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“Geisha – l’arte e la persona”: la prima mostra italiana sul tema a cura di Loretta Paderni

A Settembre 2018, a Roma, potrai vivere il Giappone senza dover arrivare fino in Giappone.

Arte di Miriam Bendìa

21 agosto 2018

A Settembre 2018, nella Capitale, si celebrerà l’amicizia (ormai storica) tra Roma e Tokyo.
Come? Con una serie di appuntamenti che rispecchiano lo spirito che ha dato vita a la Passeggiata del Giappone (tornata interamente percorribile, dopo 10 anni, proprio a Luglio 2018).

花見 HANAMI 2018 ~ LAGO DELL'EUR ROMA
Sakura intorno al Lago dell’Eur

 

Ci racconta l’Associazione 花見 Hanami ~ Lago dell’EUR Roma, che l’Hanami (il rito di andare ad ammirare la fioritura del ciliegio) viene praticato ormai anche in Italia. Ad esempio nel quartiere romano dell’EUR, dove si trova il Parco Lago dell’EUR.

Il 20 luglio 1959 vi fu inaugurata la strada pedonale e ciclabile che lo attraversa e venne chiamata Passeggiata del Giappone in onore del Paese del Sol Levante. In quell’occasione, in vista delle Olimpiadi di Roma del 1960, il primo ministro giapponese Nobusuke Kishi, in visita ufficiale in Italia, donò a Roma, a nome del proprio governo, 2500 sakura.

Ciliegi giapponesi da fiore, della varietà prunus x yedoensis, comunemente chiamati yoshino o somei-yoshino, come segno di amicizia tra Italia e Giappone. Molti degli alberi provenienti da Tokyo vennero piantati proprio nel parco dell’EUR, lungo la suddetta passeggiata.

Sotto questi incantevoli ciliegi, ogni anno, si radunano persone provenienti da tutto il paese per ammirare la fioritura del Sakura (ciliegio). La fioritura comincia verso metà/fine Marzo (di solito intorno al 20/24) e si protrae fino ai primi di Aprile quando gli alberi iniziano a sfiorire. Un altro spettacolo imperdibile!

Photo by Benjamin Voros on Unsplash

È ufficiale: sarà Italia-Giappone la partita che il 9 settembre 2018 aprirà i Mondiali di pallavolo maschile. Si giocherà al Foro Italico di Roma, in un’atmosfera che si preannuncia già caldissima a sostegno degli azzurri di Blengini, inseriti nella Pool A insieme a Giappone, Argentina, Belgio, Slovenia e Repubblica Domenicana.

Offriremo uno spettacolo indimenticabile! Nella Capitale ci sarà un solo match, ma è quello inaugurale e tutto il mondo si aspetta tanto dalla città Roma.

…Ha commentato Claudio Martinelli, presidente del Comitato Territoriale FIPAV Roma.

Endocosmo Maraini

Il Giappone per me non è più una cosa che si prenda o si lasci;
è una frazione del sangue, un’esistenza delle selve interiori.
Fosco Maraini

Daniela Travaglini, yamatologa per caso, traduttrice per passione, sognatrice di professione, ci ricorda che a Settembre (e fino al 20 Ottobre) sarà ancora possibile, presso l‘Istituto giapponese di cultura in Roma, scoprire il Giappone di Fosco Maraini nella mostra Endocosmo Maraini.

Curata dalle nipoti Nour Melehi e Mujah Maraini Melehi, permette di scorrere la storia di questa famiglia e del loro rapporto con il Giappone.
Proprio nel 2018 ricorre l’anniversario del suo primo viaggio in Giappone, quando Maraini ottenne una borsa dalla Kokusai Gakuyu Kai per studiare gli Ainu all’Università Imperiale di Sapporo, in Hokkaido.
Nel 1938 Maraini partiva con la moglie Topazia Alliata e la primogenita Dacia, in un periodo di profonda trasformazione per l’Europa, su cui incombevano gli spettri del Fascismo e del Nazismo.

#AGeishaDay dal 6 al 16 Settembre 2018 a Roma

Sempre a Settembre, si svolgerà a Roma, il Festival itinerante #AGeishaDay: dal 6 al 16 settembre, 3 geisha e 1 hangyoku (apprendista) di Tokyo coloreranno la città con la seta dei loro kimono. Conferenze, workshop, ozashiki (geisha party), la cerimonia del tè: i geisha fan italiani hanno già iniziato il conto alla rovescia.

