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Danzando il valzer con Klimt & Schiele, sui bordi di un vulcano in eruzione

"Klimt & Schiele - Eros e psiche": il film evento su scandali, sogni e ossessioni nella Vienna dell'epoca d'oro. Dove porta un bacio? Al Paradiso o all'Inferno?

Arte, Film di Miriam Bendìa

17 ottobre 2018

L’esplosione sarà la Prima Guerra Mondiale. Il 12 dicembre 1918 viene proclamata la Repubblica, muore l’Impero austro-ungarico. Nello stesso anno muoiono Gustav KlimtEgon Schiele, Koloman MoserOtto Koloman Wagner e con loro muore l’Arte della Wiener Secession (Secessione viennese).

“Klimt & Schiele – Eros e Psiche” è il film evento che il 22, 23, 24 ottobre (in anteprima nei cinema italiani) ci guiderà tra le sale dell’Albertina, del Belvedere, del Kunsthistorisches, del Leopold, del Freud e del Wien Museum per raccontarci (cent’anni dopo) i primi del ‘900. Un momento magico nell’arte, nella letteratura e nella musica.

Guardando l’Austria di quell’epoca ogni generazione vede qualcosa di diverso, sente nascere in sé risposte differenti. Ma ciò che conta di quel periodo, quello che resta, sono le domande. Le domande che quegli artisti si sono posti mettendo in discussione le regole, i paradigmi, le idee dei loro predecessori.

Era un momento di incertezza, caos e confusione. Le domande di quegli uomini (e di quelle donne) hanno creato la Vita Nuova e l’Arte Nuova giunte fino a noi.

Nel 1897, in una lettera al suo intimo amico Dottor Fliess, Sigmund Freud parla per la prima volta del complesso di Edipo. Il figlio che desidera uccidere il padre per sostituirsi a lui. Così i 19 figli secessionisti dell’Arte, in quegli stessi anni, uccidono i loro padri. Ma sapevano che a quei padri dovevano molto.

Si rendono conto che lo spettatore delle loro opere è un animale sessuale: sono le espressioni del volto, gli occhi in particolare, le pose esasperate del corpo a suscitare in lui emozioni e reazioni.

Freud svela a loro, e al resto del mondo, che due sono le pulsioni primarie nell’essere umano: la violenza e il sesso.

L’arte a Vienna dev’essere sincera, deve far aprire alla gente il cuore e le gambe, così afferma la storica dell’arte Kia Vahland.

 

Gustav Klimt | Giuditta I, 1901
Gustav Klimt | Giuditta I, 1901

 

Nel suo quadro Giuditta (1901) Klimt dà vita alla Donna Nuova: è libera, fiera, rivendica la propria indipendenza. L’uomo era stato spesso rappresentato come violento, pericoloso, omicida ma una donna con una testa mozzata in mano, e quello sguardo fiero ed erotico, era rivoluzionaria.

L’immagine ha un taglio verticale, molto accentuato, con la figura di Giuditta a dominare lo spazio quasi per intero. Lo sguardo di lei sfida l’osservatore. La testa di Oloferne appare appena di scorcio, in basso a destra. È tagliata per oltre la metà dal bordo della cornice, in legno scabro, realizzata dal fratello Georg, scultore, falegname e scaricatore di porto.

Schiele utilizzava la sua pittura come autoanalisi. Si ritrae 120 volte. L’ultima tre giorni prima della sua morte. La prima, dopo la morte di suo padre, nudo davanti a uno specchio. Nella madre non trovava l’affetto desiderato ma conservava il grande specchio che lei gli aveva donato e, guardandosi in esso, cercava se stesso. Sempre uguale e sempre diverso. L’artista che si mostra al mondo, nudo e indifeso, era qualcosa di inaspettato e coraggioso.

Quanto è bello Il Bacio di Klimt altrettanto lo è l’abbraccio di Schiele. Lui va oltre la semplice raffigurazione del gesto in sé: si domanda cosa significhi, cosa ci sia prima e cosa ci sarà dopo, quanto durerà.

