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Felice Hina Matsuri (la Festa delle Bambine)!

Il tre marzo, in Giappone, si celebra il "Festival delle Bambole".

Arte di Miriam Bendìa

3 marzo 2019

Attraverso le bambole passa tutta una tradizione di artigianato e tessuti pregiati che, in Giappone, veicola anche l’identità geografica: a seconda della regione di provenienza si possono notare le differenze nella fattura delle doll.

 

 

Le bambole pervadono la vita quotidiana dei giapponesi rappresentandone abitudini, aspirazioni e valori, per questo sono a tutti gli effetti una chiave di accesso antropologicamente interessante della loro Weltanschauung (visione del mondo).

Bambola si dice ningyō, dall’unione di nin – essere umano/persona e gyo – forma. Letteralmente: (oggetto) di forma umana.

Per ogni tipologia di bambola esiste un parola specifica che la descrive, nel suo modo di essere e in quello che sta facendo. Doll legate alle varie forme di teatro, ningyō imperiali, bambole che raffigurano i giochi dei bambini, ningyō che gattonano… Per ogni doll c’è una categoria in cui inserirla.

 

 

Tra le più interessanti ci sono quelle per la Festa delle Bambine (3 marzo) e quelle per la Festa dei Bambini (5 maggio), nelle quali si riversano tutti gli stereotipi tipici di queste differenziazioni classiche.

Akari o tsukemashou bonbori ni
明かりをつけましょう ぼんぼりに
Ohana o agemashou momo no hana
お花をあげましょう 桃の花
Go-nin bayashi no fue taiko
五人ばやしの 笛太鼓
Kyo wa tanoshii Hinamatsuri
今日は楽しいひな祭り

Accendiamo le lanterne
Sistemiamo i fiori di pesco
I cinque musicisti di corte stanno suonando flauti e tamburi
Oggi è il gioioso Festival delle Bambole!

 

Il Nagashi-bina fotografato da Masaaki Moriuchi
Il Nagashi-bina fotografato da Masaaki Moriuchi

 

Il tre marzo si tiene il Festival delle Bambole: Hina Matsuri 「雛祭り」.

La sua origine è da cercare in un’antica pratica cinese per mezzo della quale la malattia del corpo e la sfortuna vengono trasferite a una bambola e allora si possono rimuovere gettando la bambola in un fiume che la porterà al mare.

La festa risale all’epoca Heian (794 -1192), quando si celebrava il terzo giorno del terzo mese nel calendario lunare (corrispondente all’attuale aprile).
In quel tempo era appunto usanza festeggiare la primavera fabbricando bambole di carta e paglia sulle quali trasferire, con una cerimonia magica, malattie e sventure che avrebbero potuto affliggere la famiglia.

Era la hina-nagashi (bambola galleggiante).

 

Esse venivano poi gettate in un fiume eseguendo riti esorcistici.

Ma nel dodicesimo secolo la nobiltà trasformò la festa in un’esibizione di bambole, riccamente abbigliate con i costumi della corte imperiale, quale augurio di vita prospera e di un felice matrimonio.
Dopo il diciassettesimo secolo l’usanza si diffuse in tutte le classi sociali e con l’adozione del calendario gregoriano la festa, oggi, ricorre il tre marzo.

In questo giorno è tradizione pregare per la crescita e la felicità delle bambine.

 

È chiamato anche Festival dei fiori di pesco, Momo no sekku, in quanto cadeva appunto nella stagione della loro fioritura sul vecchio calendario lunare. Il cinque maggio invece è il Odomo no hi, il Giorno dei Bambini. Mentre il giorno dei bambini è una festa nazionale, lo Hina Matsuri non lo è.

 

 

Ad esempio, a Kyōto, lo Shimogano-jinja (facente parte del tempio Kamo con il Kamigamo-jinja) celebra il Nagashi-bina (chiamato anche hina-okuri) lasciando navigare dolcemente queste bambole nei fiumi Kamo e Takano e pregando per le bambine.

Le piccole barche vengono poi recuperate e riportate indietro, non appena gli ignari spettatori si allontanano. Ma è necessario per evitare che finiscano nelle reti dei pescatori, provocando gravi danni.

Le bambole vengono quindi bruciate nel tempio, per completare e rendere efficace il rito.

 

Il Nagashi-bina fotografato da Masaaki Moriuchi
Il Nagashi-bina fotografato da Masaaki Moriuchi

 

Il hina-ningyō 「雛人形」 è costruito, solitamente, come un altare con sette gradini (hinadan) e un basamento, tutti ricoperti da una morbida moquette rossa (mousen).
La scena rappresentata ritrae il matrimonio dell’Imperatore e dell’Imperatrice: le bambole simboleggiano dunque la famiglia imperiale e il suo seguito all’epoca Heian.
Oggi si trovano vari tipi di decorazioni, anche di dimensioni ridotte per gli appartamenti meno spaziosi, ma la versione tradizionale ha sette gradini e quindici bambole in legno, delicatamente laccate sul volto e sulle mani, vestite con gli antichi costumi giapponesi in seta e broccato.