 

Il Museo delle Civiltà non poteva certo ignorare un evento simile: la geisha è uno dei fenomeni socio-antropologici più studiati al mondo, da sempre.
Basti citare il caso di Liza Dalby, l’antropologa americana che, nel 1975, si recò in Giappone per effettuare ricerche ai fini della sua tesi di dottorato dal titolo The Institution of the Geisha in Modern Japanese Society (L’istituzione della geisha nella società giapponese moderna). Il suo libro La mia vita da geisha narra appunto questa esperienza, vissuta all’interno di una vera okiya (casa delle geisha) situata nel quartiere di Pontochō, a Kyōto, uno dei più noti quartieri di geisha della città e dell’intero Paese.

Il Museo delle Civiltà ospiterà dunque la conferenza stampa inaugurale del Festival #AGeishaDay, il 7 settembre (dalle 11 alle 13) presso sala conferenze del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”.

Inoltre, il 9 settembre, si terrà una tappa importante del festival presso il Museo delle Civiltà e in collaborazione con il vicino Centro Commerciale Euroma2.
Workshop “Un giorno in una casa delle geisha”: evento congiunto tra Il Museo delle Civiltà e Euroma2.
PRIMA PARTE: presso il polo museale del Museo delle Civiltà (nella sala conferenze del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”).
Il programma, in breve:
11:00 – “Vita da Geisha”, il racconto dalle protagoniste, con il supporto di slide e la possibilità di rivolgere le proprie personali domande alle artiste.
13:00/14:00 – Pausa Pranzo
14:00/16:00 – Geisha School con dimostrazioni di lezioni nella danza e musica tradizionali.
16:00/16:30 – coffee break
Durante il coffee break gli ospiti si sposteranno presso il centro commerciale Euroma2 (a 10 minuti dal museo),
in Viale dell’Oceano Pacifico, 83, 00144 Roma (RM),
per la SECONDA PARTE dell’evento.
Il programma, in breve:
16:30/ 17:30 – Oshiroi Make Up e Kitsuke (vestizione del kimono).
Scopriremo la magia e i segreti del Make Up e delle tipiche acconciature delle Geisha.
17:30/18:30 – Saluti Finali e FOTO ricordo con le Geisha e le Maiko.

Euroma2 ha avviato un’importante collaborazione con il “Museo delle Civiltà” dell’Eur MuCiv.

Il progetto nasce dall’intento comune di rendere fruibile l’arte, integrandola negli spazi del quotidiano come stimolo e intrattenimento per il grande pubblico.

L’innovativo accordo è stato inaugurato venerdì 3 Agosto con un percorso espositivo (all’interno del mall) parallelo alla mostra in corso al Museo Pigorini “Geisha – l’arte e la persona” a cura di Loretta Paderni. Il percorso resterà attivo fino al 30 settembre 2018.

mostra “Geisha – l’arte e la persona” percorso Euroma2
Percorso espositivo all’interno di Euroma2

 

Quindi, a settembre, i geisha fan avranno anche il piacere di visitare questa splendida mostra che, oggi, ci racconta proprio la curatrice, Loretta Paderni.

Partiamo dal cuore pulsante dell’esibizione…
«La mostra Geisha – l’arte, la persona presenta alcuni preziosi oggetti che lo scultore palermitano Vincenzo Ragusa raccolse (tra il 1876 e il 1882) in Giappone. Durante il suo soggiorno per insegnare scultura occidentale alla Kobu Bijutsu Gakko, la prima scuola statale di Belle Arti nel paese. Al suo rientro, a Palermo, fondò e diresse la Scuola d’Arte Applicata all’Industria. Ad essa fu inizialmente annesso il Museo giapponese costituito dalla sua collezione ricca di 4200 oggetti, rappresentativi dell’arte e dell’artigianato giapponese dei periodi Edo e Meiji (ora conservati a Roma al Museo della Civiltà).

Lo scultore fu, di fatto, tra i primi “ambasciatori” della cultura italiana in Giappone e, al ritorno dal Paese del Sol Levante, si fece portavoce della cultura giapponese in Italia

 

Leggendo la biografia di Vincenzo Ragusa, nel libro “Kiyohara Tama la collezione dipinta” (Sellerio Editore), sono stata conquistata da quest’uomo, appassionato e generoso, idealista e impulsivo…
«Quando parte per il Giappone, nel 1876, l’Italia sta faticosamente cercando di consolidare il processo di unificazione nazionale e tentando di mettersi al passo con le più progredite realtà culturali e industriali europee.

