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Cadenza ad inganno

George Bernard Shaw: "Esistono cinque categorie di bugie; la bugia semplice, le previsioni del tempo, la statistica, la bugia diplomatica, e il comunicato ufficiale".

Comunicazione, giocoforza, Rubriche di Luca Perini

16 ottobre 2018

Il fatto che le persone possano credere a tutto, se ad essere credibile è il sistema di info-distribuzione, può aprire l’immaginazione a scenari apocalittici ma anche irresistibilmente comici e surreali.

L’artista d’avanguardia Joey Skaggs, inarginabile maestro di fake a danno di chi il fake lo gestisce direttamente, ha fatto storia.

Skaggs trascina il pubblico in notizie delle quali, attraverso vari camuffamenti, è sempre lui il diretto portavoce.

Voglio solo svelare al pubblico i punti deboli di questi professionisti per dimostrare quanto facile e pericolosa sia la manipolazione dei media.

Un attacco dichiarato ai media, estensione ideologica di governo, come alle grandi industrie che usano a piacimento le proprie relazioni pubbliche come armi di distrazione di massa. Riesce a far passare per vera l’esistenza di una pillola di scarafaggio in grado di neutralizzare le radiazioni nucleari, la banca dello sperma dei cantanti rock e la creazione di una catena di bordelli per cani.

Illustre precedente di Joey Skaggs, lo scrittore spagnolo Max Aub.

L’arte da sempre demiurgica creatrice di spazi e mondi immaginari non può farsi da parte. In questo caso lo scrittore cospira a danno dei cospiratori delle gallerie creando di sana pianta un pittore minore e il suo mondo.
Jose Campalans, questo il nome di fantasia, viene fatto vivere e crescere nella Parigi tutta cubi, relativismo e fascinazioni da Mari del Sud d’inizio XX secolo. Di Jose Campalans, Aub crea vita, morte, miracoli. Ma sopratutto evidenze fotografiche (i suoi genitori, ad esempio), quadri (ciascuno rappresentante un particolare momento stilistico) e articoli di critica d’arte, ingannando tutti prima dei cocci di Modigliani e dei bronzi taroccati di Riace, a due passi dal situazionismo e dalle barricate del maggio francese.

Jose Campanals

In musica, gioca un ruolo drammaturgico fondamentale il fake percettivo.

Espediente acusticamente simbolico e narrativo di un improvviso cambio di scena o di idea musicale, come una vera e propria elusione della realtà, prende il nome di cadenza ad inganno; ritrovare l’attenzione di chi ascolta tramite l’effetto sorpresa.

La cadenza di una frase musicale o il suo passo di chiusura eludono l’aspettativa musicale dell’ascoltatore alludendo ad un altro possibile acustico. Più sottile di un colpo di scena, anche in musica, ciò che destabilizza crea interesse.

Il fake di una cadenza musicale, tradotto sul piano dell’informazione corrisponde all’uso calibrato del ritmo della proprie drammaturgie in termini di agenda setting, quel piano editoriale implicito che sa bene quanto il numero legalizzi e quindi duecento morti lontane valgano meno di una sola vittima più vicina all’infocentro di residenza.
Nel tempo, nell’agenda setting, i media hanno saputo come tradire la fiducia dei propri fruitori, ovvero via radio, via televisione ed oggi via Internet.

Un gioco online dell’American University Game Lab, Factitious, ci mette alla prova proponendoci notizie e lasciandoci indovinare se sono false o sono vere.

American University Game Lab, Factitious

Il tema è scottante e di nuovo attuale specie se le notizie giungono alla nostra attenzione come lo schiaffo del soldato.

Ad onor del vero, prima che Orson Wells finisse nell’ipercamino del cittadino Kane nel film Quarto Potere, il patto di fiducia, implicito nel creare trustness, si era già spezzato da tempo. L’opinione pubblica iniziava ad andare per conto suo.

Ivy Lee, considerato il padre di quelle tanto bistrattate (a seconda dei vari adattamenti all’ambiente) ma necessarie Public Relation, nel 1916 a New York pubblicizza i propri servizi di P.R. e comunicazione a mezzo stampa annunciando la trasparenza come metodo, non nel segreto ma alla luce del sole. Argomenti da prima colazione stelle e strisce: Milk and Corn Fakes.

