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In quali circostanze gli emoji migliorano la comunicazione?

Come ritrovare l'empatia e superare le barriere linguistiche con gli emoji.

Quora in pillole, Rubriche di Valentina Tosi

10 gennaio 2019

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La domanda di oggi: in quali circostanze gli emoji migliorano la comunicazione?

Risposta di Viviana G. Leveghi, creative director copywriter e listener in area cognitivo-comportamentale e blogger su Quora.it

 

 shakespeare nel 2019 i grandi classici e le emoticon

 

Il primo emoji è stato creato tra il 1998 e il 1999; da allora le faccine che facilitano i nostri messaggi sono diventate parte integrante delle chat.

Gli emoji sono una scorciatoia nella comunicazione perché eliminano tutto il rumore di fondo proveniente dall’interpretazione della parola.

Il messaggio sposta l’oggetto dalla comunicazione, intesa come mezzo, e lo trasforma in un simbolo emotivo che può essere attribuito al mittente o al ricevente.

Accorciano i messaggi ed esprimono un sentimento che a parole sarebbe stato più difficile da spiegare.
Un secondo aspetto da non sottovalutare è la possibilità di andare oltre i canoni classici della comunicazione, che solitamente finisce nei bidoni B2B (business to business) o B2C (business to consumer).

Un corretto utilizzo del parco semiotico emoji però permette di arrivare alla comunicazione 2018, quella H2H (human to human) nella quale personalmente credo molto.

L’anno scorso ho condotto un esperimento con una campagna social non sponsorizzata per vedere quali risultati avrebbe portato. Il tutto era una piccola scommessa, perché il linguaggio era “consumer”, mentre il pubblico era “trade”.
Per facilitare la comprensione a un target più alto in termini di età e più basso come indice di digitalizzazione, ho aggiunto poi un testo al post…

Oh no! È arrivato il caldo e non ti vedi bene? XXX è la linea drenante che ti farà sentire più leggera per affrontare al meglio la prova costume.

campagna social non sponsorizzata emoticon e emoji

 

Il risultato è andato oltre ogni aspettativa: visualizzazioni, condivisioni, conversioni e tanto altro.
Ci tengo a sottolineare che ho trattato questo piccolo esperimento semplicemente come un test per sondare le possibilità e i limiti nell’uso delle emoji in un contesto diverso da quello della messaggistica. Ho cercato di mantenere un approccio professionale nella mia ricerca, senza lasciarmi condizionare dal paradigma bello/brutto/intelligente/stupido, e sono approdata a questo!

Devo anche ammettere che ho acquistato una copia di Yolo Juliet. E sì, naturalmente un sacco di amici hanno smesso di rivolgermi la parola.
Ma chi sono io per giudicare un libro dalla copertina? Con mia grande sorpresa ho scoperto che i volumi della collana OMG Shakespeare non si limitano a sostituire parole con emoji esclusivamente quando si presenta una sovrapposizione semantica o legata al suono: bensì l’intera narrazione è stata modificata adattandola al linguaggio dei social media.

 

omg shakespeare i grandi classici e le emoticon

 

Una corrente della sociolinguistica suggerisce che possa nascere, se non già esistere, una vera e propria lingua emoji, la quale a sua volta condividerebbe degli elementi comuni alle lingue pidgin.

Gli idiomi pidgin nascono quando due o più gruppi di persone, non parlanti la stessa lingua, si trovano a dover trovare un modo efficace per comunicare, con la premessa che le due comunità non conoscano una lingua “franca” esterna ai gruppi e, dunque, neutrale.

Un esempio non felicissimo di lingua pidgin è la lingua degli schiavi nelle piantagioni: provenienti dall’Africa ma parlanti lingue diverse. Questi ultimi si trovarono in un contesto nel quale comunicare attraverso una lingua comune rappresentava la sopravvivenza ma al contempo la più grande sfida.

Una lingua pidgin è solitamente priva di sfumature e complicazioni sintattiche, ovviamente viene ricondotta ad un linguaggio colloquiale ed è generalmente priva di formalità.

È proprio questo ventaglio di caratteristiche a portare gli emoji verso una specie di protolingua universale, un esperanto basato sull’empatia umana e la capacità delle persone di leggere e interpretare le emozioni.

Insomma, la mia opinione è che gli emoji, applicati nel modo corretto e nel giusto contesto, siano al contempo in grado di superare barriere e di migliorare la comunicazione, con un valore aggiunto restituito ad una pura ed istintiva emozione. 

Valentina Tosi

Valentina Tosi

Vive a Mountain View (California) dove riveste il ruolo di Head of Community Relations per l’Italia, in Quora. Valentina si è unita all’azienda nell’aprile del 2017 e si è occupata del lancio di Quora in Italiano, dopo aver lavorato a Google come Territory Manager per l’America Latina. Da quando si è trasferita in Silicon Valley, nel 2011, ha rivestito ruoli simili in altre aziende hi-tech. In precedenza ha vissuto a Barcellona, dove ricopriva il ruolo di Country Manager in una start-up del settore software as a service. Laureata in Lingue e Cultura per l’Impresa all’Università di Urbino, è nata e cresciuta a Gatteo Mare, in Romagna.
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