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Sbaglio o son desto

Un curriculum per sfoggiare i propri fallimenti.

Comunicazione di Giancarlo Currò

21 dicembre 2018

1985. Ultime pagine dell’Espresso. Al debutto il Professor Umberto Eco dedica la sua prima storica Bustina di Minerva alla cultura dell’errore. Raccontando le scoperte fatte per sbaglio o per una certa qual forma di serendipità. Pensiero illuminato, atto potente.

Allenarsi a rischiare errori, con la speranza che alcuni siano fecondi

 

Mantra che persuade, dalla grande forza, segno di certe scelte e certe riflessioni utili se non altro a generare innovazione. Solco tracciato.

 

INNOVAZIONE?
Da qualche parte in rete si celebra Elon Musk come uno tra i potenti signori di questa epoca. Intriga la sua strepitosa serie di successi, e di insuccessi. Già, perché prima di Paypal e Tesla c’è anche una sequenza discreta di failures finite per gioco o virtù in una serie di infografiche affidate alla rete, da incorniciare.
Ci vuole coraggio. Ancor più invadente un video su youtube per raccontare Space X, l’errore, i fallimenti. Il video diventa virale, quasi nove milioni di visualizzazioni, quel che conta è l’ironia nei suoi commenti, sette anni di gloriosi insuccessi in poco più di un paio di minuti, da vedere e rivedere in loop, a più e più riprese.
Questa è storia. Il tema non è fallire, il tema è saper fallire. Celebrando la cultura dell’errore. E quindi fugando l’alibi dell’errore, che nasconde dietro l’inciampo noia, apatia e rassegnazione, se non stupide e assurde giustificazioni secondo cui tutto è permesso, incluso il non prendersi le proprie responsabilità.

 

IL FASCINO DELLA B-SIDE
2016. Johannes Haushofer, cattedra di psicologia e neurobiologia all’Università di Princeton, decide di pubblicare su twitter il suo curriculum dei fallimenti. Progetti mai portati a termine, promozioni mai arrivate, articoli rifiutati dalle riviste scientifiche. Di base, l’esercizio è liberatorio, ma anche irriverente, oltre che divertente: qui il tema è come attirare attenzione con un CV.
L’esperimento non è del tutto nuovo. Jeff Scardino, creativo con un passato in Ogilvy & Mather, un paio d’anni prima, testa il suo relevant resumé. Experience, education, di fianco a non-skills, missed honors, job failures, bad references. L’esperimento consiste nel rispondere a dieci annunci di lavoro nell’area di New York City con un doppio nome, proponendo un regular resumé e, in alternativa, un relevant resumé. Otto risposte, e cinque richieste di colloquio.

 

l'altra faccia del disco
Photo by Kostantinos Anderson on Unsplash

 

Ecco, questa è la mia b-side. E la scommessa è che funziona meglio della a-side, così com’è stato per Father and Son (il sette pollici di Cat Stevens era Moon Shadow, 1970) o Il Tempo di morire (dietro a Fiori rosa, fiori di pesco, 1970), Canzone di Marinella (dietro a Valzer per un amore, 1964), o Be Bop a Lula di Gene Vincent, che accompagnava Woman, 1956). Chi ci avrebbe scommesso?
Si tratta dunque di elencare qualche buon motivo per non essere assunto, svelando i limiti e i retroscena, sfidando il recruiter di turno, che di mestiere scandaglia l’overselling, su un terreno poco familiare – se è vero com’è vero che non posso avere una laurea, due master, parlare tre lingue perfettamente e una solida esperienza professionale a venticinque anni… che poi spesso è cosa cercano le aziende, ahimè, ma questo è un inciso che ci porterebbe molto lontano).
Per essere, per una volta, carnefice, o un po’ meno vittima – se preferite – di uno schema, di uno stereotipo che tutto sommato ci normalizza: il CV.

 

sguardo fisso oltre le apparenze
Graffiti from Newtown Johannesburg tour in 2013. Love Jozi. Proudly South African – on Unsplash

 

L’EFFETTO SARICK
Adam Grant. Un curriculum di trentadue pagine. CNBC ci fa un breve spot: why you should keep a resume of failures. Per raccontare un rifiuto, agli albori, poi diventato qualcosa di molto simile a una rivelazione. Del resto, non è la prima volta che il pluri-quotato professore si cimenta con una lezione sul potere della b-side.
Leslie Sarick è un social scientist. A lui è attribuito il Sarick Effect. Leslie Sarick non esiste. Un pretesto, per spiegare nell’illustre Originals (How Non-Conformists Move The World) la storia di Babble e dei coniugi Griscom, alle prese con una presentazione ai venture capitalist di un blog che racconta le vicissitudini di due genitori stanchi delle solite solfe zeppe di advertising e senza densità alcuna. Primo incontro.

Vi racconto cinque buoni motivi per non investire in Babble.

 

Oltre 3 milioni di dollari. Secondo incontro, alla Disney, superati gli scrupoli della start up.

Ecco perché non dovreste comprare Babble.

 

40 milioni di dollari. L’idea stuzzica: sfondare lo scetticismo di un investitore portando l’interlocutore su un piano diverso, ben oltre la ricerca del perché non può funzionare. Grant svela almeno quattro ragioni per supportare la teoria.

 

  1. Sono fragile, questi sono i miei limiti. La sincerità disarma chi tipicamente entra in stato di allerta per evitare di essere fregato. Cambia il clima. Mr. Babble riflette: l’interlocutore si rilassa.
  2. Sono fragile, questi sono i miei difetti. L’ammissione rovescia il modello del giudizio. Cambia l’immagine che do di me. Mr. Babble racconta: se mi critico, sono un manager competente.
  3. Se ammetto i problemi, genero fiducia. Umiltà, nessuna presunzione, sono ostacoli che devo ancora superare. Svelandoli, entro in sintonia con chi deve credere in me.
  4. Le prime cose che ci passano per la testa sono comunque le cose più importanti. Si chiama bias di Schwarz, o euristica della disponibilità. Mr. Babble, anticipando i difetti, rende più difficile la riflessione del detrattore. Troppo contorto il ragionamento, troppa fatica, meglio concentrarsi sugli ostacoli, sui problemi, sui difetti evidenti.

 

LA SUGGESTIONE
E se a sbagliare fosse invece il venture capitalist?
Bessemer ha cinquant’anni di storia alle spalle e una mission dirompente: to help founders push the limits of what’s possible. I numeri li lasciamo alle fonti accreditate, gli errori stanno tutti nell’anti-portfolio. Piacevole. Suggestivo. Dirompente.

 

 

non aver paura di mostrare le tue ferite
Photo by Brook Anderson on Unsplash

 

TAKE AWAY
A proposito di buoni propositi. La lista è ancora in bozza, aggiungerei volentieri un mostrare le ferite con orgoglio. L’obiettivo è triplice:

  1. Capire cosa è successo e provare a capire come è successo, con gusto, ironia e divertimento.
  2. Rimarginare velocemente – l’incipit della resilienza.
  3. Riflettere su cosa significa saper fallire.

 

 

Giancarlo Currò

Giancarlo Currò

Siciliano, naturalizzato a Roma. Due figli, ama leggere, ascolta tanta musica, cucina benissimo. Odia la fuffa, le mani lisce, le strade asfaltate. Si è occupato, si occupa, si occuperà di comunicazione, di marketing, di scrittura efficace. E poi c’è l’Enel, la grande azienda per cui oggi lavora. Adora scrivere qualunque cosa, in qualsiasi momento, su qualsiasi pezzo di carta.
Giancarlo Currò

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Cover Photo by Daniel Watson on Unsplash