È molto dibattuta a livello politico, ma anche sulle pagine dei giornali, la questione dell’opportunità di fondare musei d’arte industriale con annesse scuole di formazione per lavoratori specializzati.
Ragusa è sicuramente al corrente di questi fermenti. Arriva in Giappone in un periodo storico formidabile, foriero di stimoli, di cambiamenti. Dal 1868, a seguito della caduta del Governo militare e la Restaurazione del potere imperiale, il Paese ambisce a diventare una nuova potenza, modernamente industrializzata ed economicamente sviluppata.

Il Governo giapponese vuole fortemente internazionalizzare la propria cultura: le Esposizioni Universali in voga all’epoca diventano il luogo d’elezione in cui Giappone e Occidente si confrontano e costruiscono le proprie immagini reciproche

Kimono invernale mostra al Museo Pigorini “Geisha – l’arte e la persona” a cura di Loretta Paderni
Kimono invernale con maniche piccole (kosode), seta stampata e ricamata, XIX secolo

 

E Ragusa è l’uomo (e l’artista) giusto, per “educare” i creativi artigiani giapponesi e insieme ad essi sviluppare nuovi e proficui metodi di produzione. Ovviamente con l’intento di promuovere le arti industriali (e la possibilità di commerciarne i prodotti)…
«Ragusa non conosce la lingua e la storia del Giappone, forse non comprende appieno lo scopo per il quale è stato invitato ad insegnare le tecniche di rappresentazione dal vero, ma è un artista. Egli coglie perfettamente la qualità, la bellezza dei materiali con i quali entra in contatto, se ne fa conquistare.
In una lettera all’architetto Francesco Enrico Di Simone, suo ex insegnante e amico, scrive: “Io trovo che l’arte giapponese è così originale e così fine che comprerei tutto ciò che mi si presenta…”.»

 

…E, per nostra fortuna, lo ha fatto! Giusto?
«…Sì! Lo scultore investe i suoi notevoli guadagni da oyatoi gaikokujin (straniero noleggiato) raccogliendo una collezione di circa 4200 oggetti, rappresentativi di tutti i settori delle arti figurative e decorative giapponesi.

L’incontro con il mondo occidentale introduce, e induce, radicali cambiamenti nel gusto e nelle aspirazioni. Se l’arte giapponese raccoglie ammiratori generando in Europa il fenomeno del Japonisme, anche l’Occidente diviene di moda in Giappone. Libri illustrati e stampe riportano informazioni su abiti, cibi, stile di vita degli stranieri ed è l’Imperatore stesso a spingere il suo popolo verso la “civilizzazione”, facendosi fotografare vestito con un’uniforme nel 1872.

L’adozione di nuovi strumenti e tecniche, inoltre, porta a rimpiazzare oggetti tradizionalmente prodotti in grande quantità, che vengono quindi dismessi e ceduti, spesso a prezzi convenienti, dando l’avvio a manie collezionistiche.
Ragusa è sul campo e, anche grazie al prestigio di cui gode, gli oggetti vengono offerti spontaneamente.
Allo scultore siciliano viene infatti riconosciuto il merito di aver contribuito all’introduzione dell’arte moderna in Giappone. Come dimostra un attestato rilasciatogli al momento della partenza dal Ministro per i Lavori Pubblici Sasaki Takayuki.»

Karuta-bako, contenitore per carte da gioco, legno, lacca nera, lacca oro; custodia in broccato di seta, carta dorata; due mazzi di 198 carte da gioco Uta-garuta, seta, balsa, carta dorata, pigmenti, XIX secolo. Le carte sono rettangolari, composte da un sottile foglio di legno di balsa rivestito sul retro da carta dorata. Sul recto di un mazzo sono riportati i nomi dei poeti, i versi delle poesie e i ritratti colorati a mano di personaggi dall’abbigliamento ricercato seduti sui tatami. Sull’altro mazzo sono stampati i versi finali delle poesie suddette.

 

Quindi quali motivazioni spingevano Ragusa a collezionare le testimonianze dell’artigianato e dell’arte giapponese?
«Quel che è certo è che da subito lo scultore, forse ispirato dalle illustrazioni dell’Onchizuroku, si preoccupa di documentare gli oggetti della sua collezione. Per essa ha già concepito il ruolo di testimonianza delle arti e della cultura del popolo giapponese.

