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Sayuki di Asakusa: la prima geisha occidentale

Spendere l'intera vita perfezionando la propria arte.

Personaggi di Antonella D'Amato

15 novembre 2018

Sayuki, splendida geisha australiana, ci concede, durante un ozashiki (tipico banchetto in cui si  esibiscono le geisha) a Tokyo di farle qualche domanda più approfondita e personale su questo affascinante universo.

 

Il tuo debutto ufficiale come geisha fu nel 2007 col nome di Sayuki, nel distretto di Asakusa.
Ci racconti quando e perché hai deciso di diventare una geisha?
Mi sono laureata in Antropologia sociale all’Università di Oxford, successivamente ho iniziato a specializzarmi in letteratura giapponese e ho lavorato in programmi televisivi per importanti emittenti come BBC, NHK, National Geographic, ecc.
Nel periodo in cui il libro “Memorie di una Geisha” veniva trasformato in un film, proposi un programma che sarebbe stato un vero e proprio tuffo reale nel mondo delle geisha.

 

Cosa ti ha portato a scegliere uno stile di vita così differente da quello occidentale?
All’inizio si trattava solo di una proposta per un programma televisivo in cui dovevo filmare il mio anno di formazione come geisha.
Ma appena cominciai il tutto mi resi immediatamente conto che sarebbe stato impossibile occuparmi di un programma televisivo durante quel periodo. Dovevo decidere se fare l’una o l’altra cosa, e scegliere innanzitutto e soprattutto di continuare il mio periodo di formazione per divenire finalmente una geisha.
Mi piacerebbe ancora fare un programma tv, sebbene questa volta farei un reality basato sulla vita nella casa con le mie apprendiste.

 

La Geisha Sayuki Ph © Roberto Martino per il Festival #AGeishaDay
La Geisha Sayuki Ph © Roberto Martino per il Festival #AGeishaDay

 

Ho letto che inizialmente, a soli 15 anni, ti recasti in Giappone per un programma di interscambio culturale, e che hai deciso di rimanere in una famiglia giapponese, iniziando un’autentica vita giapponese. Ci descriveresti quanto era differente la tua vita in Australia rispetto alla nuova vita in Giappone?
Sentivi la mancanza della tua famiglia australiana?
Quali furono i primi problemi che hai incontrato?
Tutti i programmi di interscambio culturale prevedono cultura, cibo e sistemi scolastici totalmente differenti dai propri. Soprattutto è previsto che gli studenti vivano all’interno di famiglie molto diverse dalla propria. La mia famiglia giapponese era fantastica. Attualmente sono ancora molto vicina a mio padre, sebbene mia madre morì quando avevo solo vent’anni.

 

Chi ti diede il nome di Sayuki?
Qual è il significato di questo nome?
È vero che ogni geisha non mantiene mai il proprio nome di battesimo?
Ogni geisha ha un nome che la contraddistingue come tale. Spesso, ma non sempre, i nomi di ogni geisha contengono delle lettere provenienti dal nome della geisha madre.
Nel mio caso la mia geisha madre si chiamava “Yukiko oneesan”: io presi la parola “yuki” (felicità) combinandola con “sa” (trasparenza).
Le mie apprendiste hanno tutte la parola “sa” nel loro nome, combinata con altre parole:
Asaka –profumo brillante e trasparente,
Tazusa – gru trasparente,
Sachika – mille profumi trasparenti.

 

Sei stata la prima geisha occidentale al mondo. Puoi raccontarci i problemi e le difficoltà che hai attraversato nell’essere accettata dalle geisha giapponesi?
Sono stata ufficialmente accettata nel distretto di Asakusa, e questa era l’evidenza formale.
Privatamente invece alcuni proprietari delle case da tè ed alcune geisha probabilmente non avrebbero voluto chiamarmi o frequentare i miei banchetti, ma questo vale per ogni geisha.
Devo dire che ho avuto un buon supporto sia dalle case da tè che dalle geisha, tale da poter mandare avanti la mia carriera.
Ho avuto molti più problemi da utenti online che mi provocavano e mi aggredivano, non capendo probabilmente il nostro mondo. Questa per me è stata davvero una brutta sorpresa ed è stato alquanto sconvolgente.
Gli studiosi normalmente non vengono aggrediti online per aver dichiarato fatti inerenti alle proprie ricerche.