 

La Maiko Ayano 彩乃 fotografata da Onihide davanti le bambole per lo Hina Matsuri
La Maiko Ayano 彩乃 fotografata da Onihide davanti le bambole per lo Hina Matsuri

 

Sul ripiano più alto c’è la famiglia imperiale. L’imperatore (O-bina) ha in mano uno scettro rituale e l’imperatrice (Me-bina) un ventaglio. Spesso sono chiamati anche Odairi-sama e Oshina-sama in maniera erronea. Dairi era la corte imperiale di Kyōto.

Ecco quindi l’origine di questa emoji: 🎎.

 

Nell’est del Giappone, l’imperatore viene messo a sinistra (guardandolo di fronte quindi alla tua destra). Invece nell’ovest del Giappone si usa al contrario. Attualmente lo stile dell’ovest è il più usato. Dietro alle bambole solitamente viene posto un paravento dorato e alcune rappresentazioni di alberi giapponesi.

Davanti all’imperatore e all’imperatrice due piccoli vassoi laccati a forma di tavolino e, ai loro lati, si trovano due lampade chiamate bonbori. I matrimoni infatti venivano celebrati di sera quindi occorrevano delle luci. Tra loro invece ci sono due vasetti di rami di pesco (kuchibana) che tradizionalmente impersonano la purificazione. Non a caso il pesco si usa spesso come ingrediente per il sapone delle mani.

 

La Maiko Ayano 彩乃 fotografata da Onihide davanti le bambole per lo Hina Matsuri
La Maiko Ayano 彩乃 fotografata da Onihide davanti le bambole per lo Hina Matsuri

 

Nel secondo gradino ci sono le tre dame di corte (san-nin kanjo): non erano soltanto delle ancelle ma le donne in carriera dell’epoca capaci di comporre poesie, esibirsi con vari strumenti musicali e coordinare gli eventi mondani. Portano il sake: due sono in piedi mentre quella al centro è seduta e ha i denti dipinti di nero (poiché è sposata). Chi lavora per l’imperatore inoltre può dipingere due puntini neri sopra le sopracciglia come simbolo distintivo del proprio grado.

Cinque musicisti (gonin bayashi), disposti sul terzo gradino, suonano antichi strumenti: i figli minorenni degli aristocratici. Se i loro talenti venissero riconosciuti, potrebbero ricevere la carica nella corte imperiale. In mano hanno: un taiko (tamburo piccolo), un otsuzumi (tamburo grande), un kotsuzumi (tamburello a mano) e un yokobue (flauto). Il cantante è in piedi e ha un ventaglio pieghevole.

 

La Maiko Ayano 彩乃 fotografata da Onihide davanti le bambole per lo Hina Matsuri
La Maiko Ayano 彩乃 fotografata da Onihide davanti le bambole per lo Hina Matsuri

 

Al quarto gradino, ci sono due ministri (daijin). Il Ministro di sinistra (Udaijin) e il Ministro di destra (Sadaijin). Il Ministro di destra (sulla sinistra guardando dal lato dell’imperatore) è più anziano e viene rappresentato con la barba, in quanto la sinistra veniva considerata superiore nella cultura della corte imperiale. Tutti e due con una spada e un arco, vengono loro offerti degli Hishi mochi. Ai lati delle figure sono quindi poste delle ciotole e delle piccole alzate su cui si appoggiano i dolci. Dietro a queste bambole si pongono un albero di mandarini (a destra) e uno di ciliegi in fiore (a sinistra).

Al quinto gradino troviamo gli Jityo (servitori): sono i governanti del palazzo, i tre aiutanti protettori della famiglia imperiale. Ognuno porta una spazzola, una paletta e un rastrello (gli attrezzi per la manutenzione), ritratti come allegri bevitori. Sono chiamati anche i Sannin Jyogo, appaiono vestiti molto semplicemente e hanno un’espressione di pianto, riso e rabbia.

Sesto e settimo gradino: gli utensili. Al sesto vari oggetti usati nel palazzo imperiale: cassettiere, specchiere, cesti per riporre i kimono, set da cucito, accessori per la cerimonia del tè e braceri. Ci sono inoltre piccole parti di mobilia e altri oggetti graziosi. Al settimo gli oggetti usati al di fuori del palazzo: jubako o le scatole laccate che servono per portare il bento (ad esempio in occasione dell’hanami), carri e palanchini (mezzi di trasporto per la nobiltà) e i carretti dei fiori.

L’altare è decorato con vari rami di pesco fioriti, simboleggianti la dolcezza e la grazia femminili.

 

In ogni casa giapponese in cui ci sia una figlia femmina, la famiglia espone le bambole per l’Hina Matsuri nei giorni precedenti il 3 marzo per portare fortuna e benessere alla bimba e auspicare un buon matrimonio.

 

La Maiko Ayano 彩乃 fotografata da Onihide davanti le bambole per lo Hina Matsuri
La Maiko Ayano 彩乃 fotografata da Onihide davanti le bambole per lo Hina Matsuri

 

Le mamme però si affrettano sempre a mettere via il hina-ningyō, il 3 sera!

Secondo una superstizione se non lo mettete via presto, e lo tenete esposto oltre il tre marzo, porterà sfortuna a vostra figlia che si sposerà molto tardi o non si sposerà.

Il hina-ningyō di solito è lo stesso che la nonna ha donato alla madre, viene tramandato di generazione in generazione.

A scuola le ragazze vengono festeggiate e lo stesso fanno i genitori, invitando a casa gli amici.

La mamma prepara, ogni anno, speciali Hishi mochi 「菱餅」 per la figlia: tre strati di mochi, uno verde, uno bianco e uno rosa a partire dal basso. Il verde simboleggia la terra dove cresce l’erba. Il bianco è la neve e il rosa richiama il colore dei fiori del pesco.

I tre strati di Hishi mochi rappresentano la natura all’inizio della primavera quando comincia a crescere l’erba verde, sotto la neve bianca, e i germogli di pesco appaiono sulla terra. Viene tagliato a forma di rombo e si serve con il lato verde rivolto verso il basso.

Agli ospiti viene inoltre offerto il sake bianco. È lo shirozake, ottenuto mischiando malto al sake. Ha un colore lattiginoso e un sapore dolce e viene preferito, in questa celebrazione, poiché è molto gradito alle fanciulle! È un tipo di bevanda di riso fermentato a cui vengono aggiunti koji e shōchū per ottenere un liquido bianco opaco e più denso del normale sake.

Tradizionalmente si mangia il Chirashizushi (sushi sparso): riso condito con aceto e zucchero, sormontato da pesce crudo e altri ingredienti che ricordano i colori della primavera. Di solito è a forma di torta intera, ma si possono preparare anche le monoporzioni, più comode e funzionali.

Al Chirashizushi si accompagna solitamente una zuppa chiamata Ushio-jiru: è a base di vongole o conchiglie e si servono anche le valve. Le due parti della conchiglia sono il simbolo dell’unità e della pace di coppia poiché coincidono perfettamente tra loro e nessun’altra valva può combaciare se non quella originale.

Poi ci sono gli Hina arare: cracker di riso glutinoso che possono essere dolci o salati a seconda della zona. Salati nella zona di Osaka e del Kansai, zuccherati a Tokyo e nel Kanto: per l’occasione sono prodotti nei colori tipici pastello primaverili. Incantevoli oltre che deliziosi!

Per chi volesse ammirarlo, l’Istituto Giapponese di Cultura, ogni 3 marzo, espone un sette gradini originale.

Tutte le bambole giapponesi, tranne le Bunrakoningyō che vengono animate nel teatro delle marionette, sono decorative: a nessun bambino è permesso giocarci, ma vengono esposte in bella mostra, dentro casa, in occasioni speciali o per la maggior parte dell’anno.

 

Il Nagashi Bina delle maiko Fukuteru e Fukunami, fotografate da Masaaki Moriuchi
Il Nagashi Bina delle maiko Fukuteru e Fukunami, fotografate da Masaaki Moriuchi

 

Anche le maiko, a volte, partecipano alla cerimonia del Nagashi-bina: si recano presso il tempio e lasciano scivolare nell’acqua del fiume piccole barche con sopra delle graziose bambole.

Quella bambola diviene, simbolicamente, la vittima di tutta la sfortuna che potrebbe colpirle in futuro e allontana da loro gli influssi negativi degli spiriti maligni.

 

Il Nagashi Bina delle maiko Fukuteru e Fukunami, fotografate da Masaaki Moriuchi
Il Nagashi Bina delle maiko Fukuteru e Fukunami, fotografate da Masaaki Moriuchi

 

È un rito molto suggestivo da ammirare e da vivere…

Ureshii Hina Matsuri (Felice Hina Matsuri)!

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

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Cover: la Maiko Ayano 彩乃 fotografata da Onihide davanti le bambole per lo Hina Matsuri