Il suo interesse, infatti, pur essendo improntato decisamente verso la comprensione e l’acquisizione delle competenze tecniche artigianali, è rivolto ad uno studio quasi di tipo antropologico del Paese che l’ha accolto e di cui desidera far conoscere in Italia lo stile di vita, l’atteggiamento positivo verso il lavoro, l’attitudine artistica, coltivata in tutti gli strati della società.

Ragusa si pone al di là degli schemi esotici di un Japanisme letterario ed artistico, intravede piuttosto la possibilità di un confronto costruttivo, di uno scambio di attitudini e competenze tra i due Paesi.»

 

Così dunque prende corpo nella sua mente l’idea di una Scuola-officina in cui avvalersi di tecniche e insegnanti giapponesi per creare anche in Italia una manifattura industriale specializzata?
«Rispondo con le sue parole…

…In mezzo a una popolazione dotata di squisite e geniali attitudini artistiche, risvegliaronsi in me gli assopiti propositi di giovanili aspirazioni e volli portare il contributo di figlio devoto al progresso della mia negletta patria, impiantando in Sicilia le Scuole d’Arte applicata all’Industria.

Tornato a Palermo nel 1882, Ragusa persegue tenacemente il progetto della Scuola, che diventerà il suo più grande sogno e la sua più grande disillusione.»

Set per il trucco costituito da: pennello per cosmesi doppio a scomparsa, legno, lacca oro, metallo, setole; pennello per cosmesi doppio, legno, lacca oro, metallo, setole; astuccio per belletto, metallo dorato; bottiglietta porta essenze profumate, metallo dorato, argento, XIX secolo. Al set per il trucco è abbinata una bottiglietta porta essenze profumate, decorata con motivi floreali in oro su fondo nero e chiusa da un pomello che si avvita in una ghiera a crisantemo, in argento.

 

In una conferenza tenuta nel Febbraio del 1884, agli operai di Palermo, parlando del Giappone ricorda…
“Tutti si uniscono nell’operosità; calmi, instancabili, industri, fieri cittadini; poiché in quel Paese la legge punisce chi fa e chi riceve elemosina, ed è così che l’uomo non si avvilisce, onorandosi invece col lavoro e coll’istruzione – colà la legge sull’istruzione obbligatoria non esiste, perché ogni casa è una scuola e tutti sanno leggere e scrivere e professano un’arte; poiché in quelle stesse case i bambini trovano strumenti, libri, disegni e utili giocattoli; veri asili infantili.”

«Gli oggetti raccolti in Giappone ed esposti nelle undici sale del Museo inaugurato nel 1883, debbono supportare le attività didattiche della Scuola-officina, fornire modelli tecnici ed estetici ai quali ispirarsi, ed essere allo stesso tempo fonte di una ”…espressiva, concettosa etnografia sociale, politica e religiosa…” del loro Paese.
L’innovativo progetto di Ragusa si pone come un ponte tra le due culture, da percorrere in entrambi i sensi

 

A Tōkyō Ragusa conobbe la giovane e promettente pittrice Kiyohara Tama, che lo seguì al suo ritorno a Palermo nel 1882, inserendosi con successo nel panorama artistico della città, in cui visse per 50 anni.
Vincenzo Ragusa fondò e diresse a Palermo la Scuola d’Arte Applicata all’Industria, di cui Tama fu direttrice della sezione femminile.
Alla scuola fu inizialmente annesso il Museo giapponese costituito dalla ricca collezione di 4200 oggetti, rappresentativi dell’arte e dell’artigianato giapponese del periodo Edo e Meiji, che lo scultore aveva collezionato durante il suo soggiorno in Giappone e che ora sono tutti a Roma al Museo della Civiltà, tra le raccolte del Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”.

 

Fino al 30 Ottobre 2018, avremo dunque la possibilità di compiere questo viaggio ideale nel Giappone di Ragusa. Un’occasione da non perdere!

Illustrazioni delle Bellezze delle Case Verdi (Ehon seirō bijin awase) Suzuki Harunobu

Gli oggetti collezionati da Ragusa prendono vita, nella mostra, attraverso le immagini tratte dai volumi Illustrazioni delle Bellezze delle Case Verdi (Ehon seirō bijin awase), dell’artista Suzuki Harunobu (XVIII secolo).