 

Prima di diventare una geisha si è una “maiko” (mai=arte del danzare, ko=ragazzina).
Quando e come si diventa finalmente una geisha?
La parola che sta per “maiko” da Tokyo e dintorni fino al nord del Giappone è “hangyoku” che significa “mezza paga” e riflette il fatto che le apprendiste generalmente percepiscono la metà del compenso di una geisha.
Ma il fatto che una geisha diventi un hangyoku o no dipende dalla sua età e dal momento del debutto. Nella mia casa Tazusa ha debuttato come hangyoku mentre Asaka ha debuttato subito come geisha, così come ho fatto io.

In pratica se quando debutti hai meno di 21 anni sei un hangyoku, se ne hai di più sei una geisha. La formazione poi continua per tutta la vita.
A Kyoto invece di solito si inizia la scuola da maiko a 15 anni, si segue la scuola per 5 anni e poi si debutta come geisha.
Ovviamente anche lì ci possono essere casi particolari!

 

La Geisha Sayuki Ph © Roberto Martino per il Festival #AGeishaDay
La Geisha Sayuki Ph © Roberto Martino per il Festival #AGeishaDay

 

Puoi descriverci la giornata tipo di una geisha?
Quali arti preferisci e perché?
Ora non sono solo una geisha ma sono anche una geisha madre quindi la mia giornata è differente.
Generalmente mi occupo di tutta la corrispondenza, dei clienti, delle prenotazioni e di tutte le faccende della casa insieme alle mie assistenti.
Il pomeriggio è invece dedicato alla pratica; la sera al lavoro.
Non è da escludere il fatto che ci siano delle eccezioni: a volte abbiamo banchetti con i clienti a pranzo e la sera la dedichiamo alla pratica.

 

Ho letto che in passato non ti fu permesso di diventare una geisha madre per il fatto di essere una straniera, è vero?
Il distretto di Asakusa ha chiare regole in merito a chi potrebbe diventare una geisha, e normalmente secondo le regole di Asakusa sarei potuta diventare una geisha madre non appena avessi completato i quattro anni di lavoro come geisha. Il comitato delle Geisha (10 membri) decise però che non mi avrebbero permesso di divenire una geisha per il fatto di essere una straniera, di fatto contraddicendo le proprie stesse regole. È stato un grande dispiacere soprattutto per la geisha madre in quanto era disabile e non più idonea a lavorare e io sarei potuta esserle molto d’aiuto.

 

Puoi descrivere cosa vuol dire per te “essere una geisha”, il valore e l’importanza di questo ruolo e il suo significato?
Geisha letteralmente vuol dire artista, e io penso che essere una geisha inizi e finisca sempre con l’arte. Le geisha sono artiste.

 

Come si diventa una geisha? È possibile per tutti?
Per lavorare come geisha in Giappone devi innanzitutto avere la nazionalità giapponese o la residenza. Abbiamo avuto grossi problemi in precedenza con false geisha che si proponevano su Internet, per esempio su Airbnb. Per favore incoraggiate la comunità di fan a scrivere ad Airbnb e scoraggiare questa cosa. I clienti non conoscono le differenze e questo danneggia le vere geisha, soprattutto le nuove apprendiste che hanno bisogno di lavorare. Abbiamo anche visto una straniera che ha provato a lavorare da sola e illegalmente finché una geisha anziana di Tokyo l’ha riportata al centro immigrazione.

 

Puoi descrivere la differenza tra la vita e il ruolo di una geisha nel passato (1600) e oggi e come sono cambiati? Ho letto che in passato la vita delle geisha era molto più dura di oggi e le geisha soffrivano molto. Spiegaci perché.
Probabilmente nei tempi antichi le geisha dovevano sottostare ad un apprendistato molto duro. Anni e anni passati a dare una mano nelle case delle geisha prima di debuttare, o comunque sottoposte ad una pratica molto severa.
Dovevano sottostare a pratiche molto dure prima di debuttare ufficialmente. Ma credo che, alla fine, divenire un’artista a tutti gli effetti sia difficile ad ogni età e sia un percorso senza fine. Le geisha continuano a formarsi per tutta la loro vita.

La figura della geisha è nata nel 1600 e inizialmente gli antichi intrattenitori di arti giapponesi erano uomini specializzati in danze giapponesi, canto e una varietà di strumenti inclusi il tamburo a mano, il tamburo a spalla, lo shamisen o il flauto giapponese.
Nel passato le geisha dovevano vivere in un modo molto rigido, nelle loro okiya dove dovevano studiare e stare lontane dagli uomini. Dovevano iniziare a soli 6 anni ed essere pronte ad una vita sacrificata.
L’impegnativo costo della loro vita e degli studi era preso in carico dalla madre delle okiya. Le geisha spesso finivano per indebitarsi cercando di coprire le spese del proprio apprendistato, così dovevano passare il resto della propria vita al servizio della madre, sperando che un giorno quest’ultima ne avrebbe scelta una tra loro come la sua preferita.
Le geisha entrano in questo mondo a qualsiasi età e per qualsiasi ragione. Quindi il fatto che facciano apprendistato fin da piccole non è sempre vero. Esse entravano in una sorta di accordo per cui la geisha madre pagava una lauta somma ai genitori e la geisha si pagava i propri debiti per diversi anni. A volte alcuni clienti estinguevano i debiti per loro.

 

Si dice che spesso le geisha in passato dovessero offrire performance sessuali ai loro clienti in cambio di soldi per appianare i propri debiti con le okiya: è tutto vero? Veniva chiamato il Mizuage: la prima notte di una maiko veniva offerta ad un danna scelto dall’okasan. Accade lo stesso anche oggi in alcuni casi?
Il sesso o la prostituzione non hanno mai fatto parte della vita di una geisha. Le geisha sono state sempre pensate come venditrici d’arte e non dei loro corpi, come invece facevano le cortigiane. Le geisha inoltre erano molto più semplici delle cortigiane e non erano in competizione con queste ultime.
In Giappone oggi non ci sono più le cortigiane (sebbene ci siano donne che si vestono con costumi tradizionali per parate o eventi simili) per il semplice fatto che la prostituzione è illegale in Giappone.

 

La gerarchia nella casa?
La gerarchia nel mondo delle geisha non dipende dall’età anagrafica, bensì dalla loro anzianità artistica.

 

Parliamo ora del mio argomento preferito: moda ed estetica.
OSHIROI: scuola di make up.
Il makeup di una geisha è molto complesso e più elaborato di quello occidentale. Puoi descrivere il tuo makeup tradizionale e il suo significato? Che materiali usi e che colori? C’è differenza tra il makeup di una maiko e quello di una geisha?
Il trucco delle geisha è nato così perché le case del tè erano illuminate con delle candele e le ragazze col viso bianco risaltavano molto di più delle altre. Il makeup bianco era inoltre in uso presso le corti nobili in passato.
La pelle bianca e le labbra rosse ad ogni modo rendono ogni donna giapponese incantevolmente bella.
Ci sono molte lievi differenze tra il makeup delle belle hangyoku e quello delle geisha più adulte, a partire da come occhi e sopracciglia sono truccati.

 

La Geisha Sayuki Ph © Roberto Martino per il Festival #AGeishaDay
La Geisha Sayuki Ph © Roberto Martino per il Festival #AGeishaDay

 

 

KITSUKE: l’arte del kimono
Puoi raccontarci qualcosa sulle antiche origini dell’arte del kimono? So che ogni geisha deve avere molti kimono che devono essere indossati in stagioni differenti. Puoi dirci qualcosa in più su questa antica tradizione e sul vostro modo di abbigliarvi?
Ora solo gli esperti in cultura giapponese generalmente indossano il kimono su base giornaliera. Ovviamente le geisha non si vedono mai senza kimono. Il mondo delle geisha pone molta enfasi sulle stagioni, infatti le geisha fanno sì che il loro kimono sia esattamente della stagione in corso, così che il cliente senta l’arrivo della natura stessa quando viene ai banchetti. Un kimono invernale per esempio che abbia tutti i tipi di fiori mixati insieme può essere indossato da Ottobre fino a Maggio, così che la casalinga media sceglierà esattamente questo kimono in modo da indossarlo per un periodo più lungo.
Una geisha, che di kimono ne ha molti, sceglierà un kimono che ha un solo fiore e potrà indossarlo direttamente prima e durante questa stagione. Per esempio, un kimono con i boccioli di ciliegio potrà essere indossato per due settimane prima che i fiori stessi sboccino.

