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Intelligenza Artificiale questa (s)conosciuta?

La verità è che di AI si può parlare all’infinito, scrivere migliaia di pagine e annoverare decine di applicazioni e casi di successo che stanno cambiando la storia.

Digital & the City, Rubriche di Sabina Belli

20 settembre 2018

Fino alla fine degli anni 90, l’espressione Intelligenza Artificiale ha proiettato nelle nostri menti visioni frankesteiniane o fantascientifiche in stile Grande Fratello orwelliano, o alla HAL 9000 di “2001 Odissea nello spazio”. In tutti i casi, era l’Intelligenza a prendere il controllo sull’uomo, piccolo e impotente, diventandone dominatrice assoluta, in una dimensione meccanicistica e disumana, priva di etica o morale.

Nel 1996 il computer Deep Blue sfida per la prima volta il genio degli scacchi Kasparov, e apre le porte all’arrivo di nuove supermacchine, in un’escalation di performance sempre più competitive e potenti, guidate dalla medesima ambizione: battere l’uomo.

Nel 2010 nasce Siri, e con “lei” la generazione delle servizievoli assistenti vocali e digitali, Cortana, Alexa e Google.
La prospettiva è ribaltata: l’Intelligenza smette di puntare sulla (sterile) sfida all’intelletto umano, e costruisce il suo valore sul (profittevole) potenziamento dell’intelletto stesso.
Quella famosa teoria secondo la quale l’uomo sarebbe in grado di utilizzare solo il 10% del suo cervello (probabilmente falsa nella percentuale, vera nel concetto di base), la possiamo leggere ora da una prospettiva differente alla luce di quanto può fare l’AI.

Nel 2018 il termine Artificiale associato a Intelligenza è già quasi obsoleto come sinonimo di innaturale o falso, e l’acronimo AI è sempre più concettualmente assimilabile all’espressione Augmented (Human) Ingenuity, ossia all’amplificazione dell’intelletto, anziché alla sua sostituzione con un cervello robotico senza controllo, alla Frankestein.

The most profound technologies are those that disappear.
They weave themselves into the fabric of everyday life until they are indistinguishable from it.
Mark Weiser

Quando il mio collega Fabio Moioli, considerato uno dei guru dell’Artificial Intelligence a livello mondiale, parla di “democratizzazione dell’AI”, intende dire che l’impatto è talmente profondo che trasformerà radicalmente tutte le nostre vite, esattamente come secoli fa fece l’introduzione dell’energia elettrica.

Quarant’anni fa, il sogno di un giovanissimo Bill Gates era quello di portare un PC nelle case di tutte le famiglie del mondo. Oggi, tra smarphone, tablet, PC e consolle di gioco, è quasi impossibile trovare chi non l’abbia realizzato quel sogno, e l’ambizione successiva, in corso d’opera da parte di tutti i colossi dell’innovazione, è quella di far sì che ogni persona e ogni organizzazione del pianeta sfrutti la potenza della tecnologia e dell’Artificial Intelligence per realizzare il proprio potenziale.

Bill Gates

Di esempi concreti relativi ad applicazioni spettacolari dell’AI nei vari settori economici, culturali e sociali ce ne sono ormai a decine, ma mi piace citare il caso “The Next Rembrant” che trovo particolarmente emblematico.

All’Intelligenza Artificiale è stato chiesto di ricreare un’opera del grande pittore olandese Rembrandt Harmenszoon van Rijn. Per fare ciò il computer ha analizzato tutti i quadri dell’artista ed è stato programmato per imitarne lo stile, creando ex novo un’opera “inedita” che persino i massimi esperti d’arte e impressionismo avrebbero valutato come autentica.
E così è stato.

“The Next Rembrant”

Dal punto di vista economico, nel 2007, le cinque Top Company per market capitalization erano nell’ordine Exxon, General Electric, Microsoft, Shell e Petro China. Oggi, dieci anni dopo, la classifica vede Apple, Amazon, Microsoft, Alphabet e Facebook in pole-position.

Top Company

In questa nuova dimensione socio-economica, l’impatto di una trasformazione tanto radicale quanto repentina, si porta dietro una responsabilità gigantesca dal punto etico, da parte delle aziende protagoniste di questo cambiamento: quella di creare un’Intelligenza benefica, in grado davvero di aumentare le possibilità individuali e societarie, a vantaggio di tutti, come mai prima d’ora nella storia delle grandi rivoluzioni che hanno cambiato il destino dell’umanità.

Pensiamo banalmente alle implicazioni infinite dell’AI in ambito medico, dall’analisi dei Big Data relativi al nostro stato di salute, del DNA e del genotipo, con conseguente predicibilità di malattie o debolezze, ai device IOT che miglioreranno radicalmente la vita di ipovedenti e disabili in modo impensabile fino a pochi anni fa.

La verità è che di AI si può parlare all’infinito, scrivere migliaia di pagine e annoverare decine di applicazioni e casi di successo che stanno cambiando la storia.

Siamo all’apice della diffusione di nuovi modelli di business basati sulle “Conversation” e “Cognitive Platform”, piattaforme basate su un’intelligenza centrale, abilitante una serie di capacità modulari e flessibili, in grado di rispondere a ogni specifica necessità cognitiva e di linguaggio.

Personalmente, condivido e cerco di applicare l’affermazione – della quale non conosco l’autore – secondo la quale il modo migliore per predire il proprio futuro è costruirselo. In questo contesto unico e irripetibile nel quale viviamo, la tecnologia e in particolare l’AI, sono la corrente elettrica che accende lampadine e carica batterie in grado di generare tutta la potenza energetica necessaria a illuminare e alimentare il motore di questo futuro, e a supportarne lo nascita e lo sviluppo.

Il futuro porta con sé variabili e incognite, elementi di impredicibilità e una indubbia componente di rischio, eppure continuo a pensare che l’AI, il suo paradigma e le sue infinite declinazioni potenziali, siano un agente abilitante e non limitante, della nostra evoluzione e del futuro della nostra civiltà.

Banale conclusione, lo so, ma… Chi vivrà, vedrà.

Sabina Belli

Sabina Belli

Sul suo Curriculum Vitae ci sono Omnitel, Mondadori e Microsoft. In Omnitel 2000 faceva parte del team di project marketing che lavorava alla creazione del primo portale di contenuti multipiattafoma: Wap, Voice e Internet. Mondadori.com era la start up digitale di Arnoldo Mondadori Editore. Anche in questo caso era nel team marketing che ha portato alla luce da zero il portale web del più grande editore italiano.
Poi è arrivata Microsoft, nel 2001: si è occupata dei lanci e della comunicazione di tutti i prodotti del mondo consumer, da MSN a Hotmail, da Xbox a Kinect, da Lumia a Surface. Mentre (nel 2017) ha preso il ruolo di responsabile del Marketing Centrale in ambito B2B.
Astrid Lindgren: da bambina sognava di diventare come l’autrice di Pippi Calzelunghe e di altri meravigliosi romanzi per ragazzi che letteralmente divorava. Ormai sono quasi vent’anni che si occupa di marketing e comunicazione. In effetti nel suo ruolo hanno ampio spazio la creatività, l’inventiva e le doti comunicative: le stesse che caratterizzano gli scrittori.
In ogni caso, si è tolta la soddisfazione di scrivere un romanzo fantasy. È in formato ebook, non a caso, e s’intitola "Piperita Luna e le streghe di Milano".
E un secondo libro è già in cantiere…
Sabina Belli