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L’uomo che rubò Bansky

Il fantasma dell'arte contemporanea.

Film di Daniele Votta

7 dicembre 2018

Dopo il successo del Tribeca Film Festival, arriva nelle sale cinematografiche italiane (solo l’11 e 12 dicembre) il film evento narrato da Iggy Pop su uno dei più grandi esponenti della Street Art: Bansky.

Sotto la regia di Marco Proserpio, in collaborazione con Rai Cinema, sul grande schermo la storia dell’uomo che ha rubato Bansky, distribuita da Nexo Digital.
La Grande Arte al Cinema è un prodotto originale esclusivo di Nexo Digital. Per la stagione 2018 è distribuito in collaborazione con i media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.it.

 

 

È il 2007, siamo sulla strada principale di Betlemme e Bansky ha appena finito di dipingere il murale del soldato e dell’asino.
Nello stesso anno un tassista di nome Walid, con un flessibile ad acqua e l’aiuto della comunità, tagliò il muro della discordia, per poi rivenderlo al miglior offerente su e-bay. 

Quando Bansky e il suo team arrivano davanti la barriera alta otto metri che la separa da Gerusalemme, il loro scopo era di raccontare, attraverso dei murales, la situazione in cui versava la Palestina.
La riuscita del film nasce però per caso, quando nel 2012 Marco Proserpio incontra un tassista dal nome poco amichevole: Walid The Beast. Nel tragitto in macchina scoprirà d’aver davanti l‘uomo che ha rubato un Bansky.

 

il tassista Walid, l'uomo che rubò Bansky
Walid the Beast – Fuck you Bansky

 

Questi gli input di partenza per L’uomo che rubò Bansky, film la cui voce narrante appartiene all’inconfondibile Iggy Pop.
Pellicola che non si limita a documentare un furto bensì narra la storia dello sguardo palestinese su un’arte di strada tutta orientale, sui messaggi che essa veicola, sul muro che separa Israele dalla West Bank.

E su come ciò ha dato alla luce un mercato illegale di opere di Street Art, prelevate dalla strada senza il consenso dell’artista.

Questo film è il racconto di un’attualità che non solo si intreccia con la speculazione nel mercato dell’arte di strada e col diritto d’autore, ma che punta sotto i riflettori culture diverse in un’ottica post coloniale.

Sono passati sette anni e l’asta per quel pezzo di muro non si è ancora conclusa, pezzo di muro inteso come arte, arte che i palestinesi non hanno gradito.

Ma il vero scopo di Bansky e più in generale degli artisti, non è affatto quello di creare aste online, bensì quello di offrire qualcosa su cui riflettere.

Il suo The Donkey with the Soldier è un affronto per generare un confronto: l’artista vorrebbe che nella cultura occidentale si meditasse di più sulla situazione palestinese e al contempo lascia che i palestinesi colgano l’occasione per parlare di arte, in un Paese dove quasi mai viene considerata, per ovvi motivi che non elencheremo.

 

L'asino e il soldato di Bansky, la street art in un museo
The Donkey with the Soldier – Bansky

 

Eppure, tra riprese fatte in strada e tramite interviste a personaggi chiave del mondo della Street Art, questo film tenterà di far chiarezza sull’intero, ascoltando per la prima volta la testimonianza diretta e straordinaria di Walid: l’uomo che rubò Bansky.

Daniele Votta

Daniele Votta

Dall’analogico al digitale il percorso, gli obiettivi e le strategie non cambiano. In questo modo la passione per il marketing e la comunicazione che Daniele Votta ha applicato con energia ed entusiasmo, sia nell’organizzazione di eventi che nella produzione radiofonica, è ora approdata al social media marketing. CDA di successo in una delle più importanti radio private, account commerciale per il centro Italia di Edizioni Zero, docente di Marketing applicato alla radiofonia privata nei corsi della Facoltà di Scienze delle Comunicazioni dell’Università La Sapienza di Roma. Oggi fondatore e Managing partner di Bake Agency: agenzia di comunicazione e marketing con base a Roma. Una start up dal carattere forte, innovativo e creativo che si avvale della preziosa e qualificata collaborazione di coworkers da tutta Europa.
Daniele Votta

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