sempre “è peggio del nostro”. Anzi, molto spesso è davvero meglio e ciò serve per imparare a comprendere l’essenza della fotografia, del lavoro che si fa.

Serve ad affrontare noi stessi, a non far tracimare il nostro ego, perché talvolta è proprio quest’ultimo il nemico primario del buon esito di ciò che si sta facendo.

In questo mestiere, ma credo si possa sottoscrivere per tutto il mondo del lavoro e non, bisogna sempre avere una buona dose di conoscenza, di rispetto, di etica e di molta umiltà. Se mancano il nostro lavoro ne risentirà sicuramente e, come si dice che la fotografia è lo specchio della nostra anima, le nostre fotografie non ridaranno all’osservatore ciò che siamo, ma solo una parvenza estetica – e nemmeno completa – del nostro essere.

Potremmo diventare autori di una bellissima fotografia, tecnicamente perfetta e visivamente valida, oppure autori di una fotografia con un micro mosso e con l’orizzonte non proprio in bolla, ma carica di sentimento e anima, di pancia.

C’è a chi basta la prima, io vivo per la seconda… Evitando il micro mosso e l’orizzonte storto! 😉

 

 

Ph © Raoul Iacometti

 

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

Raoul Iacometti, nato a Milano nel 1961, svolge l’attività di fotografo free-lance alternando la ricerca personale al lavoro commerciale in diversi settori: reportage di documento e socioumanitario,
fotografia industriale, di eventi e di ritratto.

Le sue fotografie sono selezionate da riviste, quotidiani e libri, scelte per calendari e per cover/booklet di CD di musicisti (italiani e stranieri).
Ha ricevuto molti riconoscimenti nei più importanti contest nazionali e internazionali.

Fra i suoi lavori più significativi sono da ricordare “Di terra e di fuoco” (2006), reportage sulle ex miniere presso le colline metallifere nel territorio di Massa Marittima (GR), “Ai confini del mare” (1986/2015) e “Tre giorni a Madrid” (2007). “I suoni delle Dolomiti” (2007), “Di serra” (2008), “Quale madre” (2008), dedicato al tema della maternità, e “Botteghe” (2008) sulla filiera agroalimentare e sull’importanza del cibo nella nostra vita quotidiana. “Just Dancers” (2011), reportage fotografico sul mondo della danza amatoriale classica, contemporanea e jazz.

Nel 2008 crea il progetto no profit “Green Attitude”, la danza legata al mondo di fiori e piante, utilizzando palcoscenici inediti come serre e vivai, luoghi dove ambienta tutti gli scatti, che pubblica ufficialmente nella primavera del 2013. Da quella data il lavoro è ancora work in progress.
Nel 2014 crea “Fotografie e altre storie…” e, in seguito, “Blue Alchemy”: due format che
fondono tramite la fotografia arti come la scrittura, la musica e la danza e che vedono la
partecipazione di Carlo Negri, scrittore e autore di testi televisivi e teatrali (tra gli altri Zelig e gli spettacoli di Giuseppe Giacobazzi) e Martino Vercesi, chitarrista jazz/blues e compositore.

Dal 2015 è impegnato in un progetto di reportage socio-umanitario legato alle malattie degenerative, come la distrofia muscolare, collaborando con importanti associazioni di volontariato: UILDM, UNITALSI e il Centro clinico Nemo, all’interno dell’Ospedale Niguarda di Milano.

Sempre nel 2015 è autore attivo per il progetto “Obiettivo Lampedusa”, un reportage dedicato all’isola e ai suoi abitanti e inserito nell’omonima pubblicazione (i proventi sono devoluti a favore delle donne che per partorire devono obbligatoriamente lasciare Lampedusa per trasferirsi sul continente, con ingenti spese durante tale periodo).

Tiene corsi base e avanzati di fotografia e workshop fotografici in tutto il territorio nazionale, su diverse tematiche tra le quali ritratto, danza, street-photography e iPhoneography.

Alcune delle sue fotografie fanno parte di importanti collezioni private.

Nel maggio 2015 riceve l’onorificenza di “Autore dell’Anno 2015” dalla Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche, con la pubblicazione di “Storie”, un libro che contiene alcune delle sue opere più conosciute.