Storie sulla comunicazione e quello che ci circonda.

 

Newsletter

Non gestite il tempo

Gestite le attività!

Comunicazione di Enrico Cogno

22 gennaio 2019

Anni fa mi sono iscritto a un corso di formazione, nonostante avesse un titolo sbagliato: La gestione del tempo.

Quando feci notare al formatore che il titolo era scorretto questi s’irritò moltissimo: “Cos’ha di sbagliato?” urlò.
“Non è il tempo che deve essere gestito” chiarii.

Il tempo non si può gestire, come non si può arrestare. Sono le attività che devono essere gestite, eliminando gli sprechi di tempo, quelli che i giapponesi chiamano “muda”.

“Cosa sono queste robe?”
“Ad esempio l’incapacità di fare sintesi, la ripetizioni degli errori, le continue interruzioni, il prendere in esame le cose più volte anziché farle subito (e bene) la prima volta. Fare una seconda telefonata perché ci si è dimenticati di dire nella prima una cosa importante, visto che non ci eravamo appuntati, prima di telefonare, le cose da comunicare.”

Applicare la delega al contrario, come quelli che dicono al collaboratore che arriva con un problema Lascialo qui, lo vedo dopo anziché mettere sulla porta un cartello che impone di entrare solo se si hanno tre soluzioni per il problema che viene presentato.

 

Il tempo - Rene Magritte - Composizione con orologio, cielo e foresta
Rene Magritte – Composizione con orologio, cielo e foresta

 

Come si può immaginare entrammo in rotta di collisione. Quando lui precisò che erano esattamente le cose che intendeva insegnare sotto al titolo Gestione del tempo, lasciai il corso e andai a lavorare, visto che era la cosa più utile da fare in quel caso.

Altra cosa che mi ha sempre infastidito è la frase tipica di quelli che non mettono in pratica nessuno dei punti indicati sopra e se la prendono con gli orologi: “Il tempo è tiranno” è la loro frase preferita.

Le lancette girano per tutti in modo uguale. Ogni persona ha lo stesso tempo che ogni giorno hanno avuto Leonardo, Michelangelo, Newton, Einstein, Fermi e tanti altri geni.

Gli orologi non sono né tiranni né benevoli: sono strumenti di misura. Ma, chi non sa gestire le attività, non ammette che è solo colpa sua se non riesce a utilizzare al meglio questa democratica risorsa comune a tutti gli esseri umani.

Il vero unico guaio è che il tempo scorre inarrestabilmente.

 

il tempo, Salvador Dalì la persistenza della memoria
Salvador Dalí – La disintegrazione della persistenza della memoria

 

Ricordo che un giorno, in una tv statunitense, vidi la ripresa di un processo: una testimone (una di quelle signore delle quali si dice “Si capiva che era stata bella”), tutta agghindata a festa per l’occasione, si accomodò al banco. Il giudice le chiese il nome: “Mary Terrybrown” rispose pronta.

“La sua età, signora”, continuò il giudice. Il volto di Mrs. Terrybrown si contrasse. Avrebbe voluto rispondere: “Screanzato, non si chiede l’età a una signora” ma si trattenne per paura di essere incriminata per offesa alla corte.

Si chiuse in un duro riserbo. Dopo un paio di minuti d’imbarazzo nell’aula, il giudice sibilò: “Mrs. Terrybrown, le ricordo che ogni minuto che passa PEGGIORA il problema.”

È vero. Ogni minuto che passa peggiora la situazione di tutti. Solo che da giovani, con tutta la vita davanti, non ci pensa nessuno. Sappiamo di essere, tutti, prodotti in scadenza, come il latte e la carne, ma mentre, per le merci, la scadenza è indicata per legge in modo chiaro e leggibile, la nostra data di scadenza è sconosciuta. Poi, non si sa neanche quando arriva la terza età.

Quando si scopre che siamo diventati anziani è già tardi per dolersene e ogni minuto che passa… Appunto.

 

gestire il tempo - Salvador Dalì - la persistenza della memoria
Salvador Dalí – La persistenza della memoria

 

L’età si è comunque allungata per tutti. Dai 44 anni di media della vita dei secoli scorsi siamo ormai tutti “diversamente giovani”.

Si è cioè in quel periodo in cui ti accorgi che i colpi della strega superano i colpi di fulmine.

 

Oggi il mercato è pieno di offerte di pannoloni, di montascale, di cellulari a grandi caratteri, di protesi uditive così piccole che se non stai attento ti vanno a finire dall’orecchio allo stomaco.

Vi sono, però, anche dei vantaggi: non si ricordano più un sacco di cose? Meglio, così tutto è nuovo. Quando ti guardi allo specchio, dal momento che la vista si è affievolita, ti congratuli con te stesso: “Beh, non sono per niente cambiato”.

Sino a che un giorno, al compleanno, scopri che le candeline sono talmente tante che anziché soffiarle la gente, d’inverno, ci si scalda le mani.

Enrico Cogno

Enrico Cogno

ENRICO COGNO (Torino, 28 aprile 1937), sociologo, giornalista, formatore, risiede a Roma dal 1966. È stato responsabile della comunicazione di gruppi internazionali e formatore presso le maggiori organizzazioni del settore (vedi i dettagli su: www.enricocogno.it).
Attualmente è: docente presso la LUISS per l’Executive MBA; docente dell’area Creatività e Comunicazione Pubblicitaria (Facoltà di Scienze della Comunicazione) presso UTIU – Università Telematica Internazionale UniNettuno; Membro della Faculty di CONSEL (Gruppo ELIS); Direttore del Master in Communication Management del Centrostudi Giornalismo e Comunicazione; Direttore Responsabile di LUXORY, periodico dell’eccellenza del Made in Italy.
È stato vice presidente della FERPI (Federazione Italiana Relazioni Pubbliche) ed è consulente e formatore dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Roma.
Enrico Cogno

Latest posts by Enrico Cogno (see all)

 

 

Cover:  Orologio molle – Salvador Dalí