Egon Schiele | ragazza nuda accovacciata
Egon Schiele | ragazza nuda accovacciata

 

Schiele ritrae la donna in pose esasperate ed estreme: mette all’angolo la propria modella, la incalza finché lei non sente di aver altra via di fuga e gli mostra il sesso e l’anima. In quegli anni tutto ciò era considerato immorale e scandaloso, gli costerà anche la prigione oltre alla condanna e al disprezzo di molti suoi contemporanei. Eppure, guardando la donna di Schiele, oggi, vediamo come lui l’ha liberata. L’ha ritratta nuda e vera, non più incatenata dal corsetto e dallo sguardo maschile degli artisti che l’avevano fatto prima di lui.

Klimt disegnava e disegnava, ogni giorno, nel suo studio: c’erano numerose modelle che attendevano lì, pronte a essere ritratte quando lo chiedeva. Una dopo l’altra entravano nella stanza dei colori e Klimt iniziava a ritrarle, nude e libere. Poteva anche accadere che, mentre l’uomo la ritraeva, la ragazza distesa decidesse di prendersi il proprio piacere davanti ai suoi occhi e Klimt non smetteva di disegnare. Questi bozzetti sono come tanti fotogrammi di un film che lui ha girato, senza porre limiti a se stesso e a lei.

La figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.

Nel 1905, la rappresentazione della Salomè di Richard Strauss viene vietata in Austria.

Il bacio di Salomè è ritenuto blasfemo, ma questo non ferma Klimt che le dà vita nelle raffinate vesti della Donna Nuova (Giuditta II, 1909). La Donna Nuova ha messo da parte la testa o la faccia o la ragione, per abbandonare lo stereotipo sociale. Solo così diventa se stessa: libera, assetata di voglia di vivere, colma di erotismo. Lussuriosa, forse, ma enigmatica, apparentemente fredda e distante. Proprio perché esprime la paura, lo smarrimento, la solitudine e l’isolamento che viene generato in lei mentre avviene un cambiamento così eclatante.

Intanto (oltre che nei famosi caffè) nel Salon della carismatica Berta Zuckerkandl, scrittrice e combattente per la Pace, la cultura del dibattito politico e sociale diventa sempre più forte e vitale.

Emilie Louise Flöge e Gustav Klimt
Emilie Louise Flöge & Gustav Klimt

 

La Donna Nuova esce fuori dalle rigide stecche, e regole, del corsetto, grazie alla stilista Emilie Louise Flöge, musa ispiratrice e compagna di Klimt.
In collaborazione con la sorella Helene, Emilie, dopo il 1904, si afferma come una donna d’affari di successo e proprietaria del salone di alta moda noto come Schwestern Flöge (Flöge Sisters) in una delle principali arterie viennesi, la Mariahilfer Strasse. In questo salone, progettato nello Jugendstil dall’architetto Josef Hoffmann, presenta abiti firmati nello stile del Wiener Werkstätte.

Wiener=viennese, Werkstätte=laboratorio, officina.

Lo stesso Klimt disegna alcuni modelli per il salone Flöge nello stile razionale degli abiti – uno stile promosso dal movimento femminista – e dal 1898, altri vestiti disegnati dalla Secessione viennese. Questi ultimi erano indossati senza un corsetto e appesi liberamente sulle spalle con comode e ampie maniche. Klimt ritraeva molte signore ai vertici della società viennese e, quindi, fu in grado di introdurre Emilie Flöge in un prospero giro di clienti.

Madame D'Ora (Dora Philippine Kallmus), Elsie Altmann-Loos, 1922, Atelier D’Ora
Madame D’Ora (Dora Philippine Kallmus), Elsie Altmann-Loos, 1922, Atelier D’Ora | © Photoarchiv Setzer-Tschiedel/IMAGNO/picturedesk.com

 

La Donna Nuova non accetta più neanche le rigide pose dei ritratti tradizionali e sceglie come vuole esprimersi nelle proprie fotografie. Grazie alle donne della fotografia, come Dora Kallmus che non si limita a scattare ma dà o toglie luce con i filtri, dipinge i negativi.

Assicurarsi una seduta di fronte all’obiettivo di Madame d’Ora diventa diktat, per i gentiluomini e per le gentildonne: lei sa rendere belli.

