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Gillette, il meglio dell’advertising

Con il nuovo spot Gillette mostra il meglio di un uomo (ma anche dell'advertising).

Comunicazione di Mariangela Ferro

25 gennaio 2019

Che il meglio di un uomo non sia il rasoio l’ho sempre saputo, anche perché quanto fascino acquista con la barba?! Ma Gillette, il noto marchio di rasoi per uomo, ha deciso di approfondire l’argomento e chiedersi in questo preciso momento storico in cosa consista questo meglio.

Lo ha fatto con uno spot che ha scatenato il web tra sostenitori e oppositori.

 

 

Rispetto, educazione, empatia e solidarietà.

 

Sono i valori che emergono da questo spot in cui vengono ritratte scene di bullismo, molestie e l’indifferenza consueta con cui siamo abituati a percepirle, con in sottofondo notiziari che parlano del movimento #metoo.

Gli ingredienti perfetti per scatenare un putiferio mediatico tra l’invocazione alla santità da parte di alcuni (per aver finalmente raccontato che l’uomo non è solo bicipiti e rasoi) e la condanna da parte di altri (perché cos’è ‘sta storia della sensibilità, l’uomo è birra, rutti e pacche sul culo).

Non posso che complimentarmi con Gillette per aver partorito questa lucidissima campagna di advertising che potesse attirare l’indistinta l’attenzione di tutti, su temi attualmente caldissimi. Sta decisamente funzionando.

Però… Perché lo sapete che un “però” arriva sempre, che imbroglio.
Cavalcare l’onda del femminismo per pubblicizzare rasoi da uomo: sul serio? Parlare di rispetto a scopi commerciali sembra svilente solo a me? Che gran paraventi quelli della Gillette che passano da quel figo di Antoine Griezmann, calciatore dell’Atletico Madrid, stereotipo del perfetto champion du Monde che gioca a calcio e si rade la barba, ai diritti delle donne e alle molestie sul lavoro.

Personalmente sono abbastanza seccata da questa inutile sovraesposizione di argomenti così delicati come quello della molestia sulle donne, che a furia di parlarne troppo, male e in contesti sbagliati perdono completamente di valore, diventano un gioco, una barzelletta, il pretesto per uno spot acchiappa like.

C’è l’informazione, e poi la pubblicità che serve a vendere, non a fare informazione; ogni tanto le due cose possono viaggiare sugli stessi binari, ma spero capiate che non è un percorso reale.

 

P.S. Escludendo il “però”, alla fine lo spot mi è piaciuto… Ma continuate a non radervi, ve ne prego!

Mariangela Ferro

Dopo qualche anno trascorso tra comunicazione e formazione approda nel mondo della moda.
Le piace mangiare, guardare città e scrivere.È polemica ma anche accidiosa perciò trova quasi sempre un equilibrio; ma ci tiene a sottolineare il “quasi”.

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