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Perché pensiamo che Italia e Germania siano inconciliabili?

Una partita senza vincitori né vinti.

Comunicazione di Mihaela Gavrila

5 novembre 2018

Freidrich Overbeck nel 1828 personifica le due Nazioni ritraendole nelle vesti di giovani donne che amichevolmente si tengono per mano. Ad oggi, nel 2018, l’idea dell’Italia e della Germania collima in una stessa frase solo nelle ore di Storia e, volendo allargare un po’ il campo, possiamo costruire altri preconcetti fondati su rivalità calcistiche e rapporti diplomatici.

Non esiste una via di mezzo? Che magari punti meno all’estremizzazione e più alla scoperta di un popolo che non è come lo si immagina.

Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo nel suo tempo, per percepire non le luci, ma il buio.

Scriveva Giorgio Agamben.

Negli anni ’20, in Germania, un gruppo di artisti si riunì sotto il nome di “Nuova Oggettività” e, scavando nel fango del primo scontro bellico, capì di dover raccontare quel momento con un necessario punto di vista più realista e oggettivo.

Osserviamo bene il nostro tempo.
La realtà italiana non è poi così distante da quella tedesca: la crisi economica, i cambiamenti climatici, i diritti umani, l’innovazione sociale, le questioni giovanili, sono problemi che toccano tutta l’Europa.
Se non si abbandonano gli stereotipi, contribuiremo solo a procrastinare un’informazione sbagliata, ottenendo così una non-chiarezza di massa.

Museo Ebraico di Berlino - Ph Anna Di Rocco
Museo Ebraico di Berlino – Ph Anna Di Rocco

 

Roberto Giardina è un esempio vivente delle nuove narrazioni sulla Germania, basate sulla conoscenza diretta. Nel 2017 introduce il suo ultimo libro con un aneddoto riflessivo, protagonisti sono un nonno che vive a Berlino e la sua nipotina Francesca di otto anni di Roma. È la vigilia del 25 Aprile, siamo in un aula d’elementari e la maestra parla dell’evento spiegando che la data segna la ricorrenza della Liberazione.

«Liberazione da cosa?», domanda curiosa la ragazzina.
«Dai nazisti, dai cattivi tedeschi che avevano occupato militarmente gran parte della penisola.»
A quel punto Francesca preoccupata decide di chiamare il nonno: «Nonno, ma tu vivi in mezzo ai cattivi?»

Ciò che si evince dal libro di Giardina è un popolo tedesco molto affabile, il quale si presenta allegro, amante delle buone maniere, della cultura e della buona tavola.
Tuttavia anche che gli aspetti cristallizzati nella storia incombono ancora su di noi; sarà forse l’era delle ombre la nostra?

Far luce per fortuna è possibile. La libera circolazione delle reti tecnologiche affiancata dal sentir comune di una generazione che dal 1989 abbatte muri, è l’accoppiata che ha creato le prime generazioni Erasmus e Socrates dando vita così ai primi legami solidi interculturali, stabilendo un contatto internazionale alla pari, basato su esperienze in prima persona mirate a pensare all’Europa come a un condominio e all’Italia come al proprio appartamento.

Ma non per tutti è già così, il nostro Paese ha dunque l’urgenza e il dovere di configurare un vero e proprio spazio dedicato alla cultura e alla comunicazione.
Postulo dunque una domanda a noi italiani, possiamo trovare il modo, nel ventunesimo secolo, per allontanare i preconcetti e iniziare a viaggiare, per conoscere e non per farci riconoscere?

Mihaela Gavrila

Laureata nel 1996 presso l’Università di Bucarest, consegue il titolo di Dottore di ricerca in “Sociologie della Vita Quotidiana e Metodologie Qualitative” presso l’Università degli Studi di Lecce (XVI ciclo).

È ricercatrice e professore aggregato presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale e la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione della Sapienza Università di Roma. Insegna Sociologia dei processi culturali, Giornalismo radiotelevisivo e Formati e generi televisivi. Presso lo stesso Dipartimento coordina, dal 2005, il “Master in linguaggi, produzione e marketing della radio”, organizzato in collaborazione con Radio Rai, ed è responsabile scientifico di RadioSapienza. Fa parte del collegio dei docenti del Dottorato di Ricerca in Scienze della Comunicazione ed è membro del comitato scientifico di vari Master su media e tecnologie comunicative. Ha coordinato “RaiLab. Laboratorio sperimentale per le risorse artistiche RAI”.

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