Non le interessa scrutare l’interiorità, a quello già pensa Sigmund Freud, quanto piuttosto enfatizzare la forma:
animare, dinamizzare il ritratto, evocando il linguaggio filmico.

E la Donna Nuova osa essere felice nel vedersi più bella e nel chiedere, senza vergogna, a Madame d’Ora di diventare ancora più bella.

Il dono più importante di Klimt a Schiele è la convinzione che l’arte possa salvarci da ogni cosa, dalla guerra, dalla morte e dal dolore… Persino dalla vita! E questo, il pupillo di Klimt, dipingerà in ogni suo quadro.

Nella Vienna del Doppio Sogno di Arthur Schnitzler, Mozart e Beethoven sono motivetti pop che la gente fischietta passeggiando per strada. Il pianoforte è un cardine (e un simbolo) dell’educazione culturale e della necessità dell’arte nella routine quotidiana della borghesia.

Secondo Robert Schumann, sono tre i tipi di valzer.

Ci sono i valzer della testa, i valzer dei piedi e i valzer dei cuori.

I primi vengono scritti sbadigliando, in camicia da notte, quando in strada sfrecciano le carrozze dirette ad un ballo e nessuno si ferma a raccoglierti. I secondi sono quelli di Strauss, in cui tutto ondeggia e salta (riccioli, occhi, labbra, braccia, piedi). Lo spettatore viene trascinato fra i ballerini, i suonatori sono allegri. La terza classe è rappresentata dai sognatori in Re diesis e La diesis maggiore, il cui padre sembra essere il valzer dello struggimento, i fiori serali e le figure crepuscolari, i ricordi della giovinezza amata e di tante altre cose.

Tutti venivano (e vengono) suonati nelle sale da ballo viennesi.

Se anche tu desideri scoprire a quale classe appartieni, ti consiglio di non perdere l’appuntamento con questo film.

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

 

Cover: Egon Schiele | Totes Mädchen, 1910

 

È il 31 ottobre 1918. Quella notte, nel letto della sua casa, muore Egon Schiele, una delle 20 milioni di vittime causate dall’influenza spagnola. Se ne va guardando in faccia il male invisibile, come solo lui sa fare: dipingendolo. Ha 28 anni. Solo pochi mesi prima, il salone principale del palazzo della Secessione si era aperto alle sue opere: 19 oli e 29 disegni. La sua unica mostra di successo, celebrazione di una pittura che rappresenta le inquietudini e i desideri dell’uomo. Qualche mese prima era morto il di lui maestro e amico Gustav Klimt, che dall’inizio del secolo aveva rivoluzionato il sentimento dell’arte, fondando un nuovo gruppo: la Secessione viennese.

Oggi i suoi capolavori attirano visitatori da tutto il mondo o diventano star al cinema in film come Woman in Gold, ma sono anche immagini pop che accompagnano la nostra vita quotidiana su poster, cartoline e calendari. Ora, cent’anni dopo, le opere di questi artisti visionari – tra Jugendstil ed espressionismo– tornano protagoniste assolute nella capitale austriaca, insieme a quelle del designer e pittore Koloman Moser e dell’architetto Otto Wagner, morti in quello stesso 1918 in quella stessa Vienna.

Nasce da qui, prendendo spunto da alcune delle numerose mostre organizzate in occasione del centenario, il film evento scritto da Arianna Marelli e diretto da Michele Mally.

“A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”.

È il motto che campeggia, a lettere d’oro, sull’ingresso del palazzo della Secessione e inaugura un tempo nuovo. Proprio quest’epoca rivive in Klimt & Schiele – Eros e Pische, raccontata dalla voce dell’attore Lorenzo Richelmy: la città negli anni in cui per le strade o nei caffè si potevano incontrare Hugo von Hofmannsthal, il giovane Ludwig Wittgenstein, i futuri registi Fritz Lang e Erich von Stroheim, a teatro andavano in scena i drammi di Arthur Schnitzler e all’opera si assisteva alla prima de La vedova allegra come alla Salomè di Richard Strauss.

