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Veronica Dolce: per quanto ho tirato la corda, la vita è stata docile con me, nel non spezzarsi mai

Se c’è la preparazione e si aggiunge la passione allora si fa il "botto", ma con la sola pancia non si va tanto lontano.

Comunicazione di Miriam Bendìa

30 novembre 2018

Just Baked, ancora una volta Media Partner del MARKETERs Experience 2018, ha il piacere di narrare lo stile di una perfetta giornata MARKETERs, dal tema “LIFESTYLE: Define Your Way”. Il fine è quello di comprendere come alcuni dei brand più in voga del momento siano riusciti a distinguersi creando tendenze e diventando, successivamente, un mezzo consolidato per esprimere il proprio modo di essere.

Siamo pronti all’assolo in vero stile rock’n roll di Veronica Dolce, Marketing Manager di Rolling Stone Italia! Oggi, salirà sul palco dell’evento  per raccontarti la sua ricerca dell’equilibrio perfetto tra contenuti editoriali ed esigenze dei brand.

 

Ci racconti una tua giornata tipo nella redazione di Rolling Stone Italia?
Ogni giornata è diversa, il bello di questo lavoro è che non esiste un “tipo”. Mi succede quotidianamente di dividermi tra la concessionaria pubblicitaria, dove vengono raccolti i brief dei clienti, e la redazione, dove ha origine il giornale e prendono vita i diversi concept per le iniziative realizzate in collaborazione con i partner.

L’aspetto positivo di una struttura piccola come la nostra è l’agilità e la possibilità per chi ne fa parte di vedere tutte le fasi del processo creativo e produttivo.

Infatti, mi capita di assistere alle performance live di cantanti che passano a trovarci (l’ultimo la settimana scorsa, Gazzelle), alle videointerviste dei protagonisti di serie tv internazionali (tipo Elite, di Netflix) o di dover allestire lo spazio per ospitare i concorrenti di X Factor in visita.

Ma il mio è anche, per un buon 40%, un lavoro di ufficio, fatto di progettazione, call con clienti o agenzie e analisi di performance post attività. Per fortuna per quei momenti abbiamo le nostre mascotte di redazione: un bassotto (Filippo) e un barboncino (Ivano) che ci fanno compagnia e sono protagonisti di gran parte delle nostre stories su Instagram!

 

Veronica Dolce Marketing Manager di Rolling Stone Italia

 

L’esperienza più sfidante che hai vissuto nella redazione di Vanity Fair?
La risposta è semplice: Venezia.

Realizzare delle attività durante il Festival del Cinema di Venezia è una delle esperienze più stimolanti e complesse che mi sia mai capitato di vivere.

Oltre ad essere un momento molto emozionante perché la concentrazione di celebrities in città è altissima, è anche – e soprattutto – una grandissima sfida a livello organizzativo. La componente acqua obbliga a rivedere timing e budget innumerevoli volte, d’altra parte però vedere concretizzarsi dei progetti e degli eventi in laguna è una soddisfazione immensa.

Certo, spesso per i ritmi concitati non si riesce a vedere neppure un film, ma c’è sempre tempo per recuperare.

 

Tre consigli per i giovani che aspirano a lavorare nella vostra redazione.
Io penso che soprattutto per quanto riguarda i giovani che si affacciano al mondo del lavoro i consigli siano universali: non dipendono da dove si vuole lavorare, fanno riferimento più che altro a come si approccia il lavoro.

Quindi:
1. Informarsi, prepararsi e non credersi mai arrivati. Bisogna conoscere la realtà in cui si vuole entrare e non lasciarsi fuorviare dal “sentito dire”, approfondire è la parola chiave.
2. Identificare i propri punti di forza e avere chiaro il proprio valore. Chi ci dà un lavoro non deve farci un piacere, deve comprendere che il nostro contributo è utile al raggiungimento del suo scopo. Consiglio ai giovani di ragionare su questo punto e di scoprire cosa possono dare all’azienda per cui vogliono lavorare.
3. Imparare ad organizzarsi, a definire delle priorità e a gestirsi con precisione. Sembrerà impopolare perché i concetti di “passione” e “seguire la pancia” sono ormai al limite dell’inflazione, ma ti dirò che, per come la vedo io, a livello professionale non colmano le lacune di competenza.

Al contrario invece, se c’è la preparazione e si aggiunge la passione allora si fa il botto, ma con la sola pancia non si va tanto lontano.

 

Come le riviste in carta & ossa possono sopravvivere (e continuare a essere stampate e lette) in un mondo sempre più “social”?
Si è decretata la morte della carta stampata già tante volte ed è innegabile che, negli ultimi 10 anni, le regole dell’editoria sono state stravolte.

Il segreto, secondo me, è riscriverle.

Ogni piattaforma ha un suo linguaggio, che va compreso e utilizzato per esprimere i valori del proprio brand.

Perché la chiave è lì: non parliamo più di testate, ma di brand, che si esprimono tramite video, digital e social.

In questo campo multiforme a vincere sono la qualità del contenuto, la personalità con cui lo si espone e l’adattamento alla piattaforma su cui lo si veicola.

 

Tu ami utilizzare i principali canali social? Se sì, in che modo e con quale mood lo fai? Qual è il tuo favorito?
Sì, per deformazione professionale e non solo.

Il mio preferito ad oggi è Instagram, ma utilizzo moltissimo anche LinkedIn, chiaramente condividendo contenuti diversi e con finalità diverse.

A volte mi spaventa un po’ questa dipendenza da gratificazione immediata che abbiamo raggiunto! Mi riferisco alla ricerca continua di conferme tramite like e visualizzazioni. Quando mi succede cerco di ripristinare l’equilibrio, di capire che lo strumento non è un male di per sé, ma che sta a me sviluppare la capacità di usarlo senza lasciarmi sopraffare.

E comunque anch’io, come tante, ho un Instagram Husband, non giudicatemi.

 

Ghali giugno 2018 copertina di Rolling Stone Italia

 

La copertina più bella di Rolling Stone, nell’ultimo anno, secondo te.
Ghali sul numero di Giugno. A livello di comunicazione trovo sia uno scatto perfetto, emotivamente forte, coinvolgente e molto Pop. Oltre al fatto che lui è chiaramente un personaggio iconico nell’attuale panorama musicale italiano.

 

Chi si occupa della scelta della copertina e su quali basi?
La cover viene scelta dalla redazione. Guida il direttore, ma contrariamente a quanto ci si possa immaginare, sono molteplici i fattori che influenzano la scelta di una copertina, oltre il gusto personale. La scelta è fatta in funzione della notiziabilità, quindi non solo il volto, ma la storia di copertina, delle disponibilità dei talent coinvolti, sono lunghe negoziazioni tra redazioni e uffici stampa… E non ultimo, del tiro che si vuol dare al numero.

Per quanto riguarda Rolling la regola di base è: fare delle cover bold. Forti, riconoscibili, piuttosto divisive, ma mai scontate.

 

Tirare in ballo le origini “hippie” e di contestazione della rivista sarebbe oltre che anacronistico anche sciocco, ma al contempo non si può negare il peso culturale e politico che Rolling Stone ha avuto per anni sulla scena dell’informazione; come vi ponete davanti a questo inevitabile “macigno”?
Ci poniamo come nani sulle spalle dei giganti.

Rispettiamo le origini del brand e ne facciamo tesoro, al contempo riteniamo nostra precisa responsabilità attualizzare le intenzioni di chi diede vita al primo Rolling Stone, cercando di perseguire gli stessi obiettivi ma adattandoli al contesto in cui viviamo oggi.

 

Se puoi darcela, un’anticipazione sui numeri di Rolling Stone Italia per il 2019?
Mi piacerebbe molto dirvi che abbiamo un piano editoriale già definito, ma per quanto la carta sembri lenta comparata alla rapidità del mondo social, anche sul magazine cerchiamo di cavalcare l’onda e per farlo non possiamo crearci dei vincoli con troppo anticipo. Posso dire che sicuramente continueremo a guardare all’Italia come mondo di riferimento, per il cinema, la musica e l’attualità.

 

Veronica Dolce Marketing Manager di Rolling Stone Italia

 

Se dovessi tenere, personalmente, una sola ed esclusiva rubrica all’interno della rivista, su cosa cadrebbe la tua scelta e per quale motivo?
Scriverei di relazioni, d’amore ma non solo, perché credo che i rapporti che si instaurano tra esseri umani siano in assoluto la tematica più grande e interessante da affrontare. Non è molto Rolling, lo so, ma si potrebbe senz’altro trovare una chiave per darmi un taglio Pop.

 

Che cosa ti manca di Roma e cosa hai “guadagnato” trasferendoti a Milano?
Vivo a Milano da quasi 10 anni, Roma mi sembra spesso un ricordo lontano.

Di Milano ho amato (non subito) la dinamicità, la fluidità, l’incredibile offerta culturale e di intrattenimento, di Roma mi mancheranno sempre gli spazi, il verde, il grande fiume, la comicità insita nelle persone, l’attitudine conviviale.

Mi è sempre piaciuto guardare alle città come fossero delle donne: Roma è una bellezza inconfutabile che, consapevole della sua superiorità, ha fatto poco per ostacolare la decadenza e vive di ricordi. Milano è il classico tipo, può non colpire al primo sguardo, ma basta poco per capire che sotto c’è molto più di quanto ci si potesse aspettare.

 

L’editoria è la tua passione, hai mai pensato di scrivere un libro? E, se sì, che storia racconterebbe?
Sì, ci ho pensato spesso. Credo mi dedicherei a un romanzo famigliare.

 

Se la tua vita fosse una canzone, quale sarebbe il titolo?
Vedi Cara di Guccini.

 

L’ultima canzone che hai ascoltato (e amato) e perché…
Da quando lavoro per Rolling Stone la mia selezione musicale è molto cambiata. Oggi mi capita di ascoltare Sferaebbasta o di assistere ai concerti di Achille Lauro, cosa che davvero non avrei mai creduto possibile. L’ultima canzone che ho ascoltato oggi è Frigobar di Franco 126, tanto per tornare al tema “Roma”, mentre una che mi è rimasta davvero impressa dell’ultimo anno è This is America di Childish Gambino… Incredibile, un pezzo e un video davvero incredibili.

 

A volte ho l’impressione che nella vita ho corso tanto, che ho avuto fretta di abbandonare tutto quello che non mi piaceva, che mi sono immolata alla ricerca di quello che neppure sapevo immaginare.

A volte ho l’impressione che nella vita la fame mi divora e la fretta mi rincorre,
che fuori è sempre meglio e che lontano è una promessa.

A volte ho l’impressione
che per quanto ho tirato la corda,
la vita è stata docile con me, nel non spezzarsi mai. Si è fatta elastico, anzi, e quelle volte – poche – in cui ho creduto di essere andata troppo oltre, per un istante si è fermata, rimbalzandomi indietro, riportandomi dove tutto è iniziato, dove qualcosa è finito, dove altro avrebbe potuto accadere e invece mai, di fatto, è stato.

A volte ho l’impressione che vorrei saper gioire delle piccole cose.
A volte ho l’impressione che sia una dolce condanna credersi destinati a quelle grandi.

A volte solo mi impressiono
davanti a quello che è,
che non avrei pensato potesse essere e che forse non so descrivere.

 

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

Veronica Dolce Marketing Manager di Rolling Stone Italia