 

Si dice che le persone comuni indossino l’obi (la cintura del kimono) in modo differente dalle geisha. Per favore descrivi la principale differenza tra i due stili.
Il kimono homongi (formale) è lo stesso sia per le donne comuni che per le geisha, ma queste ultime hanno degli stili speciali come l’hikizuri (il kimono con la coda) e alcuni obi speciali, come lo tsunodashi o lo yanagi a Tokyo.

 

La differenza tra la vestizione del kimono di una hangyoku e di una geisha.
L’intero outfit, il kimono, l’obi, la parrucca e gli ornamenti nei capelli sono diversi per una geisha e per una hangyoku.

 

Quanto tempo ti ci vuole per indossare il kimono e truccarti prima di iniziare la tua giornata lavorativa?
Le nuove apprendiste ci mettono molte ore per prepararsi, e la geisha più veloce che abbia mai conosciuto riesce a fare il tutto in 40 minuti.

 

Cosa indossi nei tuoi giorni liberi? Puoi indossare abiti casual?
Le maiko a Kyoto non possono indossare abiti occidentali perché hanno i capelli acconciati nello stile delle maiko. Hanno regole molto severe. Le hangyoku a Tokyo invece generalmente indossano parrucche, così che possano tornare nei panni occidentali non appena non stanno lavorando. Se stanno andando in qualsiasi posto in veste di geisha però saranno sempre in kimono, con i loro capelli ben acconciati.

 

HANA KANZASHI: L’arte dei capelli.
Ci dici qualcosa del modo in cui vi acconciate i capelli? Vi aiuta qualcuno o fate tutto da sole?
Spesso quando i nostri capelli sono fatti andiamo dal parrucchiere e ce li facciamo sistemare da lui.

 

SADO: la cerimonia del tè, valore e significato.
La cerimonia del tè è una delle arti giapponesi che una geisha può fare o non fare e dipende dal suo distretto, dalle case e dalle loro preferenze. Si è creata un sacco di confusione perché le parole ryotei o ochaya (ristoranti giapponesi) sono state tradotte in inglese come “case del tè” per il fatto che originariamente sono nate come semplici case del tè. Le geisha potrebbero sì studiare l’arte del servire il tè ma generalmente lo farebbero solo in occasioni speciali come prima degli Odori (le danze rituali).

 

IKEBANA: l’arte dei fiori.
Che fiori usate, perché e qual è il loro significato?
La preparazione dei fiori in Giappone è molto stagionale, sono scelti solo i fiori di stagione. Le madri delle case del tè sono generalmente molto ferrate nell’arte delle composizioni floreali, o almeno nell’arte dello scegliere i giusti fiori. Le geisha potrebbero saperlo fare a seconda dei loro interessi, ma non è parte integrante del lavoro di una geisha.

 

La Geisha Sayuki Ph © Roberto Martino per il Festival #AGeishaDay
La Geisha Sayuki Ph © Roberto Martino per il Festival #AGeishaDay

 

L’arte della seduzione: cos’è la seduzione per una geisha, qual è la differenza tra l’arte della
seduzione occidentale e quella giapponese?
L’arte della seduzione giapponese è molto sobria e delicata. Le geisha devono sempre essere attraenti per i loro clienti.

 

Ci puoi raccontare qualcosa sull’arte della danza, dello shamisen e del canto?
Molte geisha iniziano la loro carriera con la danza, sebbene siano musiciste molto skillate quando arrivano nel nostro mondo. Io per esempio, già prima di divenire una geisha, suonavo il flauto occidentale come lavoro part time, e per questo motivo ho deciso di concentrarmi sulla musica piuttosto che sulla danza.
Tazusa, nella mia casa, è bravissima con lo shamisen ma dato che è ancora giovane deve concentrarsi sulla danza per ora.
Certamente molte geisha studiano musica ma solo raramente fanno performance ai banchetti perché ci sono già molte geisha anziane che sono musiciste specializzate.

 

Il sesso nel mondo delle geisha. Possono apprendiste e geisha innamorarsi e avere relazioni sentimentali? Era lo stesso anche nel passato?
C’è la visione distorta di alcune persone che pensano che le geisha offrano performance sessuali ai propri clienti: cosa vorresti dire a queste persone? Perché c’è ancora questa credenza?
Le apprendiste sono generalmente troppo piccole e si immagina che siano concentrate sul fatto di imparare una professione impegnativa, per questo motivo non viene loro concesso normalmente di avere fidanzati. Le geisha invece sono totalmente libere nella loro vita amorosa.
Se in Occidente ci sia questa credenza persistente sul fatto che le geisha siano cortigiane, penso che la cosa abbia parecchio a che fare col fatto che gli occidentali non concepiscono il fatto che delle donne possano intrattenere i loro ospiti, offrendo però solo la propria arte e non il proprio corpo. Come è possibile che per gli occidentali sia cosi difficile capire questa cosa?

 

Le tradizioni delle geisha stanno scomparendo a causa della mancanza di fondi e della difficoltà di coprire le spese per l’apprendistato.
Supportare le apprendiste nel primo anno è molto importante. La più grande sfida per le case delle geisha è quella di poter trovare il modo di finanziare le giovani geisha in questo periodo cruciale. Spesso finiscono per indebitarsi per poter finanziare la propria formazione.
Puoi spiegarci come è possibile per noi supportare le vostre tradizioni e mantenerle vive?
Come già detto prima ripongo molta fiducia nel sito Patreon e chiedo a tutti i fan in giro per il mondo di aiutarci a supportare le giovani apprendiste.
I kimono e gli accessori delle geisha sono molto costosi ma ogni geisha ha l’obbligo di supportare a sua volta gli abilissimi artigiani che fabbricano tutte le cose che utilizzano.

 

Cos’è esattamente un danna (sostenitore, patrono) e come diventarlo?
Ci sono diversi tipi di danna. Un tabi shop (negozio di calzini) che regala tabi gratis ad un’apprendista potrebbe farsi chiamare un tabi danna.
Una geisha adulta stretta in una relazione di lunga data con un uomo potrebbe chiamarlo danna.

 

Chi sono generalmente i tuoi clienti e quali gli argomenti più discussi?
I clienti arrivano davvero da tutte le parti del mondo e si tratta di persone di ogni genere. Si parla insieme di qualsiasi cosa loro vogliano parlare.

 

Cosa ti piace fare nel tuo tempo libero?
Mi piace uscire da Tokyo verso la natura, fare escursioni o scalare le montagne o andare in posti bellissimi e rilassarmi in un onsen (bagno termale) durante la calda estate. E anche viaggiare ovunque oltreoceano.
Ci piacerebbe viaggiare molto di più in futuro come geisha, soprattutto lavorare con i tantissimi ristoranti giapponesi che trovi all’estero oggi, ma anche organizzare eventi, trade show, festival, fashion show, party privati, inaugurazioni di gallerie, ecc.

 

Come la tecnologia moderna influenza la tua vita? Possono maiko e geisha usare gli smartphone?
Sì, certamente. Le maiko a Kyoto non possono fare alcune cose come usare gli smartphone nelle strade ma questo perché sono molto giovani e devono stare attente a non danneggiare l’immagine delle geisha in pubblico.
È una cosa molto divertente quella di vedere una piccola hangyoku ad un banchetto tirare fuori il suo smartphone dall’obi e chiedere ad un cliente in inglese se si sta godendo il suo pranzo!
Nel mio caso non mi separo mai dal mio ipod e dal mio ipod speaker.

 

Cosa pensi del libro “Memorie di una geisha?” di Arthur Golden? Descrive bene la vita di una geisha in passato?
Uno dovrebbe essere consapevole che si tratta di un libro basato sulla fantasia, non reale. E che è stato creato nel periodo precedente alla Guerra. E che è stato scritto da un americano, non da una geisha.
Il libro ha fatto un favore al mondo delle geisha.

 

Qual è la parte più bella del tuo lavoro?
A parte i banchetti… Vivere in un bellissimo mondo, lavorare nelle case da tè, vedere cose splendide, tutto questo come parte del lavoro di una persona. Essere capaci di spendere la propria vita perfezionando la propria arte. Incontrare tante persone interessanti e affascinanti.

 

Qual è la parte invece più inaspettata?
Sono stata molto sorpresa dal fatto che Kyoto, che tutti credono sia la più tradizionale, è attualmente piuttosto moderna nelle sue relazioni di affari, dove invece Tokyo è molto più conservativa e antica. E la cosa non deve stupire se si pensa che quando la cultura delle geisha nacque, in Fugakawa, era Tokyo ad essere la capitale del Giappone.

 

Qual è l’aspetto più importante nell’essere geisha?
Perfezionare le proprie arti.

 

Perché consiglieresti alle persone di provare l’esperienza con le geisha?
Frequentando un banchetto puoi vedere il meglio dell’architettura giapponese, della cucina, l’arte dipinta sui muri, le composizioni floreali, i bellissimi kimono, assaggiare i migliori sake, scoprire la danza e la musica giapponese.
È un’esperienza culturale completa, molto più esaustiva di qualsiasi altra.

 

Per quale tipo di evento consiglieresti di chiamare una geisha?
Possiamo essere chiamate per differenti tipi di eventi, da feste private a festival.

 

La Geisha Sayuki Ph © Roberto Martino per il Festival #AGeishaDay
La Geisha Sayuki Ph © Roberto Martino per il Festival #AGeishaDay

 

È dispendioso chiamare una geisha e quali sono alcune delle opzioni?
Il prezzo del banchetto è determinato dal prezzo della casa del tè e dal cibo, e dalla paga che la geisha richiede ai clienti. Un cliente che chiama dieci geisha avrà un servizio molto caro, ma dieci clienti che chiamano due geisha lo avranno ad un prezzo più abbordabile.

 

Che altri servizi offri?
Offro sette tipi di attività:
-Banchetti con geisha
-Scuola con le geisha, la possibilità di vedere le piccole geisha a lezione supportando così sia le più anziane che danno lezioni che le più piccole che stanno imparando
-Geisha shopping, l’opportunità di andare in giro per negozi di artigiani che fanno a mano bellissimi oggetti d’uso quotidiano per le geisha, dalle lettere di carta a ornamenti per i capelli
-Kimono shopping, la possibilità di comprare un set da kimono o tessuti per kimono
-Spettacolo di Kabuki
-Pranzo con Sayuki, la possibilità di imparare qualcosa del mondo delle geisha, indicato per persone che hanno già provato l’esperienza del banchetto e vogliono fare domande e sapere di più.

 

Cosa diresti ad una ragazza occidentale che vuole diventare una geisha?
È impossibile per una ragazza occidentale lavorare legalmente come geisha a meno che abbia la residenza permanente o la nazionalità giapponese.
Provare a lavorare illegalmente sarebbe enormemente distruttivo per il nostro mondo, come abbiamo già potuto vedere.
Ci sono tante altre cose che si possono fare in Giappone senza diventare per forza una geisha.
Essere uno studente con un programma di interscambio culturale, studiare all’università giapponese, imparare le arti, e poi dopo dieci anni andare a prendere la residenza permanente. E poi, se si è ancora interessati a diventare una geisha, magari ci saranno delle case delle geisha pronte ad accoglierti. Ovviamente la prima domanda da parte della casa delle geisha sarebbe come o chi si occuperebbe di pagare la formazione, e se la ragazza rimarrebbe il tempo necessario per recuperare i loro investimenti.

 

Antonella D'Amato

Antonella D'Amato

Milanese di nascita ma partenopea nelle origini, nonostante sia fieramente innamorata e al contempo assuefatta ai ritmi frenetici e agli aperitivi della City, non ha mai dimenticato le tradizioni e i tramonti del suo amato Sud.
La penna è lo strumento che più la rappresenta. Si laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sul "Fashion Branding 3.0: innovazione e tecnologia nell’era digitale". Le sue due principali passioni, la moda e la scrittura, la portano a dedicarsi totalmente a qualsiasi attività possa fondere i due mondi.
Esperta di moda, è redattrice per diverse testate e autrice di studi nel settore.
Attualmente si occupa di comunicazione, sales e media content editing per un’azienda di moda milanese.
Crede che la gentilezza dovrebbe diventare il modo naturale di porsi nella vita, non l’eccezione. La sua filosofia di vita deriva dalla fusione di due citazioni, i cui autori hanno poco a che spartire ma il cui mix ben rende l’idea: una dannunziana, «Memento audere semper», e una dello stilista M. Blahnìk, «Always Look impeccable! (even if you are not)».
Antonella D'Amato

 

Cover: Sayuki e Asane Photo by Saskia Wesserling

 

Sayuki (紗幸) è una geisha australiana che lavora in Giappone. Ha debuttato come geisha nel 2007, nel quartiere di Asakusa, a Tokyo. Dal 2008 ha tenuto seminari intitolati La cultura della geisha e La società giapponese e gli anime, prima nella School of International Liberal Studies presso l’Università di Keio e ora presso l’Università di Waseda.