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Il gran finale del Romaeuropa Festival

Ryoji Ikeda, Franco D'Andrea Octet, Angèlique Kidjo, Matthew Herbert's Brexit Big Band.

Musica di Miriam Bendìa

28 novembre 2018

Domenica 25 novembre, il Romaeuropa Festival si è concluso con una grande giornata finale all’Auditorium Parco della Musica di Roma; dalla sala Santa Cecilia alla Petrassi, passando per la Sinopoli e il Teatro Studio Borgna.

Per salutare la fine di questa trentatreesima edizione, nell’arco di cinque ore, si sono passati il testimone ben cinque concerti (a cavallo tra generi e contaminazioni) e quest’anno come non mai “Between words”.

L’evidente voglia di mediazione e riconciliazione degli opposti è stato il fiore all’occhiello di domenica, giornata in cui non sono mancate anche riflessioni e approfondimenti.

Protagonisti della serata: Angélique Kidjo nella sua unica data italiana, Matthew Herbert per la prima volta in Italia con la sua Brexit Big Band, l’artista visivo giapponese Ryoji Ikeda in un doppio appuntamento e il musicista contemporaneo Franco D’Andrea.

 

l'arte visiva e la musica giapponese di Ryoji Ikeda
Ryoji Ikeda – Ph Raphaëlle Muller

 

Per ripercorrere la maratona musicale di domenica, l’apertura alle ore 16 è stata affidata a Ryoji Ikeda, uno dei maggiori esponenti della computer music contemporanea e pioniere della musica astratta, che si è guadagnato una doppia esibizione, ritornando in scena alle 18.

La prima delle due proposte, Music for percussion, in prima nazionale, è una composizione che, affiancata al gruppo di percussionisti Eklekto Ensemble, restituisce suoni digitali,  in formato analogico. Il secondo incontro della scaletta è stato Datamatics, non un semplice concerto di elettronica, bensì un percorso sensoriale in cui dati analogici vengono traslati nel codice digitale.

 

Franco D'Andrea il pianista jazz italiano
Franco D’Andrea – Romaeuropa Festival

 

Considerato uno dei musicisti più importanti della scena contemporanea, Franco D’Andrea Octet segue al Giappone con il suo Intervals I e Intervals II presentato sul palco del Teatro Studio Gianni Borgna.

Intervals I – II sono i due episodi del progetto, portato avanti dal compositore e pianista jazz di Merano, incentrato sulla combinazione di intervalli dai quali scaturiscono improvvisazioni impreviste.

Il testimone viene poi passato  ad Angélique Kidjo che ha colto l’occasione di presentare il suo nuovo disco Remain in Light per la prima volta ad un pubblico italiano: l’album dei Talking Heads contaminato dalla poliritmia africana, dal funk e dalla musica elettronica.

Il nuovo lavoro celebra il genio di Brain Eno contaminandolo con il canto euforico di Angélique, per dar luce ad un vero e proprio omaggio a una delle più grandi band della storia della musica.

Il tutto attraverso lo sguardo di una delle artiste più cosmopolite di sempre.

 

Angélique Kidjo vincitrice di tre Grammy award musica internazionale
Angélique Kidjo – Ph Sofia and Mauro

 

La chiusura commemorativa viene affidata al concerto della Matthew Herbert’s Brexit Big Band: più di cinquanta artisti, tra musicisti, cantanti, coristi e solisti provenienti da differenti paesi si incontrano sul palco e formano un’unica grande band per celebrare l’unione tra i popoli, gli artisti e i suoni dell’Europa e del mondo.

Una festa d’addio iniziata con l’annuncio dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, che sta attraversando tutto il vecchio continente.

In un clima politico sempre più fratturato e diviso, in cui la tolleranza e la creatività sono in pericolo, si sente l’urgenza di affermare il desiderio di dialogo di una parte della comunità musicale della Gran Bretagna, con i nostri amici più vicini ma che presto saranno meno raggiungibili.

Queste le parole di Matthew Herbert parlando dello spettacolo.

Insomma, un Romaeuropa Festival così memorabile da farci aspettare già, con ansia, l’edizione del 2019.

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa