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Diamante: le nanotecnologie preziose per la salute

Una startup femminile dal nome semplice e dalla mission ambiziosa: utilizzare le nanotecnologie per la diagnosi di malattie autoimmuni.

Rubriche, Vite a colori di Sarah Cantavalle

6 febbraio 2019

Diamante è una startup che opera nel settore delle biotecnologie. Il suo nome semplice è in realtà l’acronimo di una mission molto ambiziosa: utilizzare le nanotecnologie per la diagnosi di malattie autoimmuni.

L’idea risale al 2015, quando Linda Avesani, ricercatrice dell’Università di Verona, vince un bando indetto dal MIUR per l’applicazione di biotecnologie all’ambito diagnostico. Linda coinvolge nel progetto Roberta Zampieri, all’epoca dottoranda in Biotecnologie Agroalimentari, e insieme si concentrano sull’impiego di virus vegetali per l’identificazione di malattie autoimmuni.

 

Diamante biotech

 

Nasce così Pi-greek, un kit diagnostico per la Sindrome di Sjögren, una malattia caratterizzata dall’autodistruzione delle ghiandole lacrimali e salivari.

Destinato ai laboratori di analisi e agli ospedali di tutto il mondo, Pi-greek permette, attraverso un semplice esame del sangue, di accorciare drasticamente i tempi previsti per la diagnosi definitiva della malattia, che mediamente si aggirano intorno ai 4 anni.

Quando capiscono le potenzialità dei nanomateriali prodotti da virus vegetali modificati, Roberta e Linda coinvolgono Valentina Garonzi, fresca di laurea e Master in Economia, nella creazione di una startup e nella partecipazione ad alcune business competition, con l’obiettivo di finanziare la loro idea imprenditoriale. Si aggiudicano diversi premi e con i fondi ricevuti decidono di acquistare i primi macchinari e approfondire le attività di ricerca.

 

Il team di Diamante

 

Valentina, puoi spiegarci, con parole semplicissime, come funziona il vostro lavoro?
La principale finalità della nostra impresa è lo sviluppo di nuovi strumenti per la diagnosi di malattie autoimmuni.

Utilizziamo le piante per produrre delle nanoparticelle basate su virus vegetali modificati, utilizzabili in ambiti diversi: dalla diagnostica all’ambito terapeutico, fino alla patologia vegetale.

 

Diamante è un’azienda dove il management è prevalentemente femminile. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del lavorare tra donne?
Non ho mai riscontrato particolari difficoltà, perché grazie a ruoli e competenze diverse io e le mie colleghe riusciamo a relazionarci bene, lavorando in sinergia al progetto.

 

Photo by Shane Rounce on Unsplash

 

In Italia la carriera in ambiti tecnico-scientifici, a causa di vecchi retaggi culturali, è ancora riservata soprattutto agli uomini. In che modo è possibile, secondo te, invertire la tendenza?
Nel settore delle biotecnologie qui a Verona non ho mai percepito questa differenza, anche se il discorso cambia quando parliamo di realtà imprenditoriali in ambito biotech, dove la componente femminile è molto ristretta.

Più che altro, all’inizio abbiamo avvertito una certa diffidenza nei confronti della nostra giovane età, spesso associata alla mancanza di esperienza.

Io credo che l’unico modo per superare questi pregiudizi sia dimostrare un livello di preparazione eccellente in ambito scientifico.

 

Come riuscite a trovare il giusto bilanciamento tra gli obiettivi della ricerca scientifica e quelli del vostro progetto imprenditoriale?
Grazie agli spazi messi a disposizione dall’Università di Verona, siamo sempre a contatto con altri ricercatori, e questo ci permette di avere una visione più ampia di ciò che accade nel settore della ricerca. Tuttavia, le procedure interne che abbiamo stabilito – riunioni, timing delle attività, suddivisione dei ruoli – ci consentono di continuare a perseguire i nostri obiettivi imprenditoriali. Mentre Linda continua a occuparsi della ricerca, io e Roberta ci dedichiamo allo sviluppo del progetto, supportate da altre sei persone del nostro team.

 

Diamante Tech

 

Qual è stata, secondo te, la chiave del successo di Diamante?
Siamo un team molto unito e abbiamo una visione comune chiara, guidata da un obiettivo preciso…

Dare vita a una realtà che può creare diversi posti di lavoro per i ricercatori italiani, una figura professionale poco supportata a livello nazionale.

Il progetto però non andrebbe avanti senza l’impegno costante e la passione per il nostro lavoro.

 

I vostri piani per il futuro?
Stiamo lavorando per trovare nuove applicazioni diagnostiche e terapeutiche di questa tecnologia, che ci permettano di migliorare l’analisi e il trattamento di altre malattie.

 

Valentina, diventare CEO a 28 anni non dev’essere stato facile. Come ci sei riuscita?
All’inizio non è stato semplice, ho dovuto inventarmi tutto da zero, capire da sola le varie procedure; purtroppo operiamo in una nazione, l’Italia, che supporta davvero poco le nuove realtà imprenditoriali. Nel primo periodo poi abbiamo avuto difficoltà nel reperire i fondi per finanziare l’acquisto di macchinari e la nostra attività di ricerca.

La soluzione è stata costruirmi un network di persone fidate competenti e disponibili a condividere le loro conoscenze, grazie alla quali sono riuscita a far crescere il nostro progetto imprenditoriale.

 

 

DIAMANTE Srl
Sito web
info@diamante.tech

 

Sarah Cantavalle

Sarah Cantavalle

Copywriter freelance da 2 anni e nel mondo della comunicazione da 10, Sarah ama costruire nuovi mondi attraverso la parola scritta.
Sarah Cantavalle

“Vite a colori” è un viaggio alla scoperta delle diverse tonalità e sfumature dell’imprenditoria femminile, ascoltando i racconti di donne che hanno scelto di dipingere le loro vite di colori nuovi.