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Conversazione su Tiresia. Di e con Andrea Camilleri

Un viaggio nell'eternità, con padre Tiresia.

Film di Anna Di Rocco

2 novembre 2018

Ci sono luoghi eterni, spaziali, che si muovono nel tempo; sono cattedrali, chiese, templi, robe antiche… Ma se ci si mette il piede sopra è come salire su di un’astronave.

Andrea Camilleri, 93 anni, padre del Commissario Montalbano e autore di oltre 30 milioni di libri venduti, l’11 giugno 2018 ha sfidato se stesso, scrivendo e interpretando Conversazione su Tiresia, nell’immortale Teatro Greco di Siracusa.
Quella serata indimenticabile, colma di pathos e umorismo, arriva per la prima volta nelle sale cinematografiche esclusivamente per il 5-6-7 novembre 2018.

Su quell’immenso palcoscenico, cieco e solo Camilleri racconta l’identità di Tiresia e, fra le righe, la propria eternità.

Conversazione su Tiresia - L.P.049Camilleri090618
Conversazione su Tiresia – L.P.049Camilleri090618

 

Duettando con l’eleganza del flauto, Camilleri risponde alla domanda che tutti si stanno ponendo: chi è il personaggio di Tiresia?

Tiresia nasce a Tebe, sotto le mura del monte Citerione.
Egli è un uomo ma è stato anche donna, per sette anni.
Un giorno Tiresia fu chiamato in causa da Zeus, il quale discuteva con Era chiedendosi chi, fra l’uomo e la donna, provasse più piacere nell’atto sessuale.
Tiresia rispose che su una scala da 1 a 10 l’uomo provasse 1 mentre la donna 9. La sua risposta scatenò l’ira della dea, che lo rese cieco, come lo stesso scrittore.
Il destino tentò di ricompensarlo donandogli sette esistenze e stabilendo, inoltre, che di ogni uomo o donna che sfiorasse, Tiresia ne avrebbe visto l’avvenire.

Così fu e l’indovino cieco si fece largo spazio nella letteratura; debutta con Omero, passa sotto l’inchiostro di Sofocle, John Milton, Virginia Wolf, Ezra Pound, Pasolini, Primo Levi e molti altri ancora.
Poeti, scrittori che hanno contribuito a ricamare il filo dell’eternità di questo personaggio.
Andrea Camilleri parla di Tiresia come di un personaggio prismatico, eterno e cieco ma che al contempo riusciva a prevedere il futuro.

Conversazione su Tiresia - L.P.070Camilleri090618
Conversazione su Tiresia – L.P.070Camilleri090618

 

Da quando io non vedo più, vedo meglio.

E per Camilleri, Tiresia è innanzitutto questo, la sigla del suo essere cieco e scrittore.
La cecità accostata alla narrazione sembra una maledizione dei grandi. Da Omero a Borges, come loro, Camilleri è riuscito nell’impresa di rendere memorabili parole tirate fuori dal buio.

In quel teatro si potevano sentire le cicale, c’era un silenzio tombale, poi Camilleri ha riempito il vuoto: «Chiamatemi Tiresia».

Per la prima volta Attore e Tono.
La sua voce, organizzata mnemonicamente, senza appigli di scrittura, è stato il continuum tra il presente e il senza tempo.
Una voce che rimbomba nel silenzio delle pietre di Siracusa.
Valentina Alferj, sua fidata collaboratrice da oltre sedici anni, e Roberto Andò, regista e amico, raccontano di un clima di assoluta quasi irreale tranquillità.

Vederlo all’opera, seguire la liturgia delle sue mattine, spiare il suo modo di muoversi tra oggetti e volti che non vede è stato un regalo di cui profitterò a lungo.

Roberto Andò

Disciplina, memoria, sostegno e desiderio hanno reso Andrea Camilleri attore di se stesso.

Proponendosi al suo pubblico con ironia e poeticità, l’interpretazione si è poi rivelata catartica, proprio come le antiche tragedie greche.
Facendosi largo fra mitologia e attualità, Camilleri e Tiresia salutano il pubblico con l’augurio di rivedersi tra cento anni.
L’atarassia è un termine che va a spiegare il sentimento di poter contemplare il mondo senza più subirne pressioni affettive.

Conversazione su Tiresia, Andrea Camilleri - Ph. Anna Di Rocco
Conversazione su Tiresia, Andrea Camilleri – Ph. Anna Di Rocco

 

Calmo ed emozionato Camilleri confessa:

Persona e personaggio, dopo secoli, si sono riuniti.

Anna Di Rocco

Anna Di Rocco

Ci son voluti nove mesi di cottura anche per lei, questa volta l’impasto aveva come ingredienti base due bicchieri di fotografia, 350 grammi di creatività grezza, 325ml di entusiasmo parzialmente scremato, 325 grammi di meticolosità e una spolverata di ironia.
Con la sua macchina fotografica vuole arrivare dove l’occhio umano si interrompe, con le parole vuole riportare alla mente i dettagli ai quali nessuno fa più caso.
Anna ha vent’anni ed è il frutto di una generazione tutta made in Italy in cui a pochi viene data una possibilità. Anna ha rimpiazzato i suoi sogni e li ha trasformati nei suoi obbiettivi: ha iniziato a preservarli, ad innaffiarli e a tenerli vivi anche con l’umidità romana. Anna ha vent’anni e sta meticolosamente annotando su un taccuino i germogli che, pian piano, stanno crescendo.
Anna Di Rocco

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Andrea Camilleri
Nato a Porto Empedocle, il 6 settembre 1925.
Dopo aver studiato ad Agrigento e a Palermo, nel 1949, vince una borsa di studio come allievo-regista all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma.
Dal 1953 in poi ha diretto più di 120 lavori teatrali, 80 programmi televisivi e più di 1000 lavori in prosa alla Radio.
Ha pubblicato diversi libri e saggi sul teatro.
Dopo aver insegnato per cinque anni “Direzione dell’attore” al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha tenuto la cattedra di regia teatrale, per quindici anni, all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico.
Nel 1978 pubblica il suo primo romanzo. Da allora non abbandonerà più la letteratura. Oltre 100 volumi pubblicati, tra romanzi storici, polizieschi (la serie del Commissario Montalbano), saggi e favole.
È sposato, ha tre figlie, quattro nipoti e una bisnipote.
Ha ricevuto numerosi premi letterari e lauree honoris causa in Italia e in Europa.

 

Conversazione su Tiresia. Di e con Andrea Camilleri è prodotto da Palomar e distribuito in esclusiva al cinema da Nexo Digital solo il 5, 6, 7 novembre in collaborazione con in media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it e con Sellerio editore.