Suzuki Harunobu (鈴木 春信; 1725 circa – 15 giugno 1770) è stato uno dei più celebri interpreti dello stile Ukiyo-e. Fu un innovatore in ambito artistico, il primo a produrre stampe multicolori (nishiki-e) nel 1765, novità che rese obsolete le precedenti stampe realizzate con soli due o tre colori.

I libri nella mostra, antichi e preziosi, sono custoditi all’interno di teche, ma possiamo sfogliarli su uno schermo digitale. In essi viene, sapientemente, descritto l’ukiyo – “il mondo fluttuante”, ovvero i valori estetici e la visione della vita basata sulla consapevolezza e l’apprezzamento dell’imperfezione da parte della società giapponese durante il periodo Edo (1603-1868).

Nelle illustrazioni di Harunobu le oiran vengono rappresentate all’interno delle loro stanze (oku), in momenti dedicati all’educazione, alla cura personale e allo studio delle arti.
Gli oggetti esposti, quali gli accessori per le acconciature o gli elaborati kimono, ci narrano dell’eleganza, della sensualità e della grazia di queste giovani donne. Il rigoroso studio della musica, della danza, della poesia, della calligrafia e della composizione floreale (ikebana), fondamentali per le loro attività d’intrattenimento, permette alle cortigiane di essere un emblema di colta sensualità.
Da altri oggetti si apprezzano i momenti privati, celati all’esterno da finestre scorrevoli, testimoniati anche da immagini in cui possiamo intravedere la donna che fuma, legge, si svaga con animali domestici o si dedica a giochi e passatempi.

Illustrazioni delle Bellezze delle Case Verdi (Ehon seirō bijin awase) Suzuki Harunobu

Ben distinte dalle geisha (artiste), nella storia e nella cultura giapponese le oiran (花魁) sono figure assimilabili a cortigiane e sono considerate yūjo (遊女), ovvero “donne di piacere”. La loro condizione sociale si distingue però da quella delle ordinarie yūjo. Le oiran erano infatti cortigiane di lusso e alcune di loro ebbero tanto successo da diventare delle celebrità anche fuori dei quartieri del piacere.

La loro arte le conduceva accanto a uomini di potere e il loro modo di vestire era spesso all’origine di mode e tendenze, motivo per cui alcuni aspetti della loro tradizione sopravvivono ancora nel Giappone del XX e XXI secolo.

mostra al Museo Pigorini “Geisha – l’arte e la persona” a cura di Loretta Paderni

Infine, con l’esposizione delle fotografie di Fabrizio e Federico Bonifazi, realizzate principalmente nel quartiere di Gion a Kyōto, viene affrontato il tema della geisha nel Giappone di oggi. Le immagini mostrano le iconiche figure delle maiko e delle geiko attuali, mentre camminano verso gli ozashiki (geisha party), sorridono all’obiettivo curioso degli occidentali o scendono da un taxi per rientrare nell’okiya (la casa delle geisha).

La geisha, come altre icone della cultura giapponese, rappresenta quindi ancora un evidente ponte tra passato e presente del Giappone. Come se, immutabile ed eterna, emergesse dalle tenui luci dei sentieri più profondi di un Paese ormai completamente trasformato, tutto intorno a lei.

La geisha è un tesoro dell’umanità, ci auguriamo che non scompaia mai.

In attesa del prossimo viaggio, in Giappone, possiamo ammirarla alla mostra Geisha – l’arte, la persona (presso il Museo delle Civiltà – Salone delle Scienze Museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, dal 26 luglio al 30 ottobre 2018).

locandina mostra al Museo Pigorini “Geisha – l’arte e la persona” a cura di Loretta Paderni

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

Loretta Paderni è coordinatore del Museo delle Civiltà – Museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini” e curatore della sezione Asia. Suoi principali interessi di ricerca sono lo studio e la valorizzazione delle collezioni e del patrimonio documentale, archivistico e fotografico, del Museo.

Ha pubblicato articoli e saggi, curato e coordinato numerose mostre. Dal 2007 è attivamente coinvolta in progetti europei che hanno lo scopo di ridefinire il ruolo dei musei etnografici nella società contemporanea: Réseau Européen des Associations de Diasporas & Musèes Ethnographiques – READ-ME (2007-2009; 2010-2012); Ethnography Museums & World Cultures – RIME (2009-2013); Sharing a World of Inclusion, Creativity and Heritage – SWICH (2014-2018).

Ha collaborato con l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione alla elaborazione delle metodologie di catalogazione per il patrimonio demoetnoantropologico materiale e immateriale.