La perdita di pazienza americana per le mistificazioni della stampa ci conduce, viaggiando nel tempo, direttamente alla prima guerra del golfo. C’era il nemico imprendibile Saddam Hussein, le bombe erano smart prima dell’automobile e comunicavano con più incisività di whatsapp. Ma bisognava avere una scusa per sganciarle. La costruzione del fake viene in questo caso fatta a tavolino negli uffici dell’agenzia di pubblicità Hill + Knowlton e prende il nome di Nayrah, una ragazzina di 8 anni, vittima dei maltrattamenti consumati negli ospedali del dittatore. La storia fa il giro del mondo, lo sdegno si fa consenso e le bombe intelligenti diventano ingegneria applicata. Quello che gli americani ancora non sanno, ma sapranno presto, è che Nayrah non è una bambina qualsiasi ma un fake child messo ad arte per orientare positivamente le ragioni dell’intervento. Nayrah è la figlia dell’ambasciatore americano in Kwait. Il gioco è fatto.

Sarà opportuno notare come anche il Content Marketing, nelle sue strategie odierne, cerchi in qualche modo di rafforzare in credibilità e rapporto di fiducia. I suoi stessi contenuti e la loro utilità sembrano infatti essere una risposta efficace della comunicazione aziendale. In anni passati, le notizie “utili” avevano salvato il lettore dalle mistificazioni a mezzo stampa.

Meglio un articolo su come cucire un bottone in tre semplici mosse, che “attaccarlo” inchiodando l’attenzione dello sventurato ad un muro di presunte verità a cui si abboccava sempre meno un tempo e a cui si torna invece ad abboccare nel nostro quotidiano.

Che il fake sia una maschera non c’è dubbio. Che la maschera inganni e abbia come conseguenza di determinare il rapporto con l’altro è ugualmente evidente. Quindi le necessità del fake nascono dall’esigenza di espandere il proprio dominio, possedendone il territorio.
Per ciascun obiettivo quella che cambia è la maschera, non a caso esiste un’arte d’amare come un’arte della guerra. Visto che anche l’amore può essere “tenzone” e la seduzione un’invasione di campo portata a termine con successo.
Il fake regola il rapporto di potere tra individui, stati e innamorati. La maschera, indossata da un guerriero amazzone, specie se incontrata nell’umida notte di una foresta pluviale crea spavento, terrore, al punto che l’uomo camuffato all’uomo finisce per diventare un essere sovrannaturale. La tribù nemica finisce per essere sottomessa se la paura prevale sullo spirito del coraggio di un guerriero, quando è il suono amplificato dalle maschere a far credere che la tribù avversaria sia invincibile per numero e potenze sovrannaturali al proprio fianco.
Dal crudo (stato naturale) passando al cotto (stato civile) anche la seduzione mitiga la materia poetica, sottraendo in verità quanto da aggiungere in verosimile.

La seduzione è fake? “Là ci darem la mano” canta mellifluo Don Giovanni. Ricerca del cedimento tramite l’illusione di un fake amoroso a due passi da lì, nasconde infatti tutte insidie dello ius primae noctis.

Il fake lubrifica gli ingranaggi di un sistema meccanico nell’applicare regole che garantiscono il valore di una società costruita in classi, attraverso cui ascendere o discendere, senza negare democraticamente il potere della scala, ma nei fatti, selezionandone bene i transiti d’accesso cui è dato proseguire in salita o in discesa.

 

La prima puntata puoi leggerla qui.

Luca Perini

Luca Perini

Nato in Ascoli Piceno nel 1968. Laurea in Lettere moderne e Master in Comunicazione d’Impresa e Marketing. Per almeno venti anni si è occupato di musica come giornalista collaborando con quotidiani e testate specializzate. Ha insegnato, tenuto conferenze e svolto attività di ufficio stampa.
Appassionato di comunicazione digitale, oggi si occupa di social media e creazione di contenuti dando corpo digitale alla propria coscienza analogica. Multimediale per vocazione e multicanale per applicazione, studia le possibilità offerte dai new media senza perdersi d’animo.
Luca Perini

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