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More communities less competitors: il Crowdfunding dimostra come l’Unione faccia davvero la Forza

In un'epoca in cui le idee sono tante e le possibilità poche, la scommessa che bisognerà iniziare a fare sarà su noi stessi.

Comunicazione, Libri di Carola Marani

9 ottobre 2018

Che in Italia non ci sia budget non è poi una novità, penso che ormai sia la frase che sentiamo dire più spesso insieme a: “È un buon progetto ma mancano i fondi”. 

I giovani ormai lo sanno bene ed è per questo che si sono rimboccati le maniche affinché riescano a sgomitare più degli altri per trovare un posto nella società. Da sempre gli uni i competitor degli altri. 

Ma cosa accadrebbe se smettessero di sgomitare e iniziassero invece a collaborare e a sostenersi a vicenda? 

Il Crowdfunding potrebbe essere l’esempio calzante in grado di spiegarlo.

finanziamento collettivo

Nato in Australia e negli Stati Uniti, poi sbarcato in Europa e negli ultimi anni anche in Italia, è la prima forma di micro finanziamento che parte dal basso, ovvero (come suggerisce la parola Crowd) dalla folla. Un finanziamento collettivo.

Sono infatti le persone a decidere in cosa e quanto investire e lo possono fare nel modo più libero possibile.

È uno dei sistemi che permette la realizzazione di opere anche quando i fondi scarseggiano, basta solo catturare l’attenzione del potenziale finanziatore dandogli un buon motivo per donare e credere nel progetto.

Vari sono i modelli di Crowdfunding, come il Donation, utilizzato dalle organizzazioni no profit per finanziare iniziative senza scopo di lucro; il Lending basato su micro prestiti a persone o imprese; l’Equityin cui in cambio del finanziamento è prevista la partecipazione al capitale sociale dell’impresa, e infine quello su cui vorrei oggi richiamare l’attenzione, il Reward. 

Il metodo Reward ha ormai preso prepotentemente posto sul mercato in quanto è molto efficace e si sviluppa così: a colui che decide di donare spetta una ricompensa che può essere materiale, come il prodotto stesso sul quale si ha investito, o immateriale, come un riconoscimento e ringraziamento pubblico sul sito della società neo costituita.

Un esempio di Crowdfunding che spiega “ad hoc” questo modello e nel quale mi sono imbattuta pochi giorni fa in quanto amante di libri e interessata al mercato editoriale è senza dubbio la piattaforma Bookabook. 

logo bookabook

Una startup nata da un gruppo di professionisti dell’editoria, o come si definiscono loro lettori seriali: rappresenta la prima casa editrice italiana che ha deciso di scommettere su questo nuovo modo di fare impresa. 

Allontanandosi dai processi editoriali tradizionali, nei quali sono due le selezioni da superare (quella di tipo qualitativo e quella di tipo commerciale), Bookabook si limita solo alla fase 1, fermandosi alla selezione strettamente qualitativa e lasciando poi che sia il fruitore finale stesso a valutare il potenziale commerciale.

pila di libri

 Con una durata di cento giorni viene infatti avviata una campagna di promozione del libro, ogni donatore interessato all’acquisto avrà la possibilità di pre-ordinarlo sul sito pagandone il prezzo. Se il numero di preordini raggiungerà l’obbiettivo definito in partenza – solitamente le copie necessarie sono 250 – si passerà allora alla revisione ufficiale e pubblicazione. Se invece il numero minimo non verrà raggiunto, i soldi versati verranno restituiti. Un obbiettivo che, se si pensa agli strumenti dei quali ormai disponiamo per promuove e farci conoscere, non sembrerebbe nemmeno difficile da raggiungere.

Il punto della questione? L’importanza della collaborazione. 

In un’epoca in cui le idee sono tante e le possibilità poche, la scommessa che bisognerà iniziare a fare sarà quindi su noi stessi,  così che declassando la competizione e facendo spazio al sostegno reciproco, il detto “L’unione fa la forza” diventerà finalmente realtà. 

Carola Marani

Carola Marani

Mente creativa in continua ricerca di nuovi stimoli.

Nata e cresciuta a Roma, laureata allo IED, Istituto Europeo di Design, in Fashion Marketing & Communication si definisce una spugna sempre pronta ad assorbire ogni nuova nozione.

Non ama la staticità, soprattutto professionale, perché pensa che passare troppo tempo sullo stesso progetto sia la più grande perdita di opportunità: «è come chiudersi a chiave dentro casa rifiutando di guardare ciò che accade al di fuori!» .

Crede fermamente nel dono della condivisione e dice che senza la condivisione non esisterebbe informazione e crescita, che sia personale o professionale.

Riempie il suo tempo libero leggendo, scrivendo e fotografando.
Carola Marani