Il documentario si arricchisce così di immagini di straordinaria forza, con le decorazioni ammalianti e avvolgenti proprie dei quadri di Klimt fino alle tormentate linee di Egon Schiele. Nei suoi nudi magnetici e nelle figure contorte esplode un erotismo invincibile eppure sofferto. Un tema-scandalo – proprio negli anni in cui si sviluppava la psicoanalisi – che causò al pittore un’incarcerazione e un processo nella cittadina di Neulengbach.

Proprio l’erotismo è il filo segreto di questa storia. Dal simbolico 1900 della pubblicazione dell’Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, l’inconscio sale prepotentemente in superficie. La psicoanalisi, con le sue dirompenti teorie sulla sessualità infantile e le emozioni represse o rimosse, scuote una società benpensante che comincia ad aprire gli occhi sulla natura profonda dell’io. In letteratura la Traumnovelle (Doppio sogno) di Arthur Schnitzler – l’opera da cui Stanley Kubrick nel ‘99 ha tratto il suo Eyes Wide Shut – descrive una Vienna notturna, fatta di perturbanti balli in maschera e di sogni intrisi di sessualità.

Hermine Hug-Hellmuth, una delle prime donne ad essere ammessa alla Società Psicoanalitica di Vienna, pubblica il Diario di una giovinetta (1919) – scritto in realtà da lei stessa – sulla vita sessuale di una ragazzina: “un piccolo gioiello”, come lo definiva Freud. Una vicenda molto discussa, quella di Hermine Hug-Hellmuth, destinata a diventare anche caso di cronaca: nel 1924 la studiosa verrà trovata morta, uccisa proprio dal nipote Rolf che a lungo aveva non solo educato ma anche – queste le accuse di lui – psicoanalizzato.

Le donne, del resto, sono sempre più al centro della vita pubblica: il salotto di Berta Zuckerkandl è un crocevia d’artisti, come lo studio di Dora Kallmus, la più famosa fotografa della capitale.

Un mondo di voci inconfondibili, che entreranno nel documentario attraverso letture dell’attrice e modella Lily Cole e interviste internazionali: dal Nobel per la medicina e neuroscienziato Eric Kandel, che potrà svelarci le connessioni tra inconscio, mente e creatività, agli storici dell’arte Alfred Weidinger e Jane Kallir che racconteranno Klimt, Schiele e gli altri…

E spiegheranno perché i loro quadri ci parlano ancora.

E poi la Vienna della musica, tra il ritmo dei valzer degli Strauss padre e figlio che risuona nelle piazze e nei caffè e il ricordo dei giganti del passato, Mozart, Beethoven, Schubert e Brahms. Da questa tradizione parte il giovane Arnold Schönberg, destinato a sovvertire – proprio come i pittori del tempo – la propria arte con la dodecafonia, come ci potranno spiegare il musicologo Bryan Gilliam e il pianista Rudolf Buchbinder.

Vienna, una città in cui rivive la storia, tra i mastri pasticcieri che si tramandano la ricetta della Sachertorte e i gioiellieri che riprendono il design liberty, tra i balli di società – come quelli di carnevale – in cui danzano oggi come allora i giovani delle famiglie viennesi e le marionette che a Schönbrunn incantano i bambini con Il Pipistrello di Strauss.

Il bacio dell’arte che ha sfiorato un’intera città, senza più lasciarla, influenzando artisti di tutto il mondo.

In Italia, Gaetano Previati partecipa alle atmosfere oniriche della nuova arte. È proprio di fronte alla sua Danza delle ore – realizzata nel 1899, appartenente alla Collezione Fondazione Cariplo ed esposta alle Gallerie d’Italia – Piazza Scala, sede museale di Intesa Sanpaolo a Milano – che si chiude il film, scandendo il ritmo del tempo che passa, un’epoca che si chiude per volgere inesorabilmente verso il Novecento.

Klimt & Schiele – Eros e Psiche è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital con il sostegno di Intesa Sanpaolo.

Il film evento arriverà nelle sale cinematografiche in collaborazione con TIMVISION Production.

La Grande Arte al Cinema è un progetto originale esclusivo di Nexo Digital. Per la stagione 2018 è distribuito in collaborazione